Garrisca la bandiera, si falsifichino le notizie – John Pilger

Si dice che la propaganda moderna l’abbia inventata Edward Bernays, il nipote americano di Sigmund Freud. Durante la prima guerra mondiale, faceva parte di un gruppo di liberal influenti che misero su una campagna governativa segreta per persuadere gli americani riluttanti all’invio di un esercito al bagno di sangue in Europa. Nel suo libro “Propaganda”, pubblicato nel 1928 (edizione italiana: Propaganda, Lupetti editore, Milano 2008, ndt) Bernays scrisse che la “manipolazione intelligente delle usanze e opinioni organizzate delle masse era un elemento importante nella società democratica” e che i manipolatori “costituiscono un governo invisibile che è il vero potere dominante del nostro paese”. Invece di propaganda, coniò l’eufemismo “pubbliche relazioni.”

L’industria del tabacco americana assunse Bernays per convincere le donne di poter fumare in pubblico. Associando il fumo alla liberazione della donna, rese le sigarette “torce di libertà”. Nel 1954, inventò un pericolo comunista in Guatemala come pretesto per rovesciare il governo democraticamente eletto, le cui riforme sociali minacciavano il monopolio della United Fruit Co. nel commercio delle banane. Lo chiamò una “liberazione”.

Bernays non era un accanito destrorso. Era un liberal di elite e credeva che “forgiare il consenso pubblico” fosse di maggior vantaggio generale. Ciò veniva conseguito con la creazione di “false realtà”, che poi divennero “eventi da notizia”. Ecco degli esempi di come lo si fa oggi:

Falsa Realtà: Le ultime truppe combattenti USA hanno lasciato l’Iraq “come promesso, seguendo il piano previsto” secondo il presidente Barack Obama. Gli schermi TV traboccavano di immagini cinematografiche degli “ultimi soldati USA” in controluce all’alba mentre attraversavano il confine per entrare in Kuwait.

Fatto: Sono ancora là. Almeno 50.000 unità continueranno le operazioni da 94 basi. Gli assalti aerei americani sono invariati, come gli assassinii delle forze speciali. Il numero di “appaltanti militari” (contractors, più semplicemente “mercenari”, ndt) è attualmente di 100.000 e sta aumentando. Gran parte del petrolio irakeno è ora sotto diretto controllo straniero.

Falsa Realtà: Presentatori e reporter BBC hanno descritto le truppe USA in partenza come una “sorta di esercito vittorioso” che ha conseguito “un mutamento notevole nelle fortune [dell’Iraq]”. Il loro comandante, gen. David Petraeus, è una “celebrità”, “fascinoso”, “uno che la sa lunga” e “notevole”.

Fatto: Non c’è vittoria di alcuna sorta. C’è un disastro catastrofico; e i tentativi di presentarlo altrimenti sono un modello della campagna di Bernays di “ri-marchiare” (rebrand, dare un nuovo marchio, come nella pubblicità, ndt) la carneficina della prima guerra mondiale come “necessaria” e “nobile”. Nel 1980 Ronald Reagan, candidato alla presidenza, ri-marchiò l’invasione del Vietnam, in cui morirono circa tre milioni di persone, come una “nobile causa”, un tema ripreso entusiasticamente da Hollywood. I film sull’odierna guerra in Iraq hanno un analogo tema purificatore: l’invasore come idealista e vittima.

Falsa Realtà: Non si sa quanti irakeni siano morti. Sono “innumerevoli” o forse “nell’ordine delle decine di migliaia”.

Fatto: Come conseguenza diretta dell’invasione a guida anglo-americana sono morti un milione di irakeni. Questa cifra di Opinion Research Business si basa su ricerche peer-review (revisione paritaria, ndt) condotte dalla Johns Hopkins University di Washington, DC, i cui metodi sono stati segretamente convalidati come “la miglior prassi” e di “buon senso” dal capo-consigliere scientifico del governo Blair, come rivelato in una ricerca Freedom of Information. Questa cifra viene di rado riferita o presentata ai generali americani “fascinosi” e “che la sanno lunga”. Altrettanto vale per l’esproprio di quattro milioni d’irakeni, la malnutrizione di quasi tutti i bambini irakeni, l’epidemia di malattie mentali e l’avvelenamento dell’ambiente.

Falsa Realtà: L’economia britannica ha un deficit di miliardi, che dev’essere ridotto con tagli ai servizi pubblici e una tassazione regressiva, in uno spirito di “siamo tutti nella stessa barca”.

Fatto: Non siamo tutti nella stessa barca. Il notevole di quest’apoteosi di pubbliche relazioni è che solo 18 mesi fa, l’esatto contrario riempiva gli schermi TV e le prime pagine. Allora, in stato di shock, era inevitabile la verità, seppur per poco. La voragine dei finanzieri di Wall Street e della city londinese era in piena vista per la prima volta, insieme alla venalità di ceffi fino allora celebrati. Miliardi di denaro pubblico andarono a organizzazioni inette e bacate note come banche cui venne risparmiata la responsabilità per i propri debiti dai loro sponsor del governo laburista.

Nel giro di un anno, si sono registrati profitti record e bonus personali, e la propaganda di stato e dei media recuperò il suo equilibrio. Improvvisamente, il “buco nero” non era più responsabilità delle banche, il cui debito dev’essere pagato da coloro per nulla responsabili: il pubblico. La saggezza recepita dai media circa questa “necessità” è ormai un coro, dalla BBC al Sun. Un colpo da maestro, direbbe sicuramente Bernays.

Falsa Realtà: L’ex-ministro Ed Miliband offre un’“autentica alternativa” come leader del Partito Laburista Britannico.

Fatto: Miliband, come suo fratello David, l’ex-ministro degli esteri, e quasi tutti i candidati alla guida dei laburisti, è immerso nel flusso di scarico del New Labour. Come parlamentare neo-laburista e ministro, non si è rifiutato di assumere impegni sotto Blair o di dire qualcosa contro il persistente atteggiamento guerrafondaio laburista. Adesso definisce l’invasione dell’Iraq un “profondo errore”. Chiamarlo errore insulta la memoria e i caduti. Fu un crimine, dalle prove voluminose. Non ha nulla di nuovo da dire sulle altre guerre coloniali, nessuna delle quali sarebbe un errore. Neppure ha richiesto fermamente una basilare giustizia sociale: che chi ha causato la recessione sgombri il casino e che la minoranza favolosamente ricca annidata nelle multinazionali britanniche sia tassata seriamente, cominciando da Rupert Murdoch.

Ovviamente, la buona notizia è che le false realtà spesso non funzionano quando il pubblico si fida della propria intelligenza critica, non dei media. Due documenti classificati recentemente rilasciati da WikiLeaks esprimono la preoccupazione della CIA che le popolazioni dei paesi europei, contrarie alle politiche di guerra dei propri governi, non stiano soccombendo alla solita propaganda tessuta mediante i media. Per i signori del mondo, questo è un bel dilemma, perché il loro potere irresponsabile riposa sulla falsa realtà che nessuna resistenza popolare funzioni. E invece sì.

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John Pilger, australiano di nascita, giornalista di base a Londra, produttore di film e autore. Per i suoi reportage esteri e di guerra, dal Vietnam e la Cambogia al Medio Oriente, ha vinto due volte il più alto riconoscimento britannico per il giornalismo. Per i suoi documentari, ha vinto un premio dell’Accademia Britannica e un Emmy americano. Nel 2009, gli è stato conferito il premio australiano per i diritti umani, il Premio per la Pace di Sydney.Il suo ultimo film è “The War on Democracy” [La guerra alla democrazia].

06.09.010 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Flying the flag, faking the news, 02.09.010

http://www.johnpilger.com/page.asp?partid=586

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