Cina yin/yang – Johan Galtung

Intervento alla Beijng Foreign Studies University, settembre 2010

Eccellenze, signore e signori, è un grande onore far parte di un gruppo con il direttore del CPC-CC per gli Affari Esteri, il vice ministro degli Affari Esteri, il capo editore del China Daily, il Rettore dell’ufficio nazionale del linguaggio cinese, il vice comandante dell’esercito di liberazione del popolo. Esprimo la mia gratitudine alla Chinese People’s Association for Peace and Disarmament e all’ American Friends Service Committee per avermi invitato a questa decima visita in Cina dopo il 1973, e alla Beijing Foreign Studies University per avermi invitato a questo Forum sulla diplomazia pubblica e sull’immagine internazionale della Cina.

Definisco diplomazia pubblica come diplomazia per il popolo e da parte del popolo. Lo scopo non è né quello delle pubbliche relazioni, né quello della propaganda, ma aiutare i popoli del mondo a incontrarsi rendendoli capaci di comprendersi gli uni con gli altri. Come i linguggi hanno le loro logica propria, così fanno tutti i paesi, tutte le nazioni.

L’immagine internazionale della Cina è passata da cattiva ad ambigua. L’immagine cattiva era dovuta alla rivoluzione, vista come anti-occidentale e anti-capitalista, ad alcuni eccessi, e a una generale teoria del “pericolo giallo” basata sulla dimensione e “imprevedibilità”, che vuol dire mancanza di comprensione occidentale. L’ambiguità è dovuta alla crescita fenomenale, 300 anni di sviluppo occidentale nei 30 anni dopo la riforma SEZ (Special Economics Zones) di Deng Xiaoping, a partire da Shenzen e con gli agricoltori vicino alle città nelle quali vendevano i loro prodotti direttamente, e l’ apertura. Da 6 milioni di biciclette a Pechino a 4 milioni di automobili in 20 anni. Da un insieme di villaggi a una meravigliosa, ben funzionante megalopoli.

Questo ha colto l’occidente di sorpresa, e quando essi dicevano sì alla crescita, con deficit di democrazia e diritti umani, danno ambientale, questo era solo per tentare di maneggiare concettualmente qualcosa che essi non comprendevano proiettando la logica occidentale sulla Cina.

C’è bisogno di una immagine più profonda della Cina, oltre la conoscenza della cucina cinese, della medicina tradizionale e delle arti marziali. Il grande compito è spiegare la logica della Cina. E la Cina ha fallito in questo compito perché dà per garantita la propria cultura profonda, l’essenza della Cina, e perché essa cerca di spiegare che cos’è mediante la logica occidentale.

La cultura profonda è fondamentale per gli studi per la pace. Con mia moglie Fumiko Nishimura ho scritto quasi 40 anni fa un libro, Learning from Chinese People, pubblicato in varie lingue, usando la logica cinese per capire e cercando di rispondere a tre questioni che la gente chiede sulla Cina.

1. Perché la Cina cambia politica così sovente, come dalla riforma della terra al grande balzo alla rivoluzione culturale alla moderazione SEZ e all’apertura e l’oscillazione tra il capitalismo a pieno ritmo e la moderazione per esempio del grande discorso di Hu Jintao del 17° Congresso del CPC dell’ottobre 2007, che affrontava la diseguaglianza, i problemi ambientali e il deficit di democrazia? Tali cambiamenti sembrano avvenire all’incirca ogni 9 anni, con il 1976-1980 come priodo di grande confusione. Il prossimo grande cambiamento potrebbe essere nel 2016; ho qualche intuizione, ma non rientra nel tema di questa conferenza.

2. Come è possibile questa crescita, compreso l’innalzamento di 400 milioni di persone dalla miseria alla classe media inferiore in soli, diciamo, 14 anni, e

3. La Cina eserciterà un dominio mondiale, prendendo il posto dopo gli USA?

Alla prima domanda, la mia risposta è stata: sì, ci sono questi enormi cambiamenti, più che nell’occidente in generale, ma questa è la Cina. La Cina è cambiamento, e lo è sempre stato. Per la Cina la contraddizione è normale, spingi qualsiasi yin e sorgerà uno yang. Nulla è definitivo. Questo è il senso del Taoismo, contraddizione uguale pericolo e opportunità; usa l’energia della contraddizione costruttivamente.

L’occidente cerca uno stato finale degli affari; la Cina sa che non ne esiste nessuno e pone l’orecchio a terra per sentire il rombo delle contraddizioni. Questo richiede saggezza: Confucianesimo. Gran parte della dialettica tra crescita e distribuzione proviene dal buddhismo. La Cina è eclettica, san fa, tre civilizzazioni.

La seconda questione: un equilibrio stato-capitale, capi-comunismo, è emerso, anche ispirato dal Giappone. Deng Xiaoping ha detto: “Lavorare insieme invece che litigare su chi ha ragione”. Nell’Occidente gli USA guardavano solo al mercato-capitale, e i sovietici solo al piano-stato, e hanno avuto una corsa alle armi nucleari su questo dualismo. La Cina cerca di combinare l’incombinabile, ma poi ci saranno le contraddizioni, come quelle tra Est e Ovest in Cina, e tra agricoltori vicini e lontani dalle città. Per innalzare una comunità, la Cina fa cooperare il settore pubblico, quello privato, la tecnoscienza, la società civile e il partito. Essi sono in larga misura tenuti separati in Occidente; metterli insieme crea un enorme dinamismo. Ma ci saranno le contraddizioni; alcuni rimarranno indietro, il che si articolerà in termini di diritti umani, o nei termini cinesi di armonia sociale. Due linguaggi che non si escludono tra loro.

Per quanto riguarda la terza questione: tra il 500 e il 1500 il mondo era l’Asia, e la “via della seta” era commercio per terra e per mare, dalla Cina via India-Arabia alla Somalia-Africa, meno Europa (buio in assiro). L’idea classica di Cina era il territorio tra l’Himalaya, il deserto dei Gobi, la tundra e il mare, con problemi di sovranità e autonomia. Ma la Cina Han non andò mai oltre per conquistare; gli invasori sono venuti dall’esterno. Il dinamismo era nel tempo (dinastie), non nello spazio (imperialismo). La Cina ha molto lavoro da fare, e cose da spiegare, dentro questo importante angolo del mondo, e Hong Kong – Macao, Cina -un paese due sistemi- è uno sforzo per realizzare un equilibrio yin-yang. Al di fuori di questo territorio la logica cinese è di pacifiche relazioni con la Cina. Un progetto di mondo imperiale è alieno alla logica cinese. Ma l’armonia mondiale è come quella cinese -confuciana in particolare- come armonia sociale e personale. Fioriscano migliaia di dialoghi -l’essenza della democrazia-, dentro e con la Cina.

La Cina può spiegarsi con forza, con una Davos cinese a Hong Kong? E una CNN-BBC cinese? Altri hanno molto da imparare, come la Cina da altri. Per il beneficio mutuo ed eguale, l’essenza della pace positiva.

13 settembre 2010
Traduzione a cura del Centro Sereno Regis

Titolo originale: China Yin/Yang

http://www.transcend.org/tms/2010/09/china-yinyang/

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