Le tre riforme di Gandhi – Antonino Drago

“Quando parliamo di nonviolenza come di una scoperta di questo secolo, conviene precisare che non si tratta della rivelazione di un nuovo valore spirituale o di una rivelazione religiosa, ma dell’ingresso, nella storia dei popoli, di una forza rivoluzionaria e innovatrice.

“Ho visto, dice Romain Rolland nella prefazione della Giovane India di Gandhi, sollevarsi dal fondo dell’Oriente quest’onda, che non ricadra’ fino a quando non avra’ ricoperto il mondo intero.

“E’ la scoperta che in questo secolo [XX] si incomincia a fare, costretti, come si e’, a cercare uno sbocco al vicolo cieco in cui ci si e’ cacciati”

(Lanza del Vasto: I quattro flagelli (1959), Sei, Torino 1996, pp. 481-483).

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Prima la liberazione dell’India ha dimostrato che si puo’ fare politica nonviolenta anche contro gli interessi del piu’ potente impero mai esistito sulla Terra. Poi, una serie di rivoluzioni nonviolente, culminate in Europa nel 1989 hanno dimostrato che la nonviolenza di Gandhi ha saputo abbattere anche la divisione di Yalta tra i quattro Grandi, i vincitori della guerra mondiale, i quali avevano imposto una servitu’ mondiale, mai vista nella storia umana, su tutti i popoli.

Ma allora che contenuti straordinari Gandhi e’ riuscito a immettere in questa nonviolenza, che pure era un tradizionalissimo concetto indu’?

Se abbassiamo le luci dei riflettori intellettuali che di solito sono puntati sull’Occidente e invece facciamo attenzione a questo piccolo indiano, ci rendiamo conto che egli, dal basso, da laico e senza mezzi istituzionali, ha realizzato tre riforme:

– la riforma della sua religiosita’ tradizionale, impostandola sulla tradizionale nonviolenza, ma applicandola alla vita sociale;

– la riforma dell’etica perche’ l’ha finalizzata a saper risolvere i conflitti con l’accordo dell’avversario;

– la riforma della politica, perche’ non l’ha separata dall’etica e dalla fede.

E tutte queste tre riforme sono state a carattere universale, nel senso che sono condivisibili da parte di ogni uomo, di qualsiasi grande religione egli sia, in qualsiasi istituzione culturale o politica egli sia inserito, perche’ Gandhi ha dimostrato che l’uomo puo’ prevalere su ogni istituzione.

Tutto questo e’ potuto avvenire perche’ l’Occidente superbo ha percorso una sua strada che sicuramente era nuova ed era rivolta a raggiungere l’infinito (di spiritualita’, di vita religiosa, di istituzioni, di capitali, di scienza, di potere, di beni, di armi, ecc.), ma non si e’ accorto che quella era una strada particolare: quella delle strutture autoritarie di potere sugli uomini e sulla natura, e poteva esprimere solo il dualismo di affermazioni o positive o negative: cosi’ come e’ in una caserma.

La rivoluzione di Gandhi e’ stata di suggerire una parola, “nonviolenza”, che non e’ una cosa, che non e’ un ordine, che non e’ un comandamento, che non e’ una affermazione ne’ positiva ne’ negativa; e’ invece una doppia negazione, la quale non ha una parola corrispettiva positiva (satyagraha non ha mai attecchito). In questo caso, secondo la logica matematica, siamo passati ad un’altra logica, di tipo non classico; siamo in un mondo logico del tutto diverso, ragioniamo in maniera alternativa a quella classica dei Greci.

E’ proprio questa maniera diversa di ragionare che Gandhi ha introdotto e che ha insegnato a tutto il mondo, nonostante che al suo tempo la civilta’ occidentale, con la sua cultura infinita, colonializzasse il mondo con il suo sapere presentato come insuperabile.

E cosi’, con Gandhi si e’ aperta la via per una nuova civilta’, di tipo universale; la quale include, come caso particolare, quella occidentale, comunque smitizzata dalle sue smanie di grandezza.

Per questa grandiosita’ dell’opera di Gandhi la nonviolenza non puo’ farsi strada immediatamente, tanto piu’ che solo ora tanti nuovi popoli nascono ad una coscienza civile mondiale.

Il nostro compito e’ favorire un cambio secolare nella gente.

Per chi crede nella bonta’ della preghiera, consiglio “La preghiera cristiana per Gandhi” di Lanza del Vasto (ne L’Arca aveva una vigna per vela, Jaca Book, 1990, pp. 242-243).

Fonte: TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO, Numero 321 del 22 settembre 2010

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