Due Indie: Gandhiji e l’India moderna – Johan Galtung

New Delhi 30 dicembre 2010

Signore e Signori, signor Presidente, signora Presidente,

Gandhi fu ucciso poco lontano dal luogo in cui ci troviamo, da un brahmino di Pune, Godse, e io, a quel tempo giovane diciassettenne norvegese, piansi al sentire la notizia. Era accaduto qualcosa d’inaudito. Ma non sapevo veramente perché piangessi e ne volevo sapere di più. Chi era Gandhi? Diventai così uno studioso del suo pensiero, ispirato, come assistente e co-autore, dal lavoro seminale del compianto Arne Næss, estraendo dalle opere e dalle parole di Gandhi l’etica politica della sua azione, come sistema normativo.(1)

Per me l’immagine dell’India che amo è quella di Gandhi. So benissimo che ci sono altre Indie. E Ashis Nandy mi ha aiutato a capire per quali ragioni il procedimento giudiziario contro Godse fu mantenuto segreto: perché le motivazioni che lo ispirarono erano, detto brevemente, che Gandhi costituiva un ostacolo a un’India moderna, con l’industrializzazione, le città in gran sviluppo, la crescita, il commercio, un forte esercito, l’insieme di tutto ciò.  Ben diverso dai villaggi del sarvodaya di Gandhi, auto-sufficienti, collegati da “circoli oceanici”, focalizzati sulla crescita spirituale anziché materiale. A loro volta molto simili all’immagine buddhista del sangha, a conferma dell’idea di Gandhi di poter essere stato effettivamente un buddhista; senza una gerarchia verticale di caste. Questi due ultimi punti, il nesso col buddhismo e il rifiuto delle caste, sono forse stati al centro delle motivazioni di Godse.

Questa idea di India moderna era anche quella di Nehru, con un tocco aggiuntivo socialista LSE (London School of Economics) di Harold Laski (economista inglese che ebbe una forte influenza sulla politica indiana e su Nehru in particolare, ndt). Nehru e Gandhi possono forse aver trovato qualche punto d’incontro nella teoria e nelle parole, sebbene non nella realtà, certamente non in quella sovietica, molto lontana dal mondo di Gandhi. Gandhi fu usato strumentalmente dal partito del Congresso per liberarsi dei britannici che predicavano contro le caste, e l’India divenne indipendente, con una partizione disastrosa prevalentemente causata da Lord Mountbatten, libera di entrare nella modernità, e di tenersi le caste. Il Partito del Congresso ebbe la sua torta, e  poté anche spartirsela.

Vedo quindi due Indie, di Gandhiji e della modernità, sapendo bene che ce ne sono altre ancora. Quale sia il Sé e quale la Contro-immagine non sta a me giudicare. Due civiltà indiane, con molto scontro e poco dialogo, con figure secondarie che eliminano il più grande figlio dell’India. Qualche tempo fa si potevano trovare libri su e perfino di Gandhi negli aeroporti; oggi si trovano libri di gestione aziendale. Un non-dialogo di due civiltà entro un paese, portato a questo punto da un non-indiano.

Milioni di persone sono state toccate dal genio del Gandhi che l’India moderna ha espulso, come l’India tradizionale fece un tempo con un altro genio, il Buddha. L’immagine dell’India all’estero è ancora ampiamente plasmata da Gandhi, un figlio di primo ministro vaisya, un avvocato formato in Inghilterra, che lottava come tanti con gl’impulsi del sesso e del cibo, trovando il suo brahmacharya. Temi molto indiani, questi, altrettanto o più indiani che l’attuale meccanismo di crescita americano prevalentemente per le caste superiori, con un’ineguaglianza crescente e la sofferenza di un terzo di tutti i morti per fame del mondo che  vivono in India, con suicidi di massa (14.000 causati dal “microcredito” in Andra Pradesh quest’anno), incarcerazione di Binayak Sen (attivista dei diritti civili, accusato di connivenza con il movimento naxalita-maoista, ndt), con cattive relazioni verso tutti i vicini ma legata a un impero globale decadente, quello anglo-americano, e un impero regionale in declino, Israele.

La struttura di classe indo-europea attribuisce ai brahmini la violenza culturale, ai kshatriya la violenza diretta, e ai vaisya la violenza strutturale, scatenandoli sulla gente comune: la violenza diretta con atti di commissione; la violenza strutturale che produce sofferenza indotta da atti d’omissione; il tutto giustificato dalla violenza culturale. Una tradizione di violenza diretta + l’essere in alto o in basso in una piramide di violenza strutturale + il derivare legittimità da un mandato divino o da quant’altro caratterizza i 4 paesi più bellicosi dell’ultimo millennio: USA, Israele, l’impero Ottomano (poi divorato dagli altri) e il Regno Unito. Bada ai tuoi amici, India; potrebbe esserci molta colpevolezza per cooperazione e associazione.

Ovviamente, Gandhiji sopravviverà alla pervertita modernità indiana, come latore dei suoi Quattro Principi: satyagraha-swaraj-swadeshi-sarvodaya; che offrono un approccio completo a una pace e uno sviluppo sostenibili.

Satyagraha: attenersi al Satya = trinità di Verità-Amore-Dio, la sua unità-degli-esseri-umani. Come fattualità, verità; come unità – compassione, amore, e come incarnazione del divino. Ahimsa, nonviolenza, riflette malamente tutto ciò, sicché Gandhi poco più di 100 anni fa coniò quel nuovo termine. Si ispirò a vasudaiva kuttumbakam = il mondo è la mia famiglia, molto indiano, ma non praticato da coloro che credono nei 700.000 soldati in Kashmir, nella brutalità poliziesca, e nell’uccisione dei Naxaliti con i droni.

Swaraj: il Sé dell’identità e il Potere-su di-Sé si uniscono nell’Auto-Governo. Gandhi lodava l’apertura, ma non l’essere scalzati dalle proprie radici. Manteniamoci radicati, ma approfondendo tale radicamento. Sviluppiamo il nostro sé, ma con uno spirito che comanda sull’ego, un concetto che va oltre qualunque cerimonia d’indipendenza con tanto di alza- e ammaina-bandiera. Alla quale Gandhi non partecipò; lui combatteva Lord Mountbatten e la sua contorta partizione che ebbe conseguenze devastanti.

Swadeshi: fare tutto da noi stessi, essere in grado di soddisfare i propri bisogni di cibo, riparo, abbigliamento. Il no ai tessili inglesi era un al khadi. Gandhi, contro Nehru, raccolse denaro per non danneggiare i mercanti di Bombay.

Sarvodaya: l’elevazione dei poveri, ispirata dal detto di Gandhi: ce n’è abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di ognuno.

Gandhiji per i bisogni, la modernità per l’avidità; Gandhi per l’autosufficienza locale, la modernità per il commercio illimitato; Gandhi per la strutturazione della propria identità, la modernità per l’americanizza-zione come neo-nirvana; Gandhi per la risoluzione nonviolenta dei conflitti, la modernità per polizia, apparato militare, guerra.

La modernità dell’India ha forse davanti a sé un atterraggio rovinoso, è quindi una gran benedizione avere Gandhiji come ancora di salvataggio. C’è gran spazio per il sia-sia. Ma al momento sia Delhi sia i naxaliti starebbero meglio con i Quattro principi di Gandhi piuttosto che con il terrorismo di stato e non.  BRIC [Brasile-Russia-India-Cina] vuol dire crescita; ma si tralasci la I aggiungendo la T come Turchia per un vicinato valido: BRCT.

Note:

(1) Per la mia versione di quel sistema si veda l’Appendice, tratta dal mio The Way is the goal ( Il percorso è la meta), Navajivan, Ahmdavad 1995 (ristampato sul retro della copertina di A Theory of Conflict,TRANSCEND University Press, 2010.

10.01.11 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Two Indias: Gandhiji and Modern India

http://www.transcend.org/tms/2011/01/two-indias-gandhiji-and-modern-india/

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Due Indie: Gandhiji e l’India moderna

Johan Galtung

New Delhi 30 dicembre 2010

Signore e Signori, signor Presidente, signora Presidente,

Gandhi fu ucciso poco lontano dal luogo in cui ci troviamo, da un brahmino di Pune, Godse, e io, a quel tempo giovane diciassettenne norvegese, piansi al sentire la notizia. Era accaduto qualcosa d’inaudito. Ma non sapevo veramente perché piangessi e ne volevo sapere di più. Chi era Gandhi? Diventai così uno studioso del suo pensiero, ispirato, come assistente e co-autore, dal lavoro seminale del compianto Arne Næss, estraendo dalle opere e dalle parole di Gandhi l’etica politica della sua azione, come sistema normativo.(1)

Per me l’immagine dell’India che amo è quella di Gandhi. So benissimo che ci sono altre Indie. E Ashis Nandy mi ha aiutato a capire per quali ragioni il procedimento giudiziario contro Godse fu mantenuto segreto: perché le motivazioni che lo ispirarono erano, detto brevemente, che Gandhi costituiva un ostacolo a un’India moderna, con l’industrializzazione, le città in gran sviluppo, la crescita, il commercio, un forte esercito, l’insieme di tutto ciò.  Ben diverso dai villaggi del sarvodaya di Gandhi, auto-sufficienti, collegati da “circoli oceanici”, focalizzati sulla crescita spirituale anziché materiale. A loro volta molto simili all’immagine buddhista del sangha, a conferma dell’idea di Gandhi di poter essere stato effettivamente un buddhista; senza una gerarchia verticale di caste. Questi due ultimi punti, il nesso col buddhismo e il rifiuto delle caste, sono forse stati al centro delle motivazioni di Godse.

Questa idea di India moderna era anche quella di Nehru, con un tocco aggiuntivo socialista LSE (London School of Economics) di Harold Laski (economista inglese che ebbe una forte influenza sulla politica indiana e su Nehru in particolare, ndt). Nehru e Gandhi possono forse aver trovato qualche punto d’incontro nella teoria e nelle parole, sebbene non nella realtà, certamente non in quella sovietica, molto lontana dal mondo di Gandhi. Gandhi fu usato strumentalmente dal partito del Congresso per liberarsi dei britannici che predicavano contro le caste, e l’India divenne indipendente, con una partizione disastrosa prevalentemente causata da Lord Mountbatten, libera di entrare nella modernità, e di tenersi le caste. Il Partito del Congresso ebbe la sua torta, e  poté anche spartirsela.

Vedo quindi due Indie, di Gandhiji e della modernità, sapendo bene che ce ne sono altre ancora. Quale sia il Sé e quale la Contro-immagine non sta a me giudicare. Due civiltà indiane, con molto scontro e poco dialogo, con figure secondarie che eliminano il più grande figlio dell’India. Qualche tempo fa si potevano trovare libri su e perfino di Gandhi negli aeroporti; oggi si trovano libri di gestione aziendale. Un non-dialogo di due civiltà entro un paese, portato a questo punto da un non-indiano.

Milioni di persone sono state toccate dal genio del Gandhi che l’India moderna ha espulso, come l’India tradizionale fece un tempo con un altro genio, il Buddha. L’immagine dell’India all’estero è ancora ampiamente plasmata da Gandhi, un figlio di primo ministro vaisya, un avvocato formato in Inghilterra, che lottava come tanti con gl’impulsi del sesso e del cibo, trovando il suo brahmacharya. Temi molto indiani, questi, altrettanto o più indiani che l’attuale meccanismo di crescita americano prevalentemente per le caste superiori, con un’ineguaglianza crescente e la sofferenza di un terzo di tutti i morti per fame del mondo che  vivono in India, con suicidi di massa (14.000 causati dal “microcredito” in Andra Pradesh quest’anno), incarcerazione di Binayak Sen (attivista dei diritti civili, accusato di connivenza con il movimento naxalita-maoista, ndt), con cattive relazioni verso tutti i vicini ma legata a un impero globale decadente, quello anglo-americano, e un impero regionale in declino, Israele.

La struttura di classe indo-europea attribuisce ai brahmini la violenza culturale, ai kshatriya la violenza diretta, e ai vaisya la violenza strutturale, scatenandoli sulla gente comune: la violenza diretta con atti di commissione; la violenza strutturale che produce sofferenza indotta da atti d’omissione; il tutto giustificato dalla violenza culturale. Una tradizione di violenza diretta + l’essere in alto o in basso in una piramide di violenza strutturale + il derivare legittimità da un mandato divino o da quant’altro caratterizza i 4 paesi più bellicosi dell’ultimo millennio: USA, Israele, l’impero Ottomano (poi divorato dagli altri) e il Regno Unito. Bada ai tuoi amici, India; potrebbe esserci molta colpevolezza per cooperazione e associazione.

Ovviamente, Gandhiji sopravviverà alla pervertita modernità indiana, come latore dei suoi Quattro Principi: satyagraha-swaraj-swadeshi-sarvodaya; che offrono un approccio completo a una pace e uno sviluppo sostenibili.

Satyagraha: attenersi al Satya = trinità di Verità-Amore-Dio, la sua unità-degli-esseri-umani. Come fattualità, verità; come unità – compassione, amore, e come incarnazione del divino. Ahimsa, nonviolenza, riflette malamente tutto ciò, sicché Gandhi poco più di 100 anni fa coniò quel nuovo termine. Si ispirò a vasudaiva kuttumbakam = il mondo è la mia famiglia, molto indiano, ma non praticato da coloro che credono nei 700.000 soldati in Kashmir, nella brutalità poliziesca, e nell’uccisione dei Naxaliti con i droni.

Swaraj: il Sé dell’identità e il Potere-su di-Sé si uniscono nell’Auto-Governo. Gandhi lodava l’apertura, ma non l’essere scalzati dalle proprie radici. Manteniamoci radicati, ma approfondendo tale radicamento. Sviluppiamo il nostro sé, ma con uno spirito che comanda sull’ego, un concetto che va oltre qualunque cerimonia d’indipendenza con tanto di alza- e ammaina-bandiera. Alla quale Gandhi non partecipò; lui combatteva Lord Mountbatten e la sua contorta partizione che ebbe conseguenze devastanti.

Swadeshi: fare tutto da noi stessi, essere in grado di soddisfare i propri bisogni di cibo, riparo, abbigliamento. Il no ai tessili inglesi era un al khadi. Gandhi, contro Nehru, raccolse denaro per non danneggiare i mercanti di Bombay.

Sarvodaya: l’elevazione dei poveri, ispirata dal detto di Gandhi: ce n’è abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di ognuno.

Gandhiji per i bisogni, la modernità per l’avidità; Gandhi per l’autosufficienza locale, la modernità per il commercio illimitato; Gandhi per la strutturazione della propria identità, la modernità per l’americanizza-zione come neo-nirvana; Gandhi per la risoluzione nonviolenta dei conflitti, la modernità per polizia, apparato militare, guerra.

La modernità dell’India ha forse davanti a sé un atterraggio rovinoso, è quindi una gran benedizione avere Gandhiji come ancora di salvataggio. C’è gran spazio per il sia-sia. Ma al momento sia Delhi sia i naxaliti starebbero meglio con i Quattro principi di Gandhi piuttosto che con il terrorismo di stato e non.              BRIC [Brasile-Russia-India-Cina] vuol dire crescita; ma si tralasci la I aggiungendo la T come Turchia per un vicinato valido: BRCT.

Note:

(1) Per la mia versione di quel sistema si veda l’Appendice, tratta dal mio The Way is the goal ( Il percorso è la meta), Navajivan, Ahmdavad 1995 (ristampato sul retro della copertina di A Theory of Conflict,TRANSCEND University Press, 2010.

10.01.11 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Two Indias: Gandhiji and Modern India

http://www.transcend.org/tms/2011/01/two-indias-gandhiji-and-modern-india/

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