John Ruskin, I miti del progresso – Recensione di Cinzia Picchioni

San Giorgio in copertina…

… è stata una scelta felice. Mi ha attratto, mi ha fatto venire la voglia di scrivere la recensione, mi ha fatto pensare agli scout; poi ho scoperto che Ruskin, l’autore del libro che vi proponiamo, aveva fondato una Compagnia di San Giorgio che «(…) avrà per fine la saggia creazione e distribuzione, anziché il saggio furto, del denaro» (Lettera 18, CW, vol. XXVII, pp. 295-6); poi ho scoperto che i cavalieri della Compagnia dovevano fare un giuramento in tre punti: fare bene il proprio lavoro, aiutare gli altri nel loro (cercando di non vendicare le offese) e obbedire alle leggi buone, prima di cambiare quelle cattive.

Ma poi mi ha stupito la frase di Gandhi che Rocco Altieri (autore della Presentazione a p. 5) ha scelto per aprire il suo contributo (che si intitola Ruskin come maestro di Gandhi): «I pensieri espressi in queste lettere sono così belli e simili ai nostri che dall’esterno si potrebbe pensare che ciò che io sostengo nei miei scritti e cerco di mettere in pratica nell’ashram lo abbia rubato da queste lettere di Ruskin».

Così abbiamo scoperto che il libro in questione raccoglie un’attenta selezione di sette tra le novantasei lettere1 scritte da Ruskin ai lavoratori inglesi (dal 1871 al 1884); I miti del progresso (questo è il titolo) è un classico della nonviolenza, presentato per la prima volta in italiano nei Quaderni Satyagraha.

Ruskin scrisse le lettere per contribuire alla formazione della coscienza pubblica della classe lavoratrice inglese, ma gli spunti sono i più diversi, da fatti di cronaca a leggende epiche o opere d’arte: ogni occasione è buona per divagare sul liberismo economico, sul materialismo (a p. 13):

Considerato che le guerre contemporanee nascono per il saccheggio delle risorse, indica come unica strada per la pace la scelta d stili di vita improntati alla parsimonia:

La costruzione della pace comincia nella nostra casa. Ogni vera economia si fonda sulle leggi della buona amministrazione della nostra vita domestica. Impegnatevi, perciò, perché tale legge sia ispirata a sobrietà, semplicità, generosità: non sprechiamo nulla, ma non lesiniamo su nulla. Siate attenti a non dare eccessiva importanza al danaro, ma abbiate cura di usarlo con accortezza,, ricordando sempre il grande, palpabile, evidente fatto (fondamento di ogni legge economica) che ciò che uno ha, un altro non può averlo. (…)

In anticipo di oltre 150 anni, Ruskin elabora un codice etico degli «acquisti equi e solidali» per la nostra società globalizzata:

Ad ogni acquisto che fai valuta sempre:

1. quali condizionni di esistenza causi ai produttori di ciò che compri,
2. se la somma che tu hai pagato sia equa e arrivi nelle mani del lavoratore,
3. che utilità in termini di sostentamento, conoscenza e gioia può essere assegnata a ciò che è stato comperato,
4. come e in che modo il bene acquisito può essere rapidamente e vantaggiosamente condiviso.

    Poi fu a Torino che Ruskin prese la decisione di allontanarsi dalla fede evangelica, ascoltando nel 1858 la predica di un pastore valdese e restandone disgustato. Sua madre lo aveva educato a una profonda conoscenza della Bibbia, ma nel corso del tempo egli dimostrò una notevole apertura mentale verso le altre religioni e non un singolo orientamento confessionale predominante; egli giunse a una sua personale visione della cristianità, improntata alla mitezza e alla tolleranza; non amava le polemiche in materia di fede, ma scrisse (Lettera 11, CW, vol. XXVII, p. 208): «Eppure non c’è niente di male nel ritenere che Egli sia nel Pane – o addirittura nella Farina! Il male è quando la gente si aspetta la Sua presenza nella polvere da sparo».

    Poi il libro è pieno di riferimenti che mi riguardano! Per esempio, una delle lettere è datata 7 novembre, il giorno della mia nascita (non nel 1872, anno della stesura della Lettera), poi c’è San Giorgio in copertina, poi la sua «controconversione» è avvenuta a Torino, poi il libro è pubblicato da Gandhi Edizioni, insomma, molte cose mi fanno sentire «legata» a questo bel lavoro, bello proprio anche esteticamente. Venite a vederlo in Biblioteca, è già a disposizione.

    John Ruskin, I miti del progresso, Lettere ai lavoratori d’Inghilterra, Gandhi Edizioni, Pisa 2008, pp. 152, €16,00.

    I Quaderni Satyagraha sono stampati su carta senza cloro a certificazione ecologica, e la cartiera è certificata FSC (Forest Stewardstip Council).

    1Un totale di milleottocento pagine! Gli editori hanno ritenuto di pubbicare integralmente solo 7 delle 96 Lettere, piuttosto che fare un lavoro di collage fra tutte le Lettere, operazione ritenuta letale per la comprensione del senso del messaggio di Ruskin. Chi volesse leggere il testo integrale ha a disposizione l’Opera Omnia, edita da E.T. Cook e Alexander Wedderburn nel 1907, oppure un’edizione moderna in lingua inglese, di Dinah Birch, edita dalla Edinburgh University Press nel 2001.

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