Sandro Lagomarsini, Ultimo banco. Per una scuola che non produca scarti – Recensione di Angela Dogliotti Marasso

Sandro Lagomarsini, Ultimo banco. Per una scuola che non produca scarti, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2009.

«Come mai non riesci a stare due ore fermo nel banco e i tuoi compagni sì?» hanno chiesto a un ragazzo irrequieto. Risposta: «Si vede che non sono normali» (pag. 28).

Questo piccolo aneddoto ben esprime tutta la passione che Sandro Lagomarsini, prete e maestro sull’Appennino ligure, ha per una scuola che sappia davvero comprendere, e perciò educare, i ragazzi.

Ultimo banco (sottotitolo significativo: Per una scuola che non produca scarti), edito nel 2009 dalla L.E.F. (prima editrice anche della Lettera a una professoressa della Scuola di Barbiana di don Lorenzo Milani) raccoglie i brevi e incisivi articoli che don Sandro pubblicò per tre anni sul quotidiano Avvenire, in una rubrica settimanale dallo stesso titolo, con lo scopo di “sostenere l’impegno di chi vuole una scuola per tutti, che non trascuri e non dimentichi nessuno”.

Obiettivo da tenere quanto mai presente , di questi tempi.

Sono pagine piacevolissime da leggere, che scorrono veloci e rinfrancano il cuore. Sono pillole di saggezza pedagogica e civile, nutrite da un atteggiamento fortemente empatico verso i ragazzi, frutto di un ascolto attento e di un uso critico e intelligente delle più aggiornate conoscenze scientifiche sul mondo dell’età evolutiva, dell’apprendimento, della didattica, in un quadro di ampia e solida cultura generale.

Si possono infatti trovare riferimenti agli autori e agli ambiti più diversi: da Lurija a Eugene P. Odum, da P. Levi a Etty Hillesum, da C. Chaplin a Margarete von Trotta, da Vittorino da Feltre a Maria Montessori, da Mario Lodi a don Milani.

Proprio a quest’ultimo si ispira l’esperienza di doposcuola popolare per i figli dei contadini di montagna da cui nascono questi testi. Mario Lodi ha curato, invece, la bella presentazione introduttiva.

Gli argomenti toccati sono i più vari, ma c’è un filo rosso che li collega tutti: è la fiducia nelle capacità dell’infanzia, la necessità di connettersi, nell’insegnamento, alle esperienze e ai sistemi di pensiero degli alunni per sostenerne le autonome risorse di crescita.

Si potrebbe riassumere in una frase l’assunto principale del libro: la scuola è pienamente scuola solo se è vita, e se è vita per tutti, a cominciare da chi sta nell’ “ultimo banco”, perché l’“ultimo banco” non esista più.

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