La filosofia di Gandhi in India oggi – P.V. Rajagopal e Shannon Moran

In un mondo sempre più indifferente alle filosofie di Gandhi, esiste ancora in India un luogo piccolo ma sicuro dove sopravvive la sua eredità. È nei movimenti popolari, nelle lotte della gente comune, che resistono tuttora i principi di Gandhi. È mediante i ricordi e la conoscenza della gente che si è stato conservato lo spirito d’integrità e uguaglianza per tutta l’umanità. Sforzandoci di riscoprire le radici della nostra umanità ci avviciniamo a reclamare la nostra spiritualità, la nostra correlazione reciproca e la nostra capacità di operare insieme verso la creazione di un mondo dove le nostre azioni siano guidate dalla pace e dal nostro desiderio di realizzazione dell’eguaglianza sociale. La lotta per mantenere vivo il credo di Gandhi affronta ostacoli da affrontare in modo diretto, attrezzati della nostra propensione a confidare che i principi della disobbedienza civile nonviolenta indurranno un risorgimento dei valori che guidavano un tempo le azioni del popolo dell’India.

Il nostro appetito insaziabile per l’indulgenza ha creato una società di consumatori incapaci di trovare un equilibrio fra il materialismo e la moralità, una società che sembra incapace di vedere le persone lasciate indietro dal “progresso” di questo paese. Dov’è la nostra moralità quando sacrifichiamo i diritti e la dignità dei nostri fratelli e sorelle in modo da continuare ad alimentare la nostra abitudine di accumulare cose materiali? Il nostro impulso al consumo ha lasciato ai margini molti cittadini di questo paese e possiamo averne la prova ogni giorno: nelle nostre città di notte quando i marciapiedi diventano i luoghi di riposo per coloro senza tetti o ripari; nel nostro andar al lavoro mattutino passando accanto a persone costrette a rassettarsi in pubblico per mancanza di impianti sanitari di base negli slum chiamati casa da centinaia di migliaia di loro; possiamo vederlo superando frettolosamente piccoli accattoni a braccio teso. Gandhi guardava dritto in faccia l’avversario, sfidava leggi ingiuste, guidò una lotta per i diritti e trionfò sui colonizzatori dell’India. Il suo messaggio era chiaro: l’India ha prosperato per generazioni grazie ai suoi sistemi economici tradizionali di villaggio. L’economia di villaggio rafforza le relazioni interpersonali e con la terra da cui essa dipende per coltivare di che mangiare e allevare le famiglie. Perché allora abbiamo fatto orecchie da mercante alle voci di coloro che conoscono le dinamiche per mantenere l’armonia fra produzione e consumo? Com’è che le voci che apprezziamo sono le stesse che chiedono l’oppressione dei poveri professando simultaneamente il proprio desiderio di vedere la creazione di modelli di sviluppo più sostenibili? Perché ci rivolgiamo alle forze che stanno dietro gli elementi distruttivi che reprimono i poveri quando si discute su come creare modelli di sviluppo a favore dei poveri? Il pericolo posto dal seguire la guida dell’oppressore verrà meno solo quando ci rivolgeremo a chi capisce e pratica le vie proposte da Gandhi per conseguire la conoscenza e segue i suoi consigli.

Oggi assistiamo a un nuovo tipo di lotta fra il villaggio globale in crescita e il villaggio rurale in deperimento. Ci siamo così desensibilizzati alle calamità attorno a noi che si è distorta la nostra comprensione della realtà. Ciò che questo segnala è la nostra sconnessione dalla moralità; e dalla società, perché noi, i “ricchi”, non siamo società. La nostra è una società di persone provenienti da tutti gli ambienti, sociali, economici e spirituali, e per tutti i percorsi della vita. Apparteniamo gli uni agli altri, eppure continuiamo ad attraversare la vita nell’illusione di non essere interconnessi. Affinché si possa dire di essere discepoli di Gandhi, dobbiamo scegliere di coinvolgerci in questa lotta. Non possiamo più permetterci di usare la nostra ignoranza come scusa per l’inazione. Il pensiero gandhiano oggi può cambiare l’aspetto di tale lotta, ma dobbiamo tornare ai suoi comportamenti e capirne i principi guida per recuperarne la filosofia.

Il cammino seguito da Gandhi non fu mai percorso in solitudine. Era sicuramente un rivoluzionario; la via che decise di seguire non era quella dei governanti o dell’élite. Egli procedette con migliaia di coloro che in questo paese credevano come lui che la nonviolenza e la verità erano gli strumenti per vedere realizzati i cambiamenti. È significativo che in un paese di più di un miliardo di abitanti, ci siano tanti di noi che procedono da soli, dimentichi di come ci si rapporti con coloro che sono al di fuori di quella che chiamiamo la nostra “comunità”. Guardiamoci intorno qui da noi oggi e troveremo questo paese pieno di divisioni politiche, religiose ed economiche, che erodono le radici che nutrono la nostra società. Questi steccati, queste comunità senza radici, possono essere corretti solo quando cessi d’esistere il solco fra “ricchi” e “poveri”. Il che vuol dire sensibilizzarci, permetterci di vedere a occhi aperti il mondo attorno con tutto il suo dolore e la sua sofferenza, allora sì che potremo ricollegarci alle persone circostanti e riformare la comunità perduta. Questa è l’epitome di quanto Gandhi propugnava. La sua era una lotta per la interconnessione di tutti, aldilà di classi, caste e divisioni.

Dato che gli effetti della globalizzazione raggiungono ogni angolo del mondo, diventa sempre più importante considerare attentamente l’impatto della creazione del villaggio globale sulle comunità tradizionali di villaggio. Quando l’impulso ad aumentare lo scambio globale non ne soppesa le conseguenze, le dinamiche della comunità di villaggio sono minacciate. Si perdono le tradizionali attività economiche sotto l’influsso di merci meno costose fabbricate all’estero. Mentre molti sostengono che con la globalizzazione arrivi anche la connettività, essa non include le comunità rurali sulle quali tuttavia influisce. Si perdono modalità agricole tradizionali a vantaggio di un’agricoltura industriale senza fornire uno spazio per la transizione. La tendenza in politica è orientata pesantemente verso la creazione di un’India industrializzata la cui crescita economica è costruita sulla schiena dei poveri. Ci sono piccole nicchie di comunità che restano collegate alla visione di Gandhi di un’economia basata sul villaggio che rafforzi i legami comunitari e favorisca un equilibrio fra produzione e consumo, ma quanto saranno in grado di resistere alle pressioni per lo “sviluppo” dell’India? Lo scontento sta crescendo e si può tranquillamente notare per strada il manifestarsi dell’inquietudine civile. Il consumismo e il capitalismo sono le forze trainanti dietro i poteri che governano questo paese, ma c’è potere altresì nelle lotte popolari. C’è potere nella loro dedizione alla filosofia di Gandhi. Saranno le lotte popolari a riportarci sulla sua strada, ma sta a noi determinare quanto velocemente ciò avverrà.

P.V.Rajagopal e Shannon Moran sono attivisti del movimento Ekta Parishad di cui Rajagopal è presidente e principale animatore.

Ekta Parishad, che in hindi vuol dire “forum dell’unità”, è una sorta di “Movimento dei movimenti” che raggruppa circa 11.000 comunità di base, collegate a livello internazionale con altri movimenti analoghi, quale Via Campesina. Questa rete di movimenti ha una ispirazione dichiaratamente e coerentemente nonviolenta, che si richiama alla filosofia di Gandhi per promuovere azioni in difesa delle popolazioni più povere e diseredate dell’India (contadini, marginali, adivasi, dalit, senza terra). Oltre alla grandiosa marcia, Janadesh, che nel 2007 ha portato 25.000 persone dal centro dell’India a Delhi per reclamare i diritti dei senza terra, la prossima iniziativa, Jan Satyagraha 2012, avrà carattere non solo locale, ma internazionale. È programmata a partire dal 2 ottobre 2012 e si propone di portare almeno 100.000 persone da Gwalior a Delhi con l’ambiziosa intenzione di risolvere definitivamente il problema dei senza terra in India.

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Gandhi’s Philosophy in India Today

http://www.ektaparishad.com/gandhis_pi.php

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