Seminario Nazionale del Tavolo “Interventi Civili di Pace” (ICP) – Gianmarco Pisa

Genova, Casa di San Francesco, Santuario della Madonna al Monte: 08-09 Aprile 2010

Alla presenza di 9 delle 28 associazioni aderenti all’appello per la costituzione del Tavolo per gli “Interventi Civili di Pace” (IPRI – Rete CCP, Associazione per la Pace, Un Ponte per …, SCI – Servizio Civile Internazionale, Operazione Colomba, Operatori di Pace – Campania, Centro Studi Difesa Civile CSDC, Berretti Bianchi, Casa per la Pace di Milano), il Seminario Nazionale del Tavolo ICP ha in primo luogo affrontato la valutazione del progetto Info – EaS (Informazione ed Educazione allo Sviluppo) omonimo (“Interventi Civili di Pace: Ruolo del Volontario nei processi di Prevenzione e Contenimento dei Conflitti”) finanziato ex l. 180/1992 dal Ministero degli Esteri (MAE) che ha impegnato le associazioni del Tavolo in percorsi di educazione alla pace nelle scuole (4 moduli), giornate di formazione regionale (in 8 Regioni) e settimane di formazione nazionale (in 4 sessioni). Sebbene il progetto abbia sostanzialmente conseguito gli obiettivi che si era inizialmente proposto, rimangono aperte alcune aree problematiche, che è necessario focalizzare ai fini del trasferimento dei risultati e della replicabilità delle iniziative:
a. verifica di “corrispondenza” ed “adeguatezza” tra “motivazioni”, “aspettative” ed “offerta formativa” per prevenire quanto successo in alcune circostanze, vale a dire che i partecipanti alle settimane di formazione residenziale abbiano nutrito l’aspettativa di poter in questo modo “entrare a lavorare” nel sistema della cooperazione internazionale;
b. verifica degli “indicatori quantitativi di valutazione”: se l’obiettivo iniziale era quello di sviluppare un progetto che fosse insieme di “formazione”, “sensibilizzazione” e “campagna” sulla base di un “lessico condiviso” e di una “proposta operativa”, allora permangono alcuni problemi, come quello della scarsa partecipazione di massa intorno al progetto, della debolezza (in molte Regioni) dei percorsi di continuità dell’esperienza formativa e, soprattutto, della mancata penetrazione presso gli organi di informazione e della permanenza di alcune ambiguità nel significato da attribuire alla terminologia (con specifico riferimento all’uso, in molti casi in-appropriato, che si fa dei termini “Intervento”, “Servizio” e “Corpo” Civile di Pace);
c. verifica della congruenza tra “impostazione generale” e “obiettivi finali”, in modo da definire meglio gli ambiti di distinzione o, viceversa, di contiguità tra le aree della “formazione”, della “promozione sociale” e della “campagna informativa”, secondo quanto indicato nel punto b.;
d. valutazione del problema della gestione degli “interventi civili di pace”, nel senso del “chi fa cosa”: professionisti o volontari? Il problema è annoso, è stato sostanzialmente affrontato e parzialmente risolto nell’ambito di un apposito seminario di studio con relativa pubblicazione (http://www.reteccp.org/convegni/confbobz/bolognabolzano.html), ma permane nella proposta formativa che si avanza ai futuri “operatori sul campo”, soprattutto nel senso di volontari remunerati che abbiano però certificate esperienze e competenze pregresse;
e. valutazione, infine, delle ipotesi di continuità: il progetto Info-EaS nasce come parte di una proposta più ampia, che si compone anche di una misura specifica di “azione sul campo” (per la quale ritornano problemi e questioni sollevati nel punto d.). In questo senso, tutte le associazioni presenti concordano sul fatto che promuovere un’azione specifica sul campo sia obiettivo futuro del Tavolo, soprattutto su sollecitazione di IPRI – Rete CCP e “Operatori di Pace – Campania” che sottolineano il nesso tra “formazione” e “azione” e il criterio metodologico della Ricerca-Azione.
I lavori della mattina del giorno 8 Aprile si completano con una ricognizione delle attivazioni dell’ultimo anno delle associazioni presenti al Tavolo, con l’obiettivo di individuare le aree di azione prevalenti/comuni al fine di enucleare una proposta condivisa, da affrontare e analizzare nei successivi gruppi di lavoro, per una proposta operativa da avanzare come Tavolo.
Al fine di lavorare “parallelamente” sugli ambiti di attivazione sin qui sperimentati e ritenuti strategici (mediazione, confidence building e trasformazione del conflitto di tipo macro con specifico riferimento al lavoro “all’estero” e mitigazione del conflitto, inibizione della violenza e contrasto alla criminalità, nel lavoro sul conflitto di tipo meso, con specifico riferimento al lavoro “in Italia”) si procede insieme su due proposte:
1. lavoro di intervento civile di pace in zona di conflitto internazionale (ad es. in Kosovo, Libano e Cisgiordania, con le attivazioni, rispettivamente, di “Associazione per la Pace”, “Operazione Colomba”, “IPRI – Rete CCP”, “Berretti Bianchi” e “Un Ponte per …”)
2. lavoro di intervento civili di pace negli ambiti del conflitto “di prossimità” (ad es. nel Mezzogiorno d’Italia, con riferimento ai campi di pace a Castelvolturno, già attivati su iniziativa di “Operatori di Pace – Campania”, e a Locri, da attivare su iniziativa di “Un Ponte per …”).
Il lavoro pomeridiano della giornata dell’8 Aprile viene sviluppato parallelamente da tre gruppi di lavoro: a) formazione b) progettazione degli interventi civili di pace (Estero/Italia) e c) advocacy. Sulla base di quanto anticipato nei precedenti punti 1. e 2., il lavoro nel workshop b) si è soffermato su un approfondimento in termini di analisi, impostazione, metodologia, carattere e criterio per una proposta condivisa “come Tavolo” di Intervento Civile di Pace. Di conseguenza, il gruppo, coordinato da SCI – Servizio Civile Internazionale, ha elaborato tre piste di analisi, rispettivamente incentrate su “problemi”, “necessità” e “priorità”:
Analisi “problemi”: massa critica, coinvolgimento effettivo, finanziamenti/autofinanziamenti, personale qualificato, verifica fattibilità, progettazione preliminare, utilizzo consapevole degli strumenti normativi e delle risorse a bando disponibili e azioni di sensibilizzazione, promozione e advocacy presso istituzioni pubbliche e società civile.
Analisi “necessità”: domanda sociale, contrasto alla violenza, al conflitto violento, alla criminalità organizzata, partecipazione sociale e “sviluppo popolare partecipativo” (anche facendo tesoro della lezione nonviolenta di Danilo Dolci), rispetto delle culture locali, sperimentazione di nuove forme di intervento civile, valutazione di fattibilità per progetti di breve termine, provata sostenibilità e alta visibilità.
Analisi “priorità”: rispondere responsabilmente alla domanda locale, individuare criteri, priorità e linee-guida, dotarsi di un decalogo di “buone prassi” o “regole di condotta”, articolazione del coinvolgimento sociale e dialogo con le istituzioni locali (per l’ICP in Italia) e maturazione della massa critica e capacità di gestione del rischio (per l’ICP all’estero).
La serata del giorno 8 Aprile è, infine, dedicata, alla registrazione dei contenuti dei tre gruppi di lavoro, alla presentazione dei rispettivi risultati in plenaria, e ad una discussione finale, animata tra gli altri da Antonio Drago, su strategia e prospettiva, eminentemente politica, del movimento per gli interventi civili di pace, in quanto basate su tre pilastri:
a. la promozione politica e la capacità di incidere presso le istituzioni, come ad esempio si sta facendo nel caso della proposta di pubblicazione dell’albo nazionale degli obiettori di coscienza
b. la capacità di sensibilizzare e promuovere in modo capillare e strutturato presso la società civile, a partire dalla mobilitazione del 2 giugno e in ulteriori occasioni, per far vivere nella società il discorso dell’intervento civile di pace e costruire la necessaria “massa critica” e
c. la necessaria azione di carattere giuridico e legale, attivando tutti gli strumenti normativi a disposizione del movimento per gli interventi civili di pace, come la legge 230/1998 istitutiva non solo del Servizio Civile in quanto alternativo a quello militare ed equiparato a questo nel servizio di difesa della patria ma anche del CC DCNANV (Comitato Consultivo per la Difesa Civile Non Armata e Non Violenta).
Ulteriore elemento di discussione è poi quello inerente la cosiddetta “costruzione del FUP”, vale a dire il Fondo Unico per la Pace, illustrato da Alberto L’Abate, sulla base della nota proposta di una contribuzione popolare per la pace e dell’esigenza di sanare la clamorosa sperequazione che esiste tra spese statali per la guerra (tutto quello che ha a che fare con la difesa attiva e pro-attiva) e spese statali per la pace (tutto quello che ha a che fare non solo con le iniziative di pace ma anche con la prevenzione dei conflitti) che ha ormai raggiunto il rapporto netto di 1 (euro) a 10.000 (euro), che significa che per ogni euro stanziato per le azioni di pace, gli interventi civili e la prevenzione dei conflitti, ve ne sono diecimila che vengono stanziati per tutto quello che ha a che fare con le Forze Armate, la difesa militare e la guerra.
La contribuzione al FUP dovrebbe essere (in forme e secondo modalità da studiare) sia di carattere individuale (una sorta di “tassa per la pace”) in modo da sensibilizzare la cittadinanza ad “agire per la pace” e “responsabilizzarsi per la pace”, sia di carattere associativo, in modo da favorire ipotesi di convergenza e di rete su campagne tematiche, ad esempio attraverso la destinazione di una quota da stabilire del 5 x 1000 delle singole associazioni aderenti nel FUP.
La modalità scelta per avviare una riflessione collettiva, condivisa e “aperta” sulle ipotesi di sviluppo dell’azione del Tavolo Nazionale ICP è stato l’Open Space strutturato che si è tenuto nel corso della mattinata del 9 Aprile, facilitato da Marco Sodi, incentrato sulla domanda-guida: “Cosa dovrà diventare/fare il Tavolo Nazionale ICP?”. Si è trattato quindi di enucleare proposte da parte di tutti i partecipanti circa l’attivazione di Tavolo per l’annualità 2010-11, verificando il consenso di tutti i partecipanti alle singole proposte, in virtù di un metodo di facilitazione del consenso proposto da Leonardo Ferrante (braccia alzate per il consenso, braccia orizzontali per la non-opposizione e braccia calate per il dissenso), in modo da raccogliere poi tutte le proposte e svilupparne una riflessione puntuale. Tra le proposte emerse:
1. una campagna di coordinamento nazionale degli interventi locali riferiti ai campi nel Sud Italia
2. un progetto di intervento all’estero, auto-sostenibile ed auto-formativo, riferito al Kosovo
3. una campagna di sensibilizzazione e people-raising per un intervento all’estero in Palestina
4. una attivazione strategica per un’azione complessiva di fund-raising per il Fondo Unico Pace
5. una vision basata su “fare insieme” e “davanti alle istituzioni” come per i due albi proposti (l’albo degli obiettori alla guerra proposto da Antonio Drago e l’albo delle missioni civili dell’UE proposto da Bernardo Venturi)
6. una campagna di comunicazione interna/esterna basata su un database di formatori/formati
7. un’azione di rilancio degli strumenti di proiezione esterna (mailing-list, web-site, ICPWEB).
Nell’approfondimento tematico della discussione di Open Space è emerso che:
1. il Tavolo dovrebbe proporsi come luogo di coordinamento dei diversi progetti di campi attivi nel Mezzogiorno d’Italia, non nel senso di surrogare le autonome attivazioni delle associazioni proponenti, bensì nel senso di far sì che queste esperienze dialoghino in rete, senza procedere separatamente o isolatamente;
2. il Tavolo dovrebbe facilitare la circolazione delle informazioni e la messa in rete tra le risorse interessate della proposta avanzata dalle associazioni dell’IPRI – Rete CCP di un progetto di ricerca-azione in Kosovo, inteso come verifica di fattibilità per CCP locali, con una forte valenza formativa ed auto-formativa di personale proveniente dalle associazioni interessate;
3. il Tavolo dovrebbe fungere anche da collettore, luogo di coordinamento e di co-elaborazione, della campagna nazionale per l’intervento civile in Palestina, sia nel senso della partecipazione agli eventi dedicati (Conferenza Internazionale di Bil’in) sia nel senso dell’interfaccia con altre campagne tematiche con le associazioni interessate (come ad esempio, la Campagna BDS);
4. il Tavolo dovrebbe garantire la circolazione delle idee, delle proposte e delle comunicazioni inerenti la proposta di FUP (Fondo Unico per la Pace), da sviluppare come obiettivo di lungo periodo (minimo: 1 anno) e da rilanciare anche con il necessario supporto legale e associativo (come nel caso della proposta di corresponsione di quota del 5×1000);
5. il “fare insieme” e il “fare davanti alle istituzioni” dovrebbe costituire la cifra identificativa del Tavolo Nazionale ICP in quanto luogo di coordinamento e condivisione di tutte le associazioni che condividono il format dell’intervento civile di pace basato sul primato della dimensione civile, la completa autonomia dal militare e la modalità nonviolenta della trasformazione dei conflitti e luogo di rilancio e proposta su cui “sfidare” le istituzioni anche sulla base dei dispositivi normativi e giuridici a disposizione (leggi, regolamenti e sentenze);
6. ulteriore compito strategico del Tavolo Nazionale ICP è quello di curare la comunicazione (sia nel senso delle informazioni al suo interno sia nel senso della comunicazione presso l’opinione pubblica) e di condividere le risorse prodotte dall’implementazione del progetto Info-EaS (sia come risorse umane: formatori, formati ed operatori, sia come risorse materiali: il Kit didattico,
il CD multimediale, i 5 numeri della rivista). Si concorda sulla esigenza di attivare due mailing-list (una operativa ed una informativa) e di costruire un database dei formatori ICP sulla base di un format (esperienza, impostazione, profilo, criterio e metodologia) a cura di Carlo Schenone
7. Infine, circa gli strumenti di visibilità, i gruppi tematici approvano l’ipotesi di conservare il dominio www.interventicivilidipace.org, di rivisitarne forma, impostazione e contenuti in modo da renderlo più adeguato, accattivante ed efficace (mantenendo l’obiettivo iniziale, di farne un vero e proprio portale degli Interventi Civili di Pace in Italia) e di rilanciare (sulla base dell’attivazione effettiva delle associazioni componenti) la piattaforma ICPWEB nonché il social network per il Medio Oriente http://zeitun.ning.com. Fa riferimento alle azioni di visibilità anche la promozione di un evento di Tavolo Nazionale ICP in occasione della parata militare del 2 Giugno per riguadagnarle il significato di festa della Repubblica, rivendicare il carattere di “difesa della patria” della difesa civile non armata e non violenta e sollecitare i servizio-civilisti che vi prenderanno la parola a manifestare per la pace e per il ruolo di pace e di solidarietà del servizio civile stesso, sulla base di una lettera-appello che sarà approntata da Antonio Drago.
Quale esito della riflessione di Open Space e degli approfondimenti tematici successivi, le proposte condivise che emergono dal Tavolo in quanto luogo in cui promuovere il “di più” che le singole associazioni da sole non intendono realizzare (in modo da consegnare anche un’identità di Tavolo quale luogo di elaborazione, proposta e condivisione di tutte le associazioni componenti) secondo le sollecitazioni provenienti di Anna Fazi, sono le seguenti:
1. progetto di ricerca-azione di fattibilità/autoformazione in Kosovo
2. campo di pace in sinergia con eventi locali/internazionali in Cisgiordania
3. coordinamento degli interventi di pace locali nei campi del Mezzogiorno
Infine, il pomeriggio conclusivo per la sessione finale (conclusioni, sintesi e follow up) del 9 Aprile si sofferma sull’impostazione, a partire dalle proposte condivise in plenaria, delle azioni concrete del Tavolo per l’annualità 2010-11. In particolare, l’agenda ICP viene così strutturata:
a. Campo di formazione a Genova sui conflitti locali, con specifico riferimento a Genova, la Liguria e il Nord-Ovest, a valere di un finanziamento regionale, e Campo di auto-formazione tematico di carattere nazionale del Tavolo ICP in luogo e data da definire. Per quest’ultimo evento nazionale si ipotizza, nello specifico, di tenere il campo di auto-formazione nella forma di un laboratorio di progettazione sugli interventi civili di pace prospettati in Italia e all’Estero, da tenersi nella settimana tra 26 e 31 luglio 2010, presso la Casa delle Piagge a Villore (Mugello)
di cui al sito: http://www.comunitadellepiagge.it. Il campo di progettazione è immaginato per:
a. effettuare una valutazione esecutiva di fattibilità sulle proposte condivise (progetti in Kosovo, Palestina e Campi nel Mezzogiorno d’Italia),
b. realizzare un’analisi finalizzata alla definizione dei seguenti contenuti operativi per il Tavolo: un codice di condotta degli ICP italiani, una metodologia formativa unitaria per gli ICP, una definizione di terminologia rigorosa valevole per tutti gli ICP con cui designare le diverse azioni di pace.
In particolare, per quanto riguarda la survey in ordine alla fattibilità degli interventi civili proposti, si definisce il panel dei soggetti interessati, alla luce della loro presenza, esperienza e delle precedenti (o in corso) attivazioni:
1. Kosovo: IPRI – Rete CCP (al suo interno in particolare i “Berretti Bianchi” e gli “Operatori di Pace – Campania”), “Operazione Colomba”, Fondazione “Alexander Langer”, “Osservatorio Balcani” e Tavola per la Pace del Friuli Venezia Giulia;
2. Palestina: “Un Ponte per …”, “Operazione Colomba”, SCI – Servizio Civile Internazionale, Associazione per la Pace e IPRI – Rete CCP;
3. Mezzogiorno: “Operatori di Pace – Campania”, “Operazione Colomba”, “Libera – Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie” e il partenariato locale a Castelvolturno.
Infine, nell’ambito dell’agenda operativa del Tavolo ICP, si concorda di lavorare su queste ipotesi a partire dai seguenti elementi:
1. Kosovo: valutare la possibilità di costruire un partenariato interno al Tavolo ICP, tra tutte le associazioni interessate, mantenendo al Tavolo ICP il ruolo di coordinamento e facilitazione della comunicazione interna e dell’interesse condiviso intorno al tema-progetto e quale luogo di ricaduta delle azioni previste, intendendosi il progetto come intervento civile di pace basato sulla ricerca-azione e finalizzato alla conduzione di studio di fattibilità per l’implementazione di CCP locali, impegnando staff locale e staff delle associazioni promotrici del Tavolo, in modo da conseguire elementi auto-formativi e preparare personale qualificato per future sperimentazioni in loco orientate alla costruzione dei Corpi Civili di Pace.
2. Palestina: valutare la possibilità di realizzare o un progetto di intervento civile di pace con attori di pace locali o un campo di pace in Cisgiordania coinvolgendo giovani ed attivisti locali, in modi da fungere da luogo di coordinamento in occasione degli eventi in grado di raccogliere in loco personale internazionale e da luogo di promozione degli attori della campagna per la promozione della “Rete Internazionale per la Resistenza Popolare Nonviolenta” in Palestina di cui al percorso internet: http://assopace.altervista.org, http://luisamorgantini.net/node/877, http://www.bilin-village.org/italiano. Si tratterebbe non solo di un progetto canonico di solidarietà internazionale e di appoggio ai comitati locali per la resistenza nonviolenta ma anche di una iniziativa di promozione del lavoro delle reti internazionali di sostegno.
3. Mezzogiorno: valutare la fattibilità di una sinergia di rete tra le sperimentazioni già attivate (Campi di Studio e Lavoro per Servizio Civile di Pace a Castelvolturno, SCPC, di cui al sito: http://www.operatoripacecampania.it/progetti/schedascpc) quelle in via di attivazione (Campi Anti-violenza a Locri/Calabria, di cui al sito http://www.comunitalibere.org) e quelle ipotizzate nel Tavoliere (Puglia), ad es. attraverso decentralizzazione delle azioni, responsabilizzazione delle singole associazioni proponenti (“Operatori di Pace – Campania” per i campi a Castel Volturno e “Un Ponte per …” per i campi in Puglia e Calabria) nella definizione progettuale e la facilitazione del Tavolo nazionale quale luogo di raccordo e condivisione delle diverse esperienze (ad es. attraverso la redazione di un preambolo di progetto comune).
Per gli ulteriori aggiornamenti si farà riferimento alle mailing-list attive:
[email protected] (generale), interventi-civili-di-pace-coordinatori-locali @googlegroups.com (coordinamenti locali), [email protected] (info-mail CCP).
Infine, a proposito della documentazione disponibile, cui si è fatto riferimento nell’occasione della definizione delle misure di intervento civile per il Kosovo, la Palestina e il Mezzogiorno, si indicano di seguito tre tesi di Laurea e/o lavori accademici riferibili alle aree di contesto e reperibili on-line, insieme con le risorse di cui al sito: http://www.reteccp.org:
1. http://www.tesionline.it/default/tesi.asp?idt=26203 (tesi di Davide Torsani sul ruolo delle ONG all’interno del conflitto israelo-palestinese),
2. http://www.reteccp.org/biblioteca/dossier/attivitaeproposte.rtf (rapporto di Alberto L’Abate
su attività e proposte per la mediazione e la risoluzione nonviolenta del conflitto in Kosovo),
3. http://www.operazionecolomba.com/opcol_tesi_ericascalfi.pdf (tesi di Erica Scalfi di analisi della condizione di vita dei gruppi migranti a Castel Volturno, in vista di possibili Interventi Civili di Pace).

Gianmarco Pisa
Operatori di Pace – Campania ONLUS
www.operatoripacecampania.it

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