In memoria di tre colleghi recentemente defunti – Johan Galtung

Elise M. Boulding (1920–24.06.10)

Su chi sia il padre degli studi sulla pace si può discutere, ma in quanto alla madre, c’è una sola opinione: tu, carissima Elise. Ci hai avvolti tutti, trovando un posto ove ciascuno si trovasse a casa.

Eppure eri una formidabile intellettuale, che abbracciava vari campi. La donna che c’era in te contribuì a The Underside of History, identificando lì come in molte altre occasioni le fonti e le risorse nascoste per la pace, nascoste dal sovrastrato patriarcale. Altrettanto facesti per il tuo modello chiave di pace, la piccola comunità, basata sulla cura reciproca, che provveda all’essenziale.

Ma soprattutto voglio sottolineare la tua opera nel creare immagini e visioni, nel condurre i confliggenti a sbirciare insieme verso il futuro, arricchendolo di concretezza. Se fosse giunta la pace, sarebbe stato in futuro, e allora perché non averne una migliore conoscenza?

Beh, sì, non ero d’accordo con te quando ti davi da fare per creare consenso intorno una determinata immagine; io avrei badato meno al consenso e più al livello di creatività entro quella certa visione. Ma questo è un dettaglio.

Inoltre, come se già tutto ciò non bastasse, eri un’infaticabile costruttrice di istituzioni. Ti sei presa il pesante incarico di redigere la “International Peace Research Newsletter”, collegandola all’IPRA, International Peace Research Association, che fondammo al Ciba a Londra il 3 dicembre 1964. Ricordo che poi noi due camminavamo sotto braccio, immensamente felici che fosse stata istituzionalizza l’internazionalizzazione con un legame adeguato all’UNESCO, e uno splendido Segretario Generale in Bert Röling, altro pioniere.

Tu insistevi sulla comunicazione piana e semplice, rimbrottandomi per gli acronimi non evidenti. Ed eri tu stessa la migliore comunicazione, con amore negli occhi, nella voce, nelle braccia, che non solo esprimevano pace, erano pace. Grazie carissima Elise, e un grazie in più a un altro pioniere, il tuo Kenneth.

John Wear Burton (02.03.15–23.06.10)

Tu eri diverso da gran parte dei pionieri negli studi per la pace. Noi venivamo dal movimento per la pace, o più o meno da quei paraggi; tu venivi dall’”altro versante”, giovane bravissimo segretario del ministero degli esteri australiano, con un’eccelsa esperienza di politica estera comune a pochi altri, già a quella giovane età quando gli studi per la pace divennero il tuo campo.

Diventasti il candidato per un eventuale Pugwash delle scienze sociali, chiamato COROIPAS (Conferences and Seminars on Research on International Peace and Security, Conferenze e Seminari di Ricerca su Pace e Sicurezza Internazionali), ma poi ti volgesti all’IPRA.

Recando agli studi per la pace qualcosa che nessun altro avrebbe potuto: un ingegnoso tipo di simulazione sociologica della situazione effettiva, i negoziati fra statisti-diplomatici-politici.  Tu redigesti le regole per questo tipo di negoziato controllato, tra l’altro un magnifico strumento pedagogico per capire meglio le dinamiche intricate di un procedimento negoziale. Furono molti a partecipare a tali esercitazioni alle tue numerose università.

All’ICAR, l’ Institute for Conflict Analysis and Resolution (Istituto per l’Analisi e la Risoluzione del Conflitto) presso la George Mason University appena fuori Washington DC, ti stabilisti più come accademico, usando i bisogni fondamentali come pilastro su cui fondare gli studi per la pace. Fra tali bisogni ti concentrasti sull’identità, diventando un vero specialista di conflitti mossi dall’identità, oggi ubiqui.

Credo che abbia predominato l’identità, sospingendo al margine bisogni più materiali come quelli del cibo, della casa, della sanità e dell’ educazione. Ovviamente l’Irlanda del Nord aveva a che fare con l’identità protestante-unionista contro quella cattolica-repubblicana, ma anche con i posti di lavoro e l’alimentazione e la sussistenza materiale in genere. Ma John, tu sei stato un vero pioniere e costruttore d’istituzioni; un bacino di ricche esperienze, sempre disposto a condividere con altri. Grazie, grazie ancora, caro John.

Hakan Wiberg (12.06.42–03.07.10)

Carissimo Håkan: sento ancora la tua risata da iena, che si sbarazzava dell’accaduto, come quando ci fu detto da qualche genuino credente sovietico che i social-democratici di sinistra erano le iene e i lacchè del capitalismo. Il tuo meraviglioso senso dello humor, il tuo calore, le tue premure profonde per gli altri e la tua solidarietà senza fine per i tuoi amici – davvero moltissimi! – ci resteranno per sempre. Ti amavo, Håkan, permettimi il termine, da quando giravi in short nell’inverno norvegese più di 50 anni fa per le nostre settimane di teoria, lungo i vari periodi delle mie peregrinazioni, a Dubrovnik, Benidorm, Jondal, al Centro di Vienna durante il progetto sulle Immagini del Mondo nell’Anno 2000. Si poteva sempre fare affidamento su di te per un contributo con il tuo enorme, anzi crescente, arsenale di conoscenza. E ancora molto di recente Scienza della Sociologia Multidimensionale; Kees, Juan, e gli altri ti esprimono anch’essi il loro affetto.

Eri un intellettuale eccezionale, perfettamente a tuo agio in matematica, Cina, sociologia, filosofia, molto versato nelle lingue, fra cui il serbo; un esempio vivente della multi-disciplinarietà degli studi per la pace. Sapevi che serviva molto ed eri all’altezza. Era proverbiale la tua conoscenza enciclopedica, i problemi non li affrontavamo con Google, bensì con Wiberg. Fino alla fine hai contribuito alla nostra conoscenza e saggezza. Avevamo un disaccordo: per le radici della pace tu guardavi al passato e all’empirico, io più al futuro e al creativo. Ma questa differenza non divenne mai un ostacolo fra noi.

Håkan: ti vedo con gli occhi interiori assaporare i piaceri della vita con vera gioia nei tuoi occhi, sempre bravo a trovare parole per le buone sensazioni, senza perder tempo sulle cattive. Continuerai a vivere, Håkan, non solo per noi ma in noi. Grazie, grazie, caro amico, per i nostri tanti anni insieme, dedico il mio nuovo libro su quei primi anni a te, alla tua comprensione profonda.

26 luglio 2010 – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: In Memoriam of Three Colleagues Who Recently Passed On

http://www.transcend.org/tms/2010/07/in-memoriam-of-three-colleagues-who-recently-passed-on/

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