Come è potuto accadere? – Recensione di Dario Cambiano

Marco Revelli, Controcanto, Chiarelettere, Milano 2010

Come è potuto accadere che siamo entrati in guerra contro l’Afghanistan nonostante l’articolo 11 della nostra Costituzione? Come è possibile che sia stato votato il “lodo Alfano”? che siano passate sotto silenzio le torture di Bolzaneto? Che si siano tollerati gli atti di razzismo di Rosarno, le pulizie etniche di Veltroni (15.000 rom e abusivi sfollati), come è possibile che in Italia sia stato introdotto il reato di clandestinità?

Come è possibile che in Italia la sinistra si sia dissolta?

Una spiegazione semplicistica non ce la offre, Marco Revelli, ma nel lungo elenco degli articoli da lui pubblicati negli ultimi otto anni, e qui ripubblicati in maniera organica, articoli che vanno dalla morte di Gianni Agnelli alle ultime esternazioni di Berlusconi, ci offre un quadro disarmante di come, in meno di un decennio, le forze della sinistra siano svanite, perse nel marasma della politica partitica che ormai rifiuta ogni ideologia, salvo poi assumerne una latente e perniciosa, l’ideologia del “bene privato”.

L’Italia nata il 25 aprile del 1945, scrive Marco Revelli, è morta con le elezioni del 2008, con la sinistra radicale fuori dal Parlamento, con un bipartitismo talmente sfumato che, proprio in occasione di quelle elezioni, si è parlato di “programmi fotocopia”. L’Italia che ancora manifesta una coscienza civile, solidale, è in esilio.

Come ritrovarla? Revelli, non ha facili ricette, ci dice “bisognerà lavorare a lunga scadenza […] sapendo il perché, senza più chiedersi quando”. Ricostruire l’Italia morale e civile è il compito di chi ancora abbia a cuore la Giustizia. Ci vorranno generazioni, forse: e il libro di Revelli diventa un punto di partenza per ricordare, per ritrovare e analizzare dove la Sinistra ha abdicato, dove è fuggita, dove si è decomposta. E, da lì, ricostruirla.

Ma Revelli non ci lascia senza senza ipotesi di lavoro: leggete la lettera aperta “a Fausto” (Bertinotti): Marco Revelli ci parla di un concetto importante, la politica ripensata con la scelta della nonviolenza. Un mutamento radicale proposto a chi ha sempre concepito la politica come uno scontro di classe. Ma un mutamento doveroso per chi vuole ritrovare l’entusiasmo di un nuovo corso nell’impegno sociale.

Due annotazioni a margine: la prosa di Revelli è affascinante, le sue considerazioni mai scontate, questo libro merita di essere letto anche per il solo valore letterario. Tuttavia, essendo una raccolta di articoli di commento ai fatti accaduti nel corso del tempo, a volte al lettore meno avveduto (cioè a me) possono mancare i riferimenti di cronaca, che una veloce nota a piè di pagina avrebbe potuto integrare. Segnalo infine il bellissimo fondo “In montagna” a pagina 63, forse il fulcro di tutto il libro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *