Libro su Bresci. Bresci chi, l’anarchico? – Recensione di Cinzia Picchioni

Isabella Bresci, Cercando la Via. Storia di un uomo luminoso, Verdechiaro Edizioni, Baiso 2009, pp. 100, € 15,00

No, ma quasi. Scrivo questa piccola recensione per motivi personali, politici, professionali, e di cuore.

Era il lontano 1985 quando, proveniente da Milano, sbarcavo a Torino per motivi scolastici e cominciavo a lavorare per una piccola casa editrice, L’Età dell’Acquario, di Edoardo Bresci. Era uno strano posto e il lavoro era bellissimo. In ufficio eravamo l’editore, sua figlia e io (due pischelle, al tempo).

Oggi la figlia, dopo aver diretto per anni la casa editrice, ha deciso di fare un omaggio al padre, raccogliendo scritti, lettere e testimonianze (fra cui la mia) in un piccolo libro il cui sottotitolo spiega bene la natura di chi vi si narra: Storia di un uomo luminoso. Personalmente devo molto a quell’uomo, e anche a sua figlia Isabella, in termini personali, politici e professionali. Poi, certo, c’è il cuore. Isabella ed io ci frequentiamo ancora e scrivere questa segnalazione mi fa molto piacere anche perché, per esempio, è tra gli scaffali dell’Età dell’Acquario che ho sentito per la prima volta parlare di Aldo Capitini. Fu quella casa editrice a pubblicare, nel 1988, il libro di G. Zanga, Aldo Capitini: la sua vita, il suo pensiero; e fu ancora Bresci a editare, sempre di Zanga, Filosofia del vegetarianesimo, un testo che abbiamo nella biblioteca del Centro Studi Sereno Regis (per citare solo due delle «affinità» che mi legano alla famiglia Bresci).

Dunque, se volete conoscere la personalità di questo «uomo luminoso», anche tramite le testimonianze di chi lo ha conosciuto, se desiderate approfondire i temi dell’età dell’Acquario, l’epoca in cui ci troviamo (e non fu un caso la scelta del nome per la casa editrice!), se non avete mai sentito parlare di Villaggio Verde (comunità che si ispira a quella di Findhorn, in Scozia) o di «città Giardino» come nuove forme di convivenza, leggete il libro segnalato, magari troverete le parole di qualcuno che conoscete (oltre a me!), per esempio quelle di Dario Fo:

«La memoria non significa soltanto l’insieme dei ricordi vissuti in comune, ma la volontà di capire il passato per costruire la propria coscienza critica» (p. 55).

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