È il figlio che si fa interprete del padre – Recensione di Cinzia Picchioni

E. Schmidt di Friedberg, Il caso Schmidt, da Berlino a Regina Coeli, Centro Studi Piemontesi, Torino 2010, pp. 120 (www.studipiemontesi.it)

Le ricerche, le trascrizioni, le stesure sono del figlio – Edmondo – ma le vicende riguardano il padre – Carlo Edoardo Schmidt – per ricordare la sua importante missione condotta per conto della FIAT nel febbraio 1944. Si era nella Roma occupata dai tedeschi e per quel che fece, Schmidt fu arrestato e rinchiuso a Regina Coeli (come recita il sottotitolo del libro «da Berlino a Regina Coeli»).

Un po’ come in «Schindler’s List» (il bellissimo film – tratto da una storia vera – di Steven Spielberg), il signore di cui si parla era un direttore FIAT, ma in realtà fungeva da intermediario tra l’azienda e le formazioni partigiane , che la Fiat sovvenzionava largamente anche tramite lui.

Un po’ di ricordi della prigionia, scritti di suo pugno dall’autore, un po’ di cronaca descritta dalla moglie (come sempre, dietro a un detenuto c’è tutto il resto della sua vita e della sua famiglia «rinchiuso» assieme a lui, anche se non nello stesso posto fisico).

C’è anche un bel po’ di storia, per esempio a p. 74 un elenco di eventi con le loro date ci permette di inquadrare storicamente le vicende che incontriamo nelle pagine del libro, narrate come in un diario. C’è poi il capitolo «Documentazione» (p. 69), con elenchi, pezzetti di carta, liste provenienti da Regina Coeli e fotografie tra cui quella del bicchiere usato dallo Schmidt durante la sua prigionia, ma soprattutto con le istruzioni per «Come procurarsi un bicchiere in carcere?». Bellissimo!

L’arte cinematografica scorre in queste pagine anche per un’altra vicenda: il film «Roma città aperta» è ispirato all’eroica vicenda di don Giuseppe Morosini, rinchiuso a Regina Coeli nello stesso periodo del signor Schmidt.

Tra le accuse che gli furono mosse – e per cui fu rinchiuso a Regina Coeli – il protagonista elenca quelle vere, tralasciando le false, spesso inventate per trarlo in inganno: lettera al re per l’uscita dell’Italia dal conflitto; azione di sostegno (e finanziamenti da parte della FIAT) a ufficiali e funzionari statali, rimasti fedeli al Governo legittimo e che non volevano servire la Repubblica di Salò e collaborare con i tedeschi, preferendo darsi alla macchia; collaborazione con formazioni clandestine antitedesche e antifascisti (i poveri, eroici amici trucidati alle Fosse Ardeatine); azione svolta dal ’38 al ’43 in difesa di ebrei in Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Austria; contatti con istituti religiosi «non in odore di santità», specie i Salesiani, ai quali consegnò cospicue somme di denaro da parte del senatore Agnelli.

Concludiamo con poche righe tratte dalla «Premessa», di Luciano Boccalatte:

«Alcuni di questi testi vengono ora pubblicati […] dal figlio Edmondo, che si fa interprete e custode della memoria familiare per ricordare l’importante missione che il padre condusse per conto dell’azienda [la FIAT, NdR] […] il ritratto a più voci del protagonista di una pagina poco nota della storia italiana» (p. 5).

E qualche riga anche dalla «Nota introduttiva» di Edmondo Schmidt:

«[…]Per chi ha vissuto quei tempi sono ricordi indimenticabili. Per i più giovani sarà forse interessante il venire a contatto di un mondo così diverso dal nostro e ormai così lontano, materialmente e spiritualmente, anche se da esso discendiamo […]» (p. 7).]

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