Norme internazionali, standard internazionali – Johan Galtung

Consultazione JICA-ASEAN-BANCA MONDIALE sul Rapporto sullo Sviluppo Mondiale 2011 (Rivolto alla Segreteria ASEAN, Jakarta, aprile 2010)

Vostre Eccellenze, un Rapporto sullo Sviluppo Mondiale della Banca Mondiale è una visione globale e tutti i criteri sono strumenti concettuali problematici tesi a definire cosmologie mondiali, effettivamente centrali per le nostre preoccupazioni.

Sicché, “internazionale” significa Occidentale, essendo le norme e gli standard dominanti quelli dei paesi più avanzati. Il che non vuol dire assolutamente che siano irrilevanti, o nocivi. Ma potrebbe indicare che sono incompleti, datati, punti di vista occidentali, con il sistema statale che funge da pilastro materiale e l’illuminismo laico da pilastro spirituale.

Oggi stanno entrambi svanendo. Una cosmologia basata su un elenco di stati fa sbadigliare. La gente si identifica di più con una nazione culturale-religiosa (ce ne sono 2000) che con lo stato territoriale (solo 200, di cui 20 mono- e 180 multi-nazionali), e con il livello locale per lo sviluppo. E con la natura. E con la propria regione. E con GAIA, l’interezza.

Senza concetti articolati mediante parole siamo perduti. Ma come gli insetti, è come se essi fossero provvisti di ali, destra e sinistra, che focalizzano la nostra attenzione su diversi aspetti della condizione umana. Generalmente l’Occidente attiverà l’ala destra, e l’insetto volerà male, in cerchi. Tuttavia, la cura non sta nell’avere insetti solo con l’ala sinistra, ma dotati di entrambe.

Si prenda il conflitto. Di solito succedono due cose. Gli attori, statali o non-statali, hanno obiettivi incompatibili, finché uno o entrambi rinunciano, uno prevale sull’altro, si accordano per un compromesso, per esempio una federazione, oppure trovano creativamente una nuova realtà per tutti quanti. Una regione? Una UE? Se accettabile-sostenibile, il conflitto è risolto.

Sull’altra ala, scoppia la violenza: una parola malevola, un colpo sparato per rabbia. Se la violenza si placa perché una, o una terza, parte prevale, il conflitto è sedato. Si usi il termine conflitto per indicare l’incompatibilità, la violenza per la violenza. La violenza va e viene. Il conflitto può venire trasformato oppure no. Il post-conflitto è privo di significato, la post-violenza no.

La confusione paranoide anglo-americana del conflitto con la violenza blocca la comprensione dei fini, blocca le soluzioni creative e apre a spirali di violenza che aggiungono nuovi conflitti. Si aumentino gli spazi per la creatività, si diminuiscano quelli per la violenza, si presti attenzione a entrambi.

Si prenda la sicurezza. Di chi? Dignità per le masse che vivono in miseria, o assenza di violenza per le élite in comunità arroccate? O sia l’una che l’altra?

Si prenda lo sviluppo. Sta finendo la concezione Occidente = universale. Ma il modello liberale occidentale ha più da offrire che la crescita economica, da non confondersi con la crisi scoppiata nel 2008 con epicentro Wall Street. Ci sono anche i diritti umani e la democrazia; come l’economismo nati in Occidente.

E c’è un modello marxista occidentale, focalizzato sulla distribuzione e i bisogni fondamentali della necessità e della libertà, da non confondersi con l’ex Unione Sovietica, dove ha lasciato un forte impatto.

E un modello buddhista, del né tropp né troppo poco, con una crescita spirituale; un modello islamico d’insieme-condivisione, zakat, d’elevazione degli ultimi; un modello giapponese di cooperazione stato-capitale-lavoro che protegge i lavoratori; un modello cinese con slanci creativi fra periodi di distribuzione e crescita, ispirato dal taoismo-confucianesimo-buddhismo; come quello giapponese focalizzato sull’armonia sociale.

L’ASEAN serba in seno tale diversità, con dieci maggioranze nazionali, una cristiana, quattro buddhiste hinayana, una buddhista mahayana, tre musulmane e una cinese. E sottostante sta il forte impatto del dai-to-a giapponese, la sfera di Co-prosperità dell’Asia dell’Est (vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Greater_East_Asia_Co-Prosperity_Sphere , ndT), guidata fuori dalla trappola dei “vantaggi comparativi” di Ricardo da un Kaname Akamatsu, che sta all’economia come il generale Giap stava alla prassi militare.

Gli standard di chi, le norme di chi? I regimi autoritari hanno generalizzato la diffusione di sanità e istruzione, costruito molteplici infrastrutture e favorito crescita e apertura. Le oche volanti aumentano la propria autonomia di volo del 71% con la formazione a V che riduce la resistenza (l’autore si riferisce alla “teoria delle oche volanti” di Kaname Akamatsu, ndT). Sebbene sia dura per l’oca di testa, che incidentalmente ora parla zhong wen (cinese, ndT), non nihon go (giapponese, ndT). Che stabilisce ovunque nuove norme.

Si prenda la crescita economica. Ridicolizzata, essa misura qualcosa, ma qualunque economista con dati di crescita economica non accompagnati da una crescita di (in)eguaglianza (come i rapporti PPP, Purchasing Parity Power, fra il 10-20% più alto e il più basso) è come un geografo che pronunci solo latitudini. Tornino a scuola.

Osserviamo il modello buddhista del Bhutan con la FNL – felicità nazionale lorda. Non si rida, qualunque cosa nuova comincia piccola. Come pure il PNL negli anni 1930. E, ovviamente, l’Indice di Sviluppo Umano dell’ UNDP.

Si prendano i diritti umani, un dono occidentale all’umanità. Individualisti, basati sulla cultura dell’Io, non su quella del Noi. Ci sono voci asiatiche che pretendono che i diritti collettivi di villaggio non siano fagocitati dalle città; che abilità artigianali tradizionali coesistano, non modernizzate; che le famiglie estese siano persone giuridiche. E: la libertà d’espressione va bene, ma altrettanto la libertà di non venire umiliati, come da malevole caricature nordiche del razul.

Si prenda la democrazia, il governo per assenso dei governati. Il dibattito sulle votazioni è cutura dell’Io, il dialogo teso al consenso è meglio per le culture del Noi. Come in Kenya-Zimbabwe, potrebbe un consiglio gestire tutti i ministeri, non divisi come in un governo di coalizione occidentale? Inoltre, la democrazia si dovrebbe praticare anche in famiglia, a scuola, al lavoro, localmente, e all’ONU – dove è il veto a bloccarla. Le buone norme dovrebbero applicarsi ovunque, non solo alle elezioni nazionali multi-partitiche.

Si prendano gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio: eccellenti standard ONU, senza alcuna possibilità entro il 2015 eccetto a Cuba, in Venezuela, in Cina e da qualche altra parte, a prova della fattibilità tecnica. Il modello neo-liberista non produce tutta quella ricaduta così in fretta. Per di più, le élite gradiscono mano d’opera a buon mercato e sfruttabile al fondo della società e s’angosciano al pensare “quando ne verranno fuori, ci tratteranno come noi abbiamo trattato loro?”

Si prenda l’R2P (Responsibility to Protect, si veda www.responsibilitytoprotect.org, ndT): il diritto di protezione vale per le élite, ma anche per le vittime dei traffici di umani, droghe e derivati tossici, come i CDS (Credit Default Swap, derivati economici, ndT). Un’argomentazione per intervenire a chiudere sia le coltivazioni sia Wall Street? E a ridurre la domanda per tali merci!

Si prenda l’allarme precoce (early warning). Tre fattori: una struttura d’iniquità che produce massiccia disuguaglianza, una cultura che ne giustifica il mantenimento in cima e il cambiamento alla base, e una tradizione di ricorso alla violenza diretta per sedare piuttosto che risolvere i conflitti. Fattori che spiegano parecchio.

Si prenda il terrorismo. Atroce, un segno di profondo conflitto irrisolto. 99 volte peggiore è il terrorismo di stato, che uccide civili innocenti dall’alto anziché con rudimentali ordigni e con cinture suicide. Le stesse norme valgano per entrambi.

E questo è il modo in cui sarà valutato il Rapporto sullo Sviluppo Mondiale 2011, o di qualunque anno, redatto a Washington DC, USA: coglierà entrambe le ali di questi concetti, con equanimità? Speriamolo, per il meglio.

19 Apr 2010 , TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: International Norms, International Standards

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