In morte di Raimon Panikkar – Enrico Peyretti

SPIRITUALITÀ DELLA COMUNIONE COSMICA

Raimon Panikkar (Barcellona 3 novembre 1918 – Tavertet 26 agosto 2010)

Analisi delle civiltà

Constatiamo tre orientamenti e tre fallimenti delle civiltà.

Tre orientamenti: 1. monismo (impero); 2. dualismo (separazione); 3. non-dualismo (armonia delle differenze). Logos e spirito sono in rapporto non-dualistico

Tre fallimenti delle civiltà:

1. storico-politico: tutte le civiltà sono responsabili di violenze; eppure, in tutte, troviamo anche presenze alternative, l’ecumenismo del dialogo: Ashoka, Raimon Lullo, Nicolò Cusano, Pico delle Mirandola, Luis Vives;

2. filosofico-dialettico: ci sono fonti di convinzioni umane, fedi, speranze, amori, che sfidano e superano il potere della ragione, la quale è fallita nella sua pratica egemonica;

3. religioso-culturale: come gli imperi, le grandi religioni aspirano al monolitismo; hanno pretese di universalismo = totalitarismo (cioè, avere tutto, essere tutto; il termine totalitarismo è più correntemente riferito al significato politico, ma vale anche per le religioni e culture, perché è più preciso dei più correnti termini fondamentalismo, integralismo).

Scelta teorica (cioè, del punto di vista)

La scelta di Panikkar è il pluralismo, ovvero il non-dualismo; cioè i distinti sono inseparabili; ogni elemento inabita nell’altro, senza fondersi né confondersi.

La pace è pluralismo: tesi centrale del libro La torre di Babele. Pace e pluralismo

Si tratta di pluralismo sia religioso, sia etico (superamento di ogni monismo):

1) Pluralismo religioso: si tratta di passare dall’io al tu. La buona domanda è “chi sei tu?”, non è l’oggettivazione “chi è l’uomo?”, né la soggettivazione “chi sono io?” (in ciò Panikkar incontra la filosofia dell’alterità; Buber, Levinas, Capitini, …).

L’uomo non è mai oggetto, è sempre soggetto, ma nella relazione io-tu. L’incontro di culture e religioni, necessario alla sopravvivenza pacifica, avviene solo con una nuova antropologia religiosa interculturale. La re-ligione è essenzialmente re-lazione.

2) Pluralismo etico: il simbolo base è “io-tu-esso”, che supera i vari riduzionismi:

Il logos non si riduce a ragione; l’uomo non si riduce a logos; l’Essere non si riduce all’uomo.

La ragione (facoltà umana) non è la totalità del logos (inteso come ragione del mondo); questo logos è verbum entis, rivelazione, simbolo dell’Essere. La ragione non è il logos, così come l’individuo non è la totalità dell’uomo.

La ragione umana non è la totalità dell’uomo: c’è anche mito, corpo, sentimenti, mondo; così come l’uomo non è la totalità dell’umanità.

L’umanità non è la totalità della realtà: “l’uomo è cuore e mente dell’intera realtà, è il terzo tra Cielo e Terra” (Chung Yung confuciano); è inseparabile ma distinto dal divino e dal materiale (anthropos-theos-kosmos)

Pluralismo non è solo l’apertura mentale da questo mio punto di vista, non è solo tolleranza per ogni stranezza, non è puramente pratico: infatti, la vera natura della realtà è pluralistica. In tutti i miti diffusi c’è questa dimensione triadica: divino, umano, cosmico si compenetrano.

Da ciò, al di là degli integralismi e degli assolutismi (totalitarismi riduttivi), viene il “dialogo dialogale”: cioè, non solo il confronto, ma la vicendevole apertura all’altro, la ricerca di elementi comuni. Il dialogo dialogale non assume istanze non negoziabili. Il dialogo intra-religioso (interno ad una religione) è suscitato dal dialogo inter-religioso, tra le religioni, che modifica ogni religione mediante la “fecondazione reciproca”.

Questo dialogo è fattore di nonviolenza, di trasformazione del conflitto. Non è esortazione morale, ma discende dalla comprensione pluralistica-triadica della realtà.

Politica

Si tratta, nella politica, di fare spazio alla dimensione metapolitica:

C’è un legame inscindibile fra politica e senso profondo della vita; fra l’attività politica dell’uomo e il suo destino finale (comunque lo si pensi).

Nella dimensione metapolitica appare un’alternativa all’attuale situazione planetaria, segnata da tre sconvolgimenti: 1. crisi ecologica; 2. monetizzazione dell’economia; 3. impero tecnocratico

A questi sconvolgimenti si oppongono tre principi positivi: 1. rivelazione ecosofica (sapienza e spiritualità della terra); 2. de-monetizzazione dell’economia; 3. emancipazione dalla tecnologia. Vediamo questi tre percorsi metapolitici, che aprono alternative nel mondo attuale.

1. Rivelazione ecosofica: l’uomo non soltanto dimora sulla terra, ma è terra, è polis. Terra e polis siamo noi. Questa è una nuova saggezza, ecosofia: la terra è sapiente e l’uomo è portatore di tale sapienza, che è un dono e non un artificio.

Dunque, si tratta di costruire un nuovo modello progettuale di coesistenza nella interdipendenza nel tutto cosmoteandrico (mondo-dio-uomo). L’uomo è mediatore tra cielo e terra, mette in luce l’equilibrio fra le tre dimensioni: questa è la suprema armonia della vita.

2. Rifiuto dell’ideologia paneconomica, che ha investito la cultura, la politica, l’etica. Riconoscere i guasti che ha provocato la logica del denaro che tutto può.

Questa non è utopia: non propone la soppressione del denaro o del mercato, ma la tutela dei valori umani dal predominio del denaro. Azioni e valori gratuiti ci sono, vanno riconosciuti e affermati. “Eco-nomia” vuol dire “regola per abitare”, “legge della casa”; non vuol dire astuzia dello sfruttamento dell’umanità e del mondo per il gigantismo imperiale del denaro e il dominio dei ricchi (pluto-crazia).

3. Liberarsi dalla pervasività della tecnologia, e ciò senza ascetismo negativo regressivo o antiscientifico. Significa costruire strutture in cui possa esprimersi la pienezza dell’umano.

Questi tre principi non sono tutto. Esistono diverse vie, utopie, percorsi spirituali, sempre provvisori, da rimettere in gioco: «Solo lo spirito può oltrepassare una situazione di fatto: esso è l’organo della trascendenza» (Il “daimon” della politica: agonia e speranza, p. 87).

Alternative?

Però, Panikkar non vede oggi alternative al sistema attuale, né al suo interno, né all’esterno: all’interno non c’è un punto su cui far leva per un rovesciamento totale di valori; all’esterno, neppure, perché il sistema occidentale ha pervaso molte culture.

Quindi, bisogna trovare forme di convivenza con questo sistema, perché: a) esso esiste; b) non tutto di esso è negativo; c) il sistema non è qualcosa di oggettivo, ma siamo noi, le nostre scelte e stili di vita.

L’alternativa non è un sistema-anti-sistema, ma, poiché “essere è essere insieme”, è necessaria una «fecondazione reciproca delle culture» (Il “daimon”… p. 92 e 93). L’alternativa è il complemento, la polarità relazionale, la sfida di ogni cultura a trasfigurarsi. La fecondazione reciproca suppone ascolto e dialogo profondo con le culture non-dominanti, a lungo silenziate. Quindi, una nuova convivialità internazionale, confederazione di popoli non appiattita sotto un unico modello.

Il metapolitico deve dedicarsi a edificare quest’opera alternativa, che Panikkar chiama “secolarità sacra”, ovvero fusione indissolubile del piano religioso e di quello politico. Anche Gandhi e Capitini hanno messo in relazione il religioso e il politico. Essi conoscono e pensano il religioso più come ispirazione, interiorità, e meno come istituzione. La storia europea del cristianesimo costantiniano regal-papale (alleanza trono e altare, anche nei paesi della riforma protestante) ci rende fondatamente sospettosi riguardo all’avvicinamento di religione e politica, ci dà molto motivo di temere la consacrazione del potere politico e la politicizzazione dello spirito religioso.

Ma Panikkar è euro-extra-europeo. Ha il privilegio del punto di osservazione esterno al sistema a cui partecipa. Egli vuol dire che il saeculum, la secolarità, le strutture spazio-temporali, partecipano realmente alla vita del mondo, e questa vita è sacra, ha il valore del divino, è cosmo-te-andrica. La salvezza dell’uomo passa anche attraverso la dimensione pubblica, politica; la religione deve interessarsi del politico; il politico umano, immanente, è anche esperienza del trascendente: protesta, ribellione, utopia, trasformazione, dedizione fino alla morte per difendere i diritti degli oppressi, queste sono presenze del trascendente nella politica. «Vita mistica non significa fuga dal mondo, ma una integrazione nel creato anche a prezzo di trasformarlo» (Il “daimon”… p. 126).

Proposte di ecosofia

Ecosofia: la nuova saggezza. Per una spiritualità della terra (1993). Questo piccolo libro è una sintesi essenziale del pensiero di Panikkar. Egli non condivide la ricerca di Hans Küng di una “etica planetaria” (Weltethos), base comune a tutte le culture, perché teme l’unificazione (reductio ad unum) del plurale. Riconosce etiche differenti, sulla base di una spiritualità non disincarnata, viva, profonda, ricca di molteplici sfumature. Le diverse culture e progetti morali «si fecondano a vicenda». Nessuna ha tutto. Tutte danno qualcosa alle altre.

Ecco in sintesi le proposte di Panikkar per una nuova progettualità etica, sociale, politica planetaria (Ecosofia, p. 141-155).:

1. demonetizzare la cultura, contro la quantificazione degli orizzonti umani, per la loro qualificazione.

2. demolire la torre di Babele: ogni cultura abbia fiducia in se stessa, non si omologhi ai modelli dominanti.

3. superare l’ideologia degli stati nazionali, favorire le autonomie minori e i rapporti multilaterali tra loro [Panikkar è semi-catalano; cfr l’autonomia dei 700.000 villaggi indiani per Gandhi e per Vinoba].

4. ricondurre la scienza nei suoi limiti, perché non esaurisce la conoscenza del mondo.

5. sostituire la tecno-crazia coi valori creativi dell’arte, dell’amore e della bellezza, massimi valori in molte culture.

6. superare la demo-crazia con una nuova Kosmologia (kosmos = mondo, ordine, ornamento).

7. recuperare l’animismo: la vita in comunione con la natura e con ogni frammento vivente.

8. fare pace con la terra, rinunciando a dominarla, sfruttarla, come oggetto di conquista.

9. ricuperare la dimensione divina: «libertà e infinità che permea tanto la materia che lo spirito, tanto i sensi che l’intelletto». Dimensione mistica, “mystika”, cioè interiore, diretta, non dipendente da intermediari. Questo è «lo “spazio” in cui noi ci muoviamo, percepiamo e pensiamo, nel quale viviamo e siamo». Panikkar opera a smontare la radice di ogni violenza, che è la violenza culturale.

Alcuni passi dalla relazione di Enrico Peyretti, svolta nel seminario del Centro Studi Sereno Regis, a Torino, su Spiritualità della nonviolenza, il 24 marzo 2010, ora riproposti in occasione della morte di Panikkar.

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