L’ONU, la pace e l’educazione alla pace – Johan Galtung

Voksenåsen, Oslo: Signore e signori, quale onore celebrare il 65° anniversario delle Nazioni Unite al mio 80° compleanno, questo 24 ottobre 2010, venendo invitato a tenere la conferenza di Dag Hammarskjöld! La mia salute è buona, e quella dell’ONU, 15 anni più giovane?

Comincerò celebrando il più grande segretario generale ONU di tutti, Dag Hammarskjöld. Di un paese con un secolo di neutralità dopo tre secoli di sapore agro-dolce da status di grande potenza. Di ampie conoscenze, saggio, spirituale, attaccato a qualcosa là fuori, in sanskrito tat tvam asi, che tutto abbraccia, aldilà delle religioni. Capace di promuovere risoluzioni utili come precedenti per risoluzioni future, tali da rendere una realtà il capitolo 6, o “6 e mezzo?, il peacekeeping.

Nel Sinai, in Congo. E questo divenne la sua disgrazia. Nato nel 1905, perì nel 1961 in un incidente aereo a Ndola, profondamente impegnato nella lotta fra il neo-indipendente Congo – vittima di un genocidio di 10 milioni di persone sotto il re belga Leopoldo – e l’ONU da un lato, e la provincia secessionista del Katanga dall’altro, dov’erano situate le ricchezze e la potentissima Union Minière e interessi economici internazionali; nonché i mercenari da essi assoldati.

Il primo funzionario ONU a vederne il cadavere fu il generale norvegese Björn Egge che scrisse in Klasse-kampen l’11 agosto 2005 che a differenza degli altri Hammarskjöld non aveva ustioni; ma un buco in fronte, poi tolto dalle foto. Come il referto dell’autopsia dal relativo archivio.

Björn Egge era mio amico, seppure in una relazione un po’ strana dato che fra i suoi compiti aveva quello di spiare sul neonato Peace Research Institute of Oslo (PRIO, Istituto di Ricerche per la Pace di Oslo). Questa conferenza è dedicata anche a Björn, che credeva fermamente all’ONU.

Quel che si sa è che l’allora presidente USA, Eisenhower, in una direttiva presidenziale autorizzava l’uccisione del presidente del Congo, Patrice Lumumba. E che il centro CIA di spionaggio dei delegati ONU era sito nelle Torri Gemelle di tragica fama [11 settembre].

Il che mi conduce a 5 importanti tendenze mondiali attuali:

[1] La caduta dell’Impero USA: le contraddizioni diventano conflitto, che diventa violenza e induce alla de-moralizzazione, ma può portare a una fioritura negli USA;

[2] Il de-sviluppo dell’Occidente, in rapida regressione come gli USA e il Regno Unito, forse seguito dai paesi PIIGS, certamente dal Messico;

[3]  La rapida ascesa del Resto, non solo dei BRIC [Brasile, Russia, India, Cina], non solo in termini economici bensì di progettualità, slancio, iniziative;

[4] Il rapido emergere di altri modelli di sviluppo come il buddhista, l’islamico, il giapponese e il cinese nonché quello marxista occidentale, anziché quello liberale occidentale basato sulla crescita economica, sulla democrazia individuale e sui diritti umani civili-politici.

[5] Il generale declino dell’intero sistema statuale in quanto troppo piccolo per i nostri potenziali di trasporto-comunicazione, eccetto che per i maggiori, Russia, Cina, India – forse non gli USA – da parte di forze:

– dall’alto: globalizzazione, regionalizzazione, mega-multinazionali;
– dal basso: nazioni non-dominanti, società civile, autorità locali.

Forze potenti, queste sei. Rendere l’ONU un’organizzazione dei Governi Uniti dando il potere di veto ai vincitori della seconda guerra mondiale appare molto antiquato. Ovviamente, servirebbe imparare dall’Unione Africana che rinomina il Consiglio di Sicurezza ONU Consiglio per la Pace e la Sicurezza, e istituisce il Consiglio Economico, Sociale e Culturale e parla di diritti umani e dei popoli. Servirebbe espandere il Consiglio di Sicurezza di almeno 50 membri come l’UNESCO perché sia più rappresentativo, abolendo il potere di veto e l’articolo 12a, e trasferendone la sede da Manhattan/New York City a un luogo più dinamico come Hong Kong. Ma il centro per l’azione politica si sta spostando. Così, la gente dà la vita per le nazioni e le civiltà, non per gli stati o le aree regionali. E’ la ragione per cui, incidentalmente, la piccola Norvegia sta, come Quisling, ripensando ai tempi dei vikinghi con tanto d’elmo e morti per ispirare le uccisioni norvegesi in una guerra razzista. Se la piccola Norvegia fa così, si legga WikiLeaks per qualcun altro.

E al di sotto e al di sopra di tutto quanto ci sono le vecchie linee di faglia, fra i due generi, le tre generazioni, le cinque razze, le tre classi, nazioni e territori, economici, politici, militari e culturali. E in quanto alla pace nella sua enorme complessità?

Non così complicata: cooperazione per benefici reciprocie uguali. Il Resto smania per l’equità, l’Occidente non cederà mai la propria posizione dominante, all’estremo ricorrendo al clonaggio del Resto imponendo il modello di sviluppo occidentale come l’unico, neppure uno tra gli altri. L’Occidente vuole un margine a proprio favore, ed ecco perché il suo declino è irreversibile finché si crei un nuovo equilibrio. Le Nazioni Unite, così colme di paranoia anglo-sassone sulla “sicuezza” (intendendo la propria), basata sui “membri che sono entità statali” non riesce più a recare una tale visione. Potrebbe servire una Regioni Unite. Così pure un’Assemblea dei Popoli dell’ONU con un delegato per milione, basata su elezioni libere e oneste. E così un’Autorità Locali Unite. E anche una società civile internazionale più forte. E un federalismo con democrazia entro le nazioni costituenti. Ed equità trasversalmente alle linee di faglia: parità fra i generi e le generazioni, le razze e le classi, le nazioni e gli stati. Per la dignità umana.

Come si pone l’educazione alla pace in tutto ciò? E’ essenziale l’addestramento nel trattare la complessità, e il primo strumento utilizzabile è la mappa del mondo che usa quattro colori per mettere in risalto il sistema statuale morente. Un’illusione, il mondo reale è molto più complesso. Un premio per immagini rivelatrici!

La formazione nel trattare i conflitti in generale, nel sapere come affrontarli in quanto conflitti – una incompatibilità da qualche parte – ha un’enorme sfida per sbrogliare i nodi, creando una nuova realtà dove l’incompatibile diventa compatibile. Il Progetto Sabona di TRANSCEND, che insegna a ragazzi e ragazze come trattare un conflitto mediante l’empatia, la nonviolenza e la creatività, fa appunto quello. In famiglia, scuola, al lavoro. E quello è il nostro piccolo dono di compleanno, per l’ONU 65enne.

25.10.10 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: The UN, Peace and Peace Education

http://www.transcend.org/tms/2010/10/the-un-peace-and-peace-education/

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