Un centro studi per l’intercultura – Laura Tussi

La scuola contemporanea diventa sempre più un luogo di incontro di bambini e ragazzi che provengono da origini, storie di vita ed esperienze, culture, realtà sociali e paesi diversi, differenti e dissimili dalla realtà tradizionale dei Paesi d’accoglienza.
L’educazione alla pace e all’intercultura, innanzitutto, transitano attraverso la formazione di una personalità, di un’organizzazione psichica e cognitiva in evoluzione nella quale hanno la preminenza gli atteggiamenti positivi, di negoziazione, di cooperazione, rispetto all’antagonismo e alla prevaricazione.
Il Centro Studi Sereno Regis di Torino è una ONLUS che promuove programmi di ricerca, formazione e azione sui temi dell’educazione alla pace e all’interculturalità.
Il Centro si occupa di promuovere attività di educazione alla pace e alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, per attivare un dialogo tra bambini provenienti da luoghi diversi e per incentivare il confronto interculturale.
Il gruppo di educazione alla pace e alla gestione nonviolenta dei conflitti si è formato a partire dall’esperienza del coordinamento degli insegnanti nonviolenti, che ha cominciato a riunirsi nei primi anni ‘80 a Barbiana.
Da qui gli insegnanti hanno cominciato ad elaborare una pedagogia interculturale e nonviolenta a partire dall’esperienza di Don Milani.
Questo gruppo promuove molteplici attività nelle scuole.

Colloqui con i genitori.

I colloqui con i genitori rappresentano oggi un momento fondamentale per riuscire a condividere problematiche riguardanti il percorso educativo degli allievi e trovare soluzioni condivise e accettabili.

Spesso accade che i genitori fatichino a comprendere il punto di vista degli insegnanti. Così si creano situazioni di conflitto che ostacolano la ricerca di soluzioni condivise tra scuola e famiglia.

Quindi impostare i colloqui con tecniche di ascolto competenti aiuta l’insegnante a costruire un contesto facilitante grazie all’acquisizione di capacità basate sulla comunicazione e sull’ascolto empatico.

Imparare a cooperare in classe attraverso i giochi.

I bambini imparano, con i loro insegnanti, a stare insieme, costruendo un clima di accettazione reciproca. Con questi progetti educativi, si affrontano i litigi in modo costruttivo e si gestiscono i conflitti in senso pacifico, imparando modi di comunicare diversi. Si imparano modalità di comunicazione basate sull’ascolto reciproco e sul non giudizio. Gli insegnanti si pongono in dialogo. Insegnano a esplicitare le emozioni e a valorizzare le proprie e altrui competenze, attraverso giochi cooperativi. Giocare diventa così uno strumento educativo. Gli allievi, divertendosi, fanno esperienza di modi di relazione basati sulla fiducia reciproca e su modalità concrete per gestire i loro conflitti.

Una cultura di pace.

In continuità con il percorso interculturale, gli insegnanti approfondiscono gli elementi base per una trasformazione nonviolenta dei conflitti. Gli educatori sensibilizzano i bambini alla cooperazione tra pari, favorendo il passaggio da una cultura di pace, convivenza e di condivisione reciproca della quotidianità.

A scuola nessuno è straniero.

È un percorso di riflessione sulla nostra identità e sul mondo circostante. In questo momento storico, il tema dell’identità è più che mai di attualità. Tanti si sentono minacciati dagli altri. Le reazioni di chiusura comunitaria, l’ostentazione di identità fasulle sono un problema quotidiano. In questo progetto gli insegnanti aiutano i bambini a convivere pacificamente anche con i compagni originari di terre lontane.

Pace e intercultura a Scuola

Dentro il microcosmo di una classe scolastica brulica la differenza delle realtà umane ed etniche, appunto differenti e dissimili dal mondo e dalla cultura occidentali.

Queste diversità comportano notevoli ricchezze nel confronto, nell’interscambio, in quanto sussistono e coesistono un insieme di storie di bambini e ragazzi stranieri fortemente legati, appunto, emotivamente, per le loro esperienze di vita e memorie all’”altrove”. Le tendenze sono quelle di un aumento di tali presenze.

Cosa può fare un progetto di scuola per tutti, che tenga conto di ciascuna realtà?

Occorrono nuovi materiali, attrezzature per non trovarsi sguarniti e deprivati di potenzialità attuative e di metodologie perché anche per noi docenti ed operatori socioculturali le trasformazioni interculturali sollecitano ad un cambiamento professionale, quasi una migrazione verso l’”altro” e verso l’”altrove”. Occorre accoglienza incentrata nella relazione tra adulti e bambini.

Occorrono molteplici meccanismi di interrelazione nell’ambito di un’ ampia gamma di interazioni di comprensione e costruzione di un tessuto di scambio esperienziale all’interno della scuola nei confronti della famiglia che viene da lontano. E’ importante la comunicazione per cui le scuole devono prevedere materiali scolastici formativi, didattici ed educativi nella lingua d’origine e dare messaggi anche di routine nell’idioma originario delle famiglie d’appartenenza.

La Didattica della Pace

Nella psicologia del bambino si indagano l’origine e l’evoluzione di comportamenti quali l’aggressività, la competitività, la prevaricazione, la violenza e gli atteggiamenti opposti a questi ultimi, quali la solidarietà, la cooperazione e l’altruismo. La didattica recentemente si sta occupando anche di educazione alla pace, di gestione del conflitto e diseducazione alla guerra. Nella nostra cultura è profondamente radicato il convincimento secondo cui le guerre internazionali, i conflitti di predominio etnico ed economico, siano avvenimenti addirittura necessari ed inevitabili come, in parallelo, le contese e le diatribe tra gruppi e tra singoli. Gli studi sociologici e psicologici più recenti indagano i comportamenti significativi relativi al tema della conflittualità, dimostrando che sussiste continuità tra comportamenti macrosociali e microsociali. Questo dimostra che è impossibile educare alla pace e alla gestione dei conflitti esclusivamente predicando la pace o proponendo un ideale nonviolento e pacifista rispetto alle relazioni belliche internazionali, ma occorre intervenire nei comportamenti e nei rapporti sociali e comunitari che anche il bambino vive e sperimenta nel suo quotidiano. Se non si considerano il conflitto interpersonale, la guerra tra civiltà, la belligeranza tra potenze nazionali, quali fenomeni connaturati con l’esperienza umana sussistono anche convinzioni circa il ruolo dell’utilità di un’azione a favore della pace, per impegnarsi in senso nonviolento. Gli atteggiamenti di conflitto e prevaricazione tra bambini si costruiscono in primo luogo nel microcosmo o microsistema, nell’ambito della quotidianità del bambino e solo in seguito vengono proiettati, trasferiti e riversati nell’ambito delle relazioni tra i popoli. L’atteggiamento pacifico non si può esercitare a livello di istituzioni pubbliche, di relazioni internazionali, a livello mondiale se non ci si abitua a praticare nelle relazioni private e nei rapporti interpersonali comportamenti pacifici e interculturali che trasmettano ideali di cooperazione, di altruismo, di solidarietà, di collaborazione.

2 Risposte a “Un centro studi per l’intercultura – Laura Tussi”

  1. Non so se risponde alla realtà (spero di no, ma è da verificare), giunge notizia da Facebook, che la nostra Ministra della Pubblica Istruzione, Maria Stella Gelmini, abbia, in accordo con il Ministro Ignazio La Russa, intenzione di introdurre nei Licei del Paese, una disciplina sull'uso delle armi. Se questo risponde al vero, credo che tutta la Scuola Italiana, per ogni ordine e grado, dovrà reagire. L'unione tra Lega (M. S. Gelmini) e il Fascismo più nero (rappresentato da I. La Russa), farebbe precipitare la scuola ai tempi mai rimpianti della GIL (Gioventù Italiana del Littorio). Prego, ditemi che si tratta di una balla! Mario

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