Cinema – Il volo – Recensione di Laura Operti

Il volo – Un film di Wim Wenders, con Ben Gazzara, Luca Zingaretti, Salvatore Fiore, Drammatico, 32′ – Italia 2010

Un grande regista incontra la realtà di piccoli paesi del sud che fanno dell’accoglienza degli stranieri, il loro impegno presente e il loro destino. I clandestini che arrivano sui barconi non sono solo amici, ma sono coloro che possono ridare vita a borghi abbandonati, a strade vuote, a cuole chiuse, strappandole alla decadenza. La tristezza di un bambino, che corre da solo lungo le scalinate di un borgo arroccato sopra un mare meraviglioso si scioglierà nel vociare di tanti bambini che vengono dall’Afghanistan, dalla Turchia, dalla Serbia e corrono e giocano a pallone, e vivono con le loro famiglia operose e riconoscenti verso la popolazione italiana.

Il regista è Wim Wenders, i paesi sono quelli della Locride, Scilla, Badolato, Riace.

Il documentario della durata di 32 minuti è stato realizzato con la tecnica 3D, con la collaborazione di Gianpiero Piazza, la figura più importante della stereografia italiana e prodotto dalla Regione Calabria. Non sarà facile vederlo nelle sale cinematografiche.

Hanno partecipato al film Ben Gazzara, nella parte di sindaco di Badolato (doppiato da Giancarlo Giannini) e Luca Zingaretti , capo della polizia che deve mettere ordine ai nuovi arrivati dal mare.

Quanti i barconi stipati di diseredati nel cinema! Da quello “profetico”dei serbi che compare nel film E la nave va di Federico Fellini (1983), a quello degli albanesi di Lamerica di Gianni Amelio (1994), a quello del film- testimonianza, autobiografico Come un uomo sulla terra dell’etiope Dagmawi Yimer (2008). Simboli di una sofferenza grandissima che porta allo sradicamento radicale, pieno di insidie e di incertezze. Quelle insidie e quelle incertezze che le popolazioni di Calabria, con in testa la comunità di Riace, guidata dal sindaco Domenico Lucano, stempera, fino a farle scomparire in un progetto di solidarietà e di comunicazione, in cui non si parla solo di denaro, ma di diritti e di dignità.

Wenders è stato colpito da tutto questo, la magia dei luoghi in cui pare che il tempo si sia fermato, l’intensità degli sguardi dei bimbi, la volontà collettiva di vivere. Molte (forse troppe) sono le sequenze che riprendono il regista pensoso e turbato di fronte al fenomeno di questi rifugiati, uomini, ragazzi, bambini che per una volta non vengono respinti, ma accolti con un sorriso. E da

questo sentimento di condivisione il prezioso documentario.

Speriamo che, superando vari ostacoli, il film sia visto in Italia e anche fuori dall’Italia, in un’Europa in cui come dice Zigmunt Bauman «…sta passando la linea dell’essere “duri” a tutti i costi nei confronti degli immigrati e di limitare al massimo le richieste di coloro che chiedono asilo politico […] La forza dell’Europa è nei dettagli e nella sua varietà linguistica, culturale, sociale […] La forza dell’Europa è quella di poter farsi promotrice di quella che io chiamo l’arte del vivere collettivo». («MicroMega», 5/2010).

Ma a Bruxelles, a Strasburgo cosa sanno di questi piccoli paesi del sud, veri laboratori di multiculturalismo?

Ancora, speriamo che la gente vada al cinema.

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