Relazione incontro della giornata “Con e per gli Animali” – Carlo Bosco e Beppe Marasso


La riunione è stata introdotta da Beppe Marasso e Carlo Bosco.

Beppe Marasso di Neive (CN): benvenuti a voi che arricchite e onorate anche con un numero felicemente imprevisto questa riunione.

Tra noi molti ci conosciamo da tempo, altri sono volti nuovi e dunque ancora più benvenuti. Vedrete che facendo il “censimento” di noi stessi, cioè il giro di presentazioni reciproche saremo tutti sorpresi dalla singolarità e varietà delle iniziative in cui siamo impegnati.

Io sono contadino a tempo parziale nella mia cascina situata nella bassa Langa e agisco nel progetto iniziato da Carlo Bosco, che ringrazio di cuore, come responsabile della Commissione Agricoltura di Pro Natura, e con il sostegno dell’Ecoistituto del Piemonte.

Sono profondamente persuaso che la crisi sociale e ambientale che ci minaccia sia l’epifenomeno di una crisi morale e spirituale. A mio parere occorre il coraggio di un ripensamento libero delle intere strutture produttive e dei conseguenti stili di vita. La proposta della reintroduzione moderna degli animali da lavoro in agricoltura è un pezzo, piccolo ma significativo, di questo ripensamento.

Insieme alle grandi ragioni culturali, sociali, ambientali, energetiche e agronomiche scopriremo negli animali dei compagni di lavoro, degli amici. A questi compagni e amici riconosciamo dignità di viventi che a differenza di noi non sanno parlare, ma come noi possono soffrire. Perciò sin da ora ci orientiamo a un’alimentazione più vegetariana.

Carlo Bosco di Nichelino (TO): ho avuto a che fare con asini e muli nella mia infanzia contadina. Da adulto ho poi lavorato nel settore meccanico e impiantistico. Nel girare per l’Italia, soprattutto in Piemonte, Liguria e Sardegna ove è nata mia moglie, ho studiato a lungo come risolvere i problemi di quelle terre difficili, per ora erroneamente non considerate. Per le altre situazioni, la risposta finora più importante in Italia è venuta dal gruppo “Noi e il Cavallo” animato da Albano Moscardo esperto sia come contadino, sia come progettista meccanico. È però difficile che un singolo gruppo possa dare la risposta capace di cambiare radicalmente la situazione, particolarmente urgente nelle terre alte delle Alpi e degli Appennini, senza coinvolgere le istituzioni e i centri di ricerca nazionali o europei.

Il lavoro con gli animali, nostri compagni di vita, migliora anche noi uomini perché ci rende più sensibili anche nei confronti dei nostri simili.Per sensibilizzare le istituzioni su questi vitali argomenti vi chiedo un contributo scritto sulle vostre esperienze o aspirazioni per scrivere un libro collettivo che sarà coordinato da Marco Verdone. Come introduzione alla discussione del pomeriggio vorrei, con il vostro permesso, leggere un mio documento preparato in questi giorni.

Giovanni Ricchiardi di Murazzano (CN): avevamo le nostre radici in città, dove c’è aria grama, mangi veleni, bevi che non va e soprattutto si produce ingiustizia. Fu così che il mio impiego in Fiat è saltato. Graziella ed io eravamo legati all’Azione Cattolica e sostenevamo l’Operazione Mato Grosso. Ma anche questo non ci bastava soprattutto per il carattere assistenziale delle missioni. Ci voleva la nonviolenza che abbiamo scoperto leggendo Gandhi e Don Milani. Di lì l’accostamento all’Arca che sono comunità dove si producono le cose necessarie per vivere. Noi siamo stati nella Comunità in Puglia. Avevamo mucche e cavalli e non motori. Ci siamo avvicinati così esistenzialmente ai poveri del terzo mondo che non rovinano l’ambiente. Facciamo, ora piccole trasformazioni di beni che raccogliamo nell’ambiente (sambuco, rosa canina ecc.) e le vendiamo sul mercato.

Graziella Ricchiardi la moglie: abitiamo a Murazzano (CN) in una piccola casa tra i boschi. Non avendo la corrente elettrica non abbiamo televisione, radio, ma ci sentiamo collegati al mondo attraverso gli amici e il telefono. Abbiamo la cavalla Medea che arriva da San Rossore, tre pecore e qualche gallina.

Armando Nobili di Torino: ho tante idee che aspettano realizzazioni. Tra questi aspettanti vi sono anche, da dieci anni, due mule Martina Franca.

Michele Simonetti di Borghetto di Borbera (AL): anch’io fino a dieci anni fa abitavo e lavoravo a Torino presso l’ENEL. Ora sto in una cascina della Val Borbera che ha subito un abbandono di cinquant’anni. Vi lascio immaginare il lavoro per riportarla in vita. Allevo una Bardigiana e un Aveglinese con cui vorrei curare il territorio. Anch’io come i Ricchiardi tengo la macchina a mezzo Km da casa perché una frana m’impedisce di arrivarvi. La tutela del territorio è il punto del mio maggior impegno.

Renzo Lencia di Torino: sono istruttore forestale presso l’IPLA. Istruisco anche sul tema dell’esbosco e su questo punto non solo io ma l’Ipla stessa vorrebbe riprendere l’attività con gli animali. Per hobby allevo tre asini sardi.

Andrea Perotto di Salbeltrand (TO): alterno l’attività di giardiniere con quella di boscaiolo. Mi sono avvicinato alla Trazione animale per l’intensa memoria del nonno. È cosi che ho cominciato l’esbosco con il cavallo poi ho coinvolto l’Ipla. Anche da noi, come si è fatto in tutto il centro-nord dell’Europa, bisogna divulgare l’esbosco con il cavallo e formare a quest’attività tanti giovani.

Gianfranco Savarino di Fiano (TO): ho studiato agraria, sono agronomo e conduco la piccola azienda agricola di famiglia. Vi abbiamo usato il cavallo fino al 1997 quando con la morte del nonno non fu più possibile tenerlo. L’attrezzatura però è ancora intatta e pronta per un nuovo animale.

Anna Maria Vottero di Fiano (TO): sono la madre di Gianfranco e lo aiuto nell’allevare le capre e fare il formaggio. La ripresa dell’esperienza di campagna dopo quella d’insegnante di lettere, mi piace.

Enrico Cauda: sono un “neoagricoltore insediante” a Santo Stefano Roero. Ho fatto l’impiegato fino all’autunno scorso ora con l’aiuto di Cristina e il suo cavallo (meticcio francese) ho iniziato l’attività agricola a tempo pieno.

Fausto Cerboni di Varzi (Pavia): vivo nell’Oltre Po Pavese e curo terreni sia a Varzi, sia sui monti soprastanti. Siamo una comunità di sei famiglie e stiamo ricostruendo un villaggio abbandonato. In questo lavoro iniziato sei anni fa, da subito, abbiamo pensato ai cavalli anche grazie a Matteo allevatore di Merens. Ora ne abbiamo quattro, e tutto l‘esbosco lo faccio con i cavalli. Abbiamo un alpeggio, dove vivono i Merens allo stato brado. Facciamo agricoltura sinergica e con il metodo FUKUOKA.

Ho sentito che diversi di voi hanno formazione letteraria, agronomica o ingegneristica, la strada è stata la mia formatrice; ho davvero viaggiato molto nel mondo.

Mirco Vignolo di Cremolino (AL): mio nonno aveva buoi e mucche che mio padre abbandonò. Chi mi ha dato la possibilità di lavorare la terra è stato un grave incidente in cui un mio collega ha perso la vita e io non ho più potuto continuare la mia professione di vigile del fuoco. Dopo alla convalescenza ho conosciuto un mulattiere abruzzese con cui sono diventato amico. Ora, vecchio, ha smesso vendendomi i cavalli. Ho una fattoria didattica attraverso la quale cerco di trasmettere ai ragazzi l’amore per l’agricoltura contadina. In tutte queste cose ho sentito il sostegno e l’amicizia dell’emiliano Massimo Montanari.

Francesco (Cecco) De Matteis di Rore frazione del comune di Sampeire (CN) in Val Varaita: anch’io sono un “ibrido”. I miei primi diciotto anni li ho passati a Torino ma il mio cuore era già a Rore. Avevo iniziato l’Università ma l’ho lasciata nel settantacinque perché mi sono buttato a rifare una vecchia casa nel frattempo ereditata. È cosi che ho scoperto la bellezza del lavoro manuale che, insieme a quello intellettuale, dà completezza all’uomo.

Allora Rore aveva solo abitanti anziani. Tutta la generazione degli anni cinquanta era via. I terreni erano sostanzialmente trascurati. Io scavalcando il vicino Colle dell’Agnello avevo aggiunto all’esperienza edilizia quella dell’agricoltura di montagna. È in Francia che vidi i cavalli Merens, mi piacquero e mi portai a casa un puledro, è stato il primo Merens arrivato in Italia. Con questo cavallo ho cominciato a fare esperienza e lui con me. È stata una bella reciproca esperienza.

Ho finito la casa, mi sono sposato, sono nati i figli, altri si sono avvicinati. Abbiamo costituito una cooperativa che ha proposto il trekking (ma io preferisco il termine piemontese o francese). Le passeggiate non bastavano e la cooperativa ha sviluppato l’edilizia tradizionale e ora abbiamo vari cantieri aperti. La Coop, che ha il nome provenzale “Lu Viol”, in questo periodo occupa quindici persone a tempo pieno. Ora Rore è tornata a vivere.

Con mia moglie, che ha ereditato l’azienda del padre, coltiviamo prati e castagneti. Alleviamo da dodici a quindici capi Merens che vendiamo da vita non DPA (Non Destinati Per Alimenti).

Marco Morra di Genova: sono diverso da molti di voi perché vivo in città a Genova, ma non diverso nei valori. È da venti anni che allevo cavalli Merens. Ora sono il presidente degli allevatori mentre Francesco De Matteis (per gli amici Cecco) è il presidente onorario. La presenza di Merens consente di recuperare il territorio, è animale docile, sobrio e forte pur essendo di media taglia (peso medio 500 – 600 Kg). Io, prima di allevare i Merens, conoscevo già il mondo dei cavalli, erano quelli da corsa, ho visto che non facevano per me. Finisco dicendo che sostengo un’associazione culturale che ha in progetto di costruire un’ippovia permanente per fare conoscere e sostenere le attività del nostro territorio. Abbiamo anche fatto nascere con altri amici la casa editrice “Il Piviere”, che produce libri su temi ambientali.

Albano Moscardo di Verona: sono figlio di contadini ma non m’interessava l’agricoltura di mio padre, che, peraltro voleva facessi altro. Quando nel 1988 è morto, mi ha lasciato l’azienda agricola situata nel comune di Verona. Avendo un deciso orientamento biologico e biodinamico che aveva interessato altri giovani, ci siamo chiesti se era possibile reinserire gli animali. Nel 1990 sono partito per gli USA, dove ho avuto un intenso contatto con gli Amish. Sono tornato a Verona con un container pieno di attrezzi per l’uso dei cavalli. Ora dedico metà del mio tempo all’agricoltura e metà alla progettazione professionale. Studio macchinari perché gli attrezzi del nonno non ci bastano. Abbiamo fatto dei prototipi e diversi li abbiamo messi in produzione.

Marco Verdone di Migliarino (Pisa): sono veterinario omeopata. Da venti anni seguo gli allevamenti nell’isola-carcere della Gorgona, dove i carcerati, anziché marcire nell’ozio, lavorano. Seguo anche l’allevamento di cavalli TPR e di bovini bradi (chianine, pisane e limousine) a San Rossore. Tutti gli anni il Parco vende i cavalli in esubero. Alcuni iscritti al libro genealogico della razza sono venduti “da vita”. I non iscritti sono venduti “da carne”. E’ chiaro che questi ultimi hanno una grossa possibilità di finire al macello. Quest’anno invece tutti e 20 cavalli TPR sono stati venduti da vita a singole persone e tante altre hanno mostrato interesse verso i cavalli e il lavoro che si potrebbe svolgere con loro. Il problema è che manca cultura a proposito, momenti di divulgazione e formazione. In questo modo potremmo evitare che i cavalli finiscano per produrre carne. Io non mangio carne. Chi conosce gli animali, sa che siamo parenti ed io non voglio mangiare parenti e amici.

Con la Regione Toscana vorremmo fare un corso per i carcerati e per gli animali per introdurre entrambi al lavoro agricolo. Nel vicino paese di Santa Maria a Monte è in corso il progetto “Ciuchini spazzini” ispirato dall’esempio siciliano di Castelbuono.

Sia il parco sia l’isola sono beni pubblici, cioè di tutti, e tutti dunque abbiamo il diritto- dovere di premere perché siano correttamente utilizzati.

Enrico Scotto di Bene Vagienna: ho sempre avuto cavalli e ora li impiego anche nella produzione orticola che svolgo in Bene Vagienna (CN). Utilizzo i cavalli anche nel bosco. Allevo due Pecheron e due Contois. Entrambi sono razze francesi perché i francesi sono i più concreti. Hanno selezionato straordinarie razze da tiro. Non a caso tutte le sette – otto razze più note in Europa sono francesi. Attenzione però a non fare astrattezze ideologiche. I miei cavalli stramangiano e sarebbero economicamente insostenibili se non li vendessi anche da carne. Faccio notare che ho anche tre cavalle molto anziane che sono completamente in pensione.

Nino Gabella, nato a Tagliolo Monferrato nel 1933, ha dedicato e impegna ancora oggi tutta la sua vita al lavoro con gli animali. Figlio unico di un carrettiere già all’età di 10 anni dovette iniziare ad accompagnare il padre in questo duro mestiere, che prevedeva il trasporto di merci dal basso Piemonte al porto di Genova nel difficile periodo dell’occupazione tedesca.

Dall’età di 18 anni ha dovuto proseguire da solo il lavoro per la morte prematura del padre. La necessità e la bravura lo fecero ben presto diventare un riferimento per tutte le persone che si sono avvicinate alla trazione animale.

Abile e coraggioso nel domare asini, muli e cavalli, e infaticabile agricoltore, la modernizzazione e l’avvento delle macchine non l’hanno portato ad abbandonare una tradizione che mantiene nonostante l’età.

Giorgio Arata, nato a Ovada nel 1948 (padrone di casa), appassionato di viaggi iniziati fin da giovane (a Rimini col MOTOM 50 nel 1965; con la PRINZ in Turchia), calciatore a livello semi professionistico, nel 1978 si avvicina al mondo dei cavalli dopo un viaggio a Calgary dove si appassiona e apprende i primi rudimenti da un cow boy del luogo. Nel 1979 acquista i suoi primi due cavalli che, con difficoltà, riesce a domare ed addestrare.

Nel 1980 acquista un terreno in prossimità del Parco delle Capanne di Marcarolo e qui apre un maneggio e, negli anni, si perfeziona in addestramento cavalli e trekking. In quegli anni, con la tenacia e la fortuna, entra a far parte della Nazionale Italiana Endurance partecipando a due campionati mondiali e due Europei.

Nel 1988 partecipa al Campionato Mondiale negli U.S.A. in Virginia, classificandosi 17°. In questi ultimi anni si è avvicinato alla trazione animale, studiando e perfezionandosi sia con l’amico Nino, sia visitando e osservando professionisti francesi, tedeschi e americani. Il suo impegno è finalizzato alla diffusione verso i giovani di questa bellissima arte.

Pomeriggio 2° sezione

Carlo Bosco: legge il seguente documento.

Agricoltura e Territorio: TROPPO o NIENTE?

L’uomo raccoglitore-cacciatore, con l’aumentare di numero, per sopravvivere dovette improvvisarsi agricoltore. Con il tempo si rese conto che doveva anche curare con amore la sua piccola porzione di universo. Gli agricoltori, con il susseguirsi delle generazioni e con poveri mezzi a disposizione, hanno reso produttivi e trasmessi ai discendenti gli attuali incantevoli paesaggi di colline e montagne. La nostra avida generazione, con i potenti mezzi a disposizione, sta abbandonando le terre non meccanizzabili e sterilizzando tutte le altre con esasperate monocolture industriali.

Troppo o niente sono i nostri attuali guai: la diversificazione, le mezze misure e le medie grandezze sono considerate dei tabù ideologici anziché autentiche opportunità. L’esasperato gigantismo della meccanizzazione a motore, paradossalmente, ci sta avvicinando al niente per i seguenti motivi:

1. Non è alla portata di popolazioni povere o tecnologicamente non adeguate a gestire la complessa e delicata necessaria manutenzione.

2. Non è operativo o non economico nei piccoli appezzamenti, in montagna e impervie colline, con conseguente abbandono di quelle aree.

3. Compatta il terreno col proprio peso rendendolo impermeabile e progressivamente sterile.

4. Impone nei terreni a esso congegnali un’agricoltura di tipo industriale e monoculturale con un EROEI complessivo (energia di ritorno da energia investita) negativo di 1:10, semplificando: si consumano dieci litri di gasolio, che si trasformano in gas serra e calore disperso, per ricavare un solo litro di olio commestibile.

5. Induce la progressiva sparizione della biodiversità di flora e fauna, sia domestica sia selvatica, anche a causa del maggior ricorso alla chimica e ai fitofarmaci.

Oggi le attività agro-silvo-pastorali anche in ambito turistico-paesagistico sono divisibili in due gruppi: quelle meccanizzabili con macchine di varia grandezza e quelle non meccanizzabili per ragioni orografiche, economiche e infortunistiche. Le su citate attività non meccanizzabili, se non abbandonate, sono svolte prevalentemente a mano con immani sacrifici a fronte di un misero reddito.

Manca ancora una reale alternativa operativa in entrambe le situazioni, nel primo caso per: ridurre i costi, aumentare l’operatività in tutti i piccoli appezzamenti, ripristinare una sufficiente diversificazione produttiva e nel contempo, migliorare la qualità delle produzioni riducendo l’uso della chimica; nel secondo caso, per fornire strumenti operativi a costi sostenibili, dotati di produttività confrontabile con i moderni trattori di medio-bassa potenza e adatti alle impervie condizioni orografiche, per ripristinare un reddito dignitoso e stimolare un massiccio ripopolamento di queste aree. Il ripopolamento produttivo è anche vitale per la protezione idrogeologica dei territori.

Tra il troppo o il niente una valida soluzione intermedia (capace di coprire tutte le situazioni operative di pianura, collina e montagna) è rappresentata da: asini, cavalli e muli promossi professionalmente al livello di manovratori di attrezzi. Qualsiasi ragionamento su soluzioni alternative, non può prescindere dal fatto che per utilizzare tutta l’infinita gamma d’attrezzi agro-silvo-pastorali già sul mercato occorre, ove necessario, ricorrere anche a piccoli motori termici ausiliari.

In America e in Europa, produttrici e patrie delle grandi macchine, c’è fortunatamente anche un grande fermento creativo per la massiccia reintroduzione nei lavori agricoli in pianura e dolce collina degli equini (peraltro, mai completamente abbandonati) in diretta concorrenza (entro certi limiti) con i trattori.

Ora sono quasi completamente scoperti lo studio e la sperimentazione nelle aree marginali di montagna e alta collina, nonostante che sulle Alpi esitano:

  • 4,5 milioni di ettari di terreni agricoli, in gran parte adibiti al pascolo.
  • 500.000 piccole aziende agricole di cui la metà in Italia che attendono adeguati strumenti operativi.
  • 6.5 milioni gli animali allevati, di cui la metà sono bovini che ormai consumano fieno comprato in pianura.
  • 5% la popolazione addetta all’agricoltura, troppo pochi in rapporto alle reali potenzialità.

Inoltre, sparsi per l’Italia esistono 2830 comuni in avanzato spopolamento per bassissimo reddito procapite.

Da quanto riportato emerge che abbinando cavalli o altri equini da lavoro all’attuale tecnologia diffusa, si avrebbe la concreta possibilità di ripopolare le Alpi e gli Appennini, con la conseguente creazione di moltissima occupazione, esaltare e ampliare la gamma dei prodotti di alta qualità italiani provenienti, prevalentemente, proprio da colline o montagne. A patto che si faccia ricerca, sperimentazione e si predisponga le necessarie strutture per l’addestramento di animali e operatori per questa nuova ecologica disciplina. Queste attività, non sono alla portata di un singolo individuo e neppure di un piccolo gruppo per ragioni organizzative ed economiche.

Occorrono la sensibilità e l’impegno delle istituzioni e delle associazioni di categoria interessate. Il libro in progetto vorrebbe, divulgando l’impegno e le esperienze di molte persone, riuscire a sensibilizzare proprio le istituzioni qui citate e chi, sensibile a questi temi, vorrebbe il superamento dell’attuale crisi economica e un mondo migliore per se e per i propri discendenti. Carlo Bosco.

IL DIBATTITO

Limitiamo per il momento la nostra riflessione agli equidi nell’ottica economica (anche se si può trarre una valenza ludica, non però la maggiore).

Anche in questa sola dimensione lo scambio di opinioni ha reso evidente che nella nostra società c’è si grande ignoranza, ma anche enorme curiosità.

Quando Andrea Perotto si è impegnato nell’esbosco con il cavallo (unico per ora in Val Susa) e ha comunicato questa iniziativa, c’era una piccola folla a fotografare il suo lavoro. Peraltro avviene anche che la “confessione” di coltivare con il cavallo un terreno fatta alla commissione che valuta l’idoneità professionale agricola per accedere ai fondi PSR (Piano Sviluppo Rurale) determina in alcuni commissari una dura ostilità. È quanto è successo alla signora inglese di nascita ma residente con il marito Enrico Scotto a Bene Vagienna.

Nell’Italia settentrionale c’è una notevole importazione di cavalli. Provengono per il Piemonte soprattutto dalla Francia (40-50 ogni mese, ardennese, breton, comptois a 1 €/Kg), per il Veneto dalla Polonia. Quasi tutti destinati al macello. Di norma dall’Est vengono bestie vecchie e sfruttate, dalla Francia animali in più buona salute per cui c’è la comprensibile tentazione di sottrarli al macello e avviarli al lavoro.

Questa via economica si scontra però con le legislazioni e l’attesa di chi alleva cavalli di razza certificati. Certamente più costosi, ma anche più sicuri, come quelli venduti attraverso le associazioni di razza.

A questo punto i più competenti hanno descritto le ragioni delle loro preferenze: chi per i Merens, chi per i Bardigiani, chi per i TPR italiani (Tiro Pesante Rapido) ecc.

Per aiutare chi si accosta a problematica cosi complessa si è proposto di scrivere anche un VADEMECUM. Va individuato chi farà, eventualmente questo lavoro.

Formazione delle persone

Esperienze di formazione ci sono state in Veneto e in Toscana e altre sono in programma a breve. Quelle Venete, sostenute finanziariamente dalla Regine, hanno avuto molti iscritti. È, però un errore, afferma Albano Moscardo, il corso completamente gratuito perché se non ci metti almeno un po’ del tuo ti senti meno impegnato.

Quest’anno, sempre in Veneto si farà un corso, non più di sessanta ma di trenta ore e i partecipanti pagano un contributo di 50 € .

Il conducente dell’animale, se vuole che questo sia un professionista, deve essere lui (l’uomo) un vero professionista. La mancanza di professionalità è la difficoltà maggiore che dovremo affrontare. A questo fine Renzo Lencia, che lavora come formatore nei corsi per boscaioli, c’informa che IPLA di Torino sta organizzando un corso di “Esbosco con Cavalli”.

Un corso breve di primo orientamento è in programma presso l’Azienda “Enrico Cauda” in Frazione S. Antonio di Santo Stefano Roero. Si svolgeranno venerdì 16 e martedì 20 aprile. Telefonare ad Agribio Piemonte Tel 0173 748211; E-Mail: [email protected]. Corsi di successo sono stati svolti da Marco Spinello nell’Ecovillaggio di Torri Superiori (Imperia). Ne riferisce un recente numero di AAM-Terra Nuova.

Finimenti

Anche su quest’argomento le esperienze scambiate sono state molteplici e non tutte convergenti. Diversa ad esempio è la valutazione del mezzo di traino, se catena o corda, per il tiro flessibile di attrezzi agricoli, il trascinamento di slitte e tronchi d’albero. Aperta, è anche la discussione sull’uso della monobarra fissata mobile sul dorso dell’animale per manovrare carrelli porta attrezzi in sostituzione delle classiche stanghe. USA e Svezia producono il tipo di finimenti più usabile. Quelli tirolesi sono buoni ma costano troppo, a differenza di quelli cecoslovacchi molto economici ma che si spaccano facilmente, come certi dismessi dagli eserciti. Per stare nelle nostre zone, alcuni segnalano che esistono sellai anche da noi e che andrebbero sostenuti con le nostre commesse. Ad esempio, in provincia di Alessandria ha smesso da poco un sellaio di ottant’anni. Fortunatamente l’attività è stata ripresa dalla figlia. Altro sellaio è presente in Val Susa, altro in Val d’Aosta.

Un’isola felice è rappresentata da Ivrea (TO), dove i cavalli impiegati nel famoso carnevale sono forniti di finimenti di lusso prodotti localmente. Qui però si prescinde da valutazioni economiche che, invece, deve fare chi produce nei campi.

Forse, termina Albano Moscardo, la mediazione più opportuna è comprare le collane per cavalli negli USA mentre il resto si può avere economicamente e funzionalmente in loco. Per quanto riguarda le collane per asini, sembrano di notevole interesse quelle portoghesi.

Attrezzi operativi.

Abbiamo a disposizione attrezzi per equini di progettazione e produzione della “PROMMATA” francese, rappresentata in Italia da Marco Spinello di Roccaverano (AT) socio dell’associazione “ASINOI”.

Di progettazione e produzione Italiana al momento ci risultano solo quelli del gruppo “Noi e il Cavallo” di Albano Moscardo che precisa: noi continueremo a buttare fuori delle macchine. Abbiamo già sette prototipi, di cui cinque entrati in produzione. Ogni macchina è fornita di libretto d’istruzione e di certificazione (se ti fai male usandola, io devo essere tutelato). La più grande produzione di attrezzi per equini è comunque quella degli USA. La cosa è spiegata dal fatto che in America le aziende agricole che lavorano con i cavalli sono 200.000, mentre ne abbiamo 90 in Germania e 3-4 in Italia!

Sul tema, Carlo Bosco responsabile della “Commissione Agricoltura di Pro Natura Torino” aggiunge: ho concepito un sistema che punta a superare la semplice trazione degli attrezzi operativi assegnando agli animali anche l’importante funzione di manovratori degli stessi forniti se necessario di piccoli motori termici ausiliari. Ciò permetterà di salvare le attività primarie (agro-silvo-pastorali) in montagna e alta collina dal totale degrado. Per ora l’impostazione ha suscitato l’interesse di ricercatori di “IMAMOTER” del CNR e del “Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Torino”. Se sono rose, fioriranno.

Pubblicazioni.

La riunione di Lerma in prima battuta era stata pensata come redazione di un libro agile che riassumesse lo stato dell’arte e avesse la funzione di autoconoscenza del nostro movimento e soprattutto fosse uno strumento per sensibilizzare le istituzioni verso queste valide ed economiche possibilità.

La partecipazione alla riunione in numero davvero superiore a ogni attesa ha fatto sì che del libro si sia fatto solo un cenno, ma il progetto rimane in piedi, anche grazie alla sollecitudine di Carlo Bosco e Marco Verdone. L’editrice interessata è la LEF, la stessa che ha già pubblicato il bellissimo libro “Lo Spirito di Gorgona” di Marco Verdone.

Ad aprile il Mensile “Vita in Campagna” avrà come allegato un volumetto curato da Albano Moscardo, inoltre esistono già qualche filmato sull’attività di “Noi e il Cavallo”.

Eventi.

Il tema eventi è stato stimolato soprattutto da Andrea Perotto la cui uscita con il cavallo nell’esbosco è stata, almeno per un pezzo della Val Susa, un evento. Aggiunge Andrea “bisogna andare fuori, perché certo questa è una riunione di persone informate, ma tutta la società ignora, ad esempio, che l’esbosco fatto con potenti mezzi meccanici è veloce, ma non si può fare senza l’apertura di piste che lacerano la foresta montana”.

Anche in pianura, valga l’esempio di San Rossore, l’esbosco meccanico è forzatamente distruttivo. Entrano in foresta, mezzi che pesano tonnellate, con ruote alte quasi due metri che lasciano solchi profondi in cui l’acqua in pianura ristagna e in montagna ruscella. Alle istituzioni dobbiamo chiedere che l’esbosco nei parchi sia riservato agli animali, com’è già stabilito per tanta parte del centro e nord dell’Europa.

Giorgio Arata, precisa: attenti che se la rivendicazione fosse accolta avremmo nell’ immediato difficoltà ad accoglierla perché ancora troppo poche sono le coppie Uomo e animale istruite. È per questo, osserva Moscardo, che chi ha davvero passione deve iniziare da se stesso. Le istituzioni sovente sono sorde, e a volte ostili come dimostra l’episodio di Bene Vagienna. Se aspettassimo le sovvenzioni di Stato e Regioni stiamo freschi.

Sul tema “rompere le scatole alle Istituzioni” si aggiungono varie voci tra cui Verdone e Bosco. Lencia domanda: nel concreto quali sono gli eventi già fatti e dunque ripetibili? Essi sono così riassumibili:

  1. Oulx a settembre.
  2. Agrifiera di Pontesserchio di San Giuliano Terme (Pisa), già nel 2009 ha visto la nostra presenza. Quest’anno il tema di dibattito è “Animali e Educatori”.
  3. Alessandria, iniziativa APA.
  4. Sampeire, rassegna dei cavalli Merens, che purtroppo coincide con l’appuntamento di Oulx nella 3° settimana di settembre.

Da mettere in piedi è l’ipotesi di Varzi dell’Oltre Po Pavese, dove c’è la tradizione del mulo che potrebbe essere rivitalizzata e ampliata. A questo proposito Fausto Carboni ha già preso contatto con l’Assessorato al Turismo che si è dimostrato interessato. La data sarà subito prima o subito dopo il 1° maggio già utilmente occupato dalla fiera del bestiame. Parliamo per gli anni futuri, non per il 2010.

Giuseppe Rizzo sostiene questo tipo di appuntamenti raccomandando che i nostri incontri non siano solo occasioni di scambio e di studio, ma abbiano carattere popolare come potrebbe essere il “battesimo” della sella per grandi e bambini.

Addestramento degli animali.

Secondo Giuseppe Rizzo, una cosa è avere un cavallo, altro è avere un animale addestrato. Cavalli e muli che già conoscono il loro mestiere valgono il doppio o il triplo di quelli non addestrati, perché è moltissimo il lavoro da fare sugli animali.

Non possiamo fare una rete regionale di formazione per cavalli? Chiede Verdone. Sarebbe molto bello, risponde Marco Morra, ma il problema è quello dei numeri, e “non ce l’hanno fatta neanche in Francia”, aggiunge Giorgio Arata che dopo aver addestrato cavalli da sella si è ora messo ad addestrare quelli per il lavoro. Il cavallo “va lavorato” da un minimo di 15 minuti ad alcune ore al giorno e questo per almeno due mesi. Il costo mensile è sui 600/700 € comprensivi di 250 € di pensione.

Fausto Cerboni, che vive in comunità, offre la sua disponibilità a essere un punto di riferimento, perché già addestra in proprio i suoi cavalli. E aggiunge, l’addestramento dell’animale non può essere totalmente disgiunto dalla persona che lo guiderà. Essi saranno una “coppia”, la cui perfetta intesa è la base per una proficua, sicura, felice e lunga ecologica collaborazione.

Carlo Bosco, la pag. 233 del libro “L’asino il Mulo e il Bardotto” di Raffaele Baroncini, Edagricole Editore, riporta; “Età: muli e bardotti sono longevi. Anche e soprattutto lavorando riescono a superare normalmente i 30 anni e talvolta i 40”. Da ciò si evince una vita lavorativa lunga quasi come quella del suo conduttore.

Lerma, 13 marzo 2010
Agriturismo “Le miniere”
Località Masino 16 B, Lerma (AL)

Testo digitalizzato dagli appunti di Beppe Marasso.

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