Su pedofilia qualche modesta riflessione – Enrico Peyretti

Qualche libera modesta riflessione sulla pedofilia sotto la generale attenzione.

Che il bambino/a  induca a tenerezza, è naturale e bello; come un gattino o un cucciolo o un passerotto (termini che non per nulla sono nel linguaggio dell’amore); proprio l’essere piccoli e indifesi suscita sentimenti e atteggiamenti tra i nostri migliori e più miti; l’indifeso chiama alla nonviolenza dolce; chiama anche, involontariamente, chi è intimamente violento ad approfittarne; il bambino gradisce e cerca il contatto fisico dolce; direi che è la sua prima necessità, alla nascita, insieme al latte dal seno materno (organo della prima fondamentale “alterità” esistenziale e psicologica di ognuno) ; siamo noi adulti e vecchi incartapecoriti ad aver perso (ma davvero?) o negato quel bisogno, oppure ad averlo deformato.

Infatti, il punto grave è qui: quando da dono-scambio di dolcezza diventa un prendere-rapire-imporre-forzare-violentare. O anche negare. Il peccato non è nel fisico, ma nella qualità della relazione. E’ buono il piacere di dar piacere, nel rispetto pieno della volontà e libertà e sensibilità e maturità altrui e propria. E’ cattivo ogni atto di forza imposto ad un corpo personale (anche di un animale, perciò stiamo per capire che non si deve torturare e poi uccidere animali per mangiarli), dall’importunare fino all’uccidere, attraverso tutti i gradi. Perciò il dominio, anche economico-politico-ideologico-mediatico-commerciale è peccato grave come lo stupro fisico (o persino più vasto negli effetti).

Ogni idea che disprezza il basso-fisico-carnale-sessuale induce o alla fuga maledicente, o all’uso sprezzante. In ciò, la chiesa “esperta in umanità” ha colpe storiche profonde. Ma neppure lo scandalo vendicativo (lapidazione dell’adultera, che probabilmente era una vittima) è la via d’uscita. Semmai la difesa delle vittime e l’aiuto a poter ritrovare il pieno rispetto di sé, la dignità che nulla può togliere. E poi la cura dei colpevoli. Solo la franchezza veritiera sulle componenti, le pulsioni e le dinamiche umane, e anche le nostre aspirazioni, può aiutare la gestione responsabile, nonviolenta, rispettosa e quanto possibile felice di noi stessi, delle nostre relazioni e istituzioni sociali.

14 aprile 2010

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