Sacrificare = rendere sacro

Possiamo, per una volta, questa Pasqua, rendere sacro l’agnello lasciandolo vivo? Credo di averlo già scritto lo scorso anno: il sacrificio dell’agnello è un rito antico, molto antico, risale ai tempi del Vecchio Testamento, ma poi c’è stato il Nuovo Testamento, è venuto un uomo chiamato Gesù che è diventato lui stesso l’agnello pasquale, lui si è sacrificato e quindi non c’è più bisogno di scimmiottare il popolo ebraico nel suo antico rito. Non rispettiamo più molti bellissimi riti, perché proprio l’agnello dobbiamo continuare a mangiarlo, a volte senza neanche sapere perché?

Ad esempio, invece, andiamo a visitare i sette sepolcri, a partire dal giovedì santo, quando le chiese sono addobbate per l’Ultima Cena e può capitare di vedere altari apparecchiati proprio come una tavola, coi piatti di legno, il pane – vero – e tutto il resto; ho visto anche l’erba germogliata, verdissima e sottile, spuntare da mezzi gusci d’uovo svuotati; ho visto mazzi di spighe e allestimenti bellissimi, tutti diversi da chiesa a chiesa, secondo il gusto dei parrocchiani. E se non abbiamo tempo di visitare sette chiese diverse, possiamo limitarci e tre, o cinque (sempre dispari!). Oppure potremmo divertirci a “fare le pulizie di Pasqua”, altro rito di origine ebraica: ai tempi bisognava ripulire la casa da ogni tipo di cibo lievitato (in ricordo della fuga dall’Egitto, quando non c’era stato tempo d far lievitare il pane, detto azzimo) e al giorno d’oggi è rimasto il rito di pulire la casa (complice anche l’arrivo della primavera); approfittiamone per buttare via pile di giornali impolverati, per regalare abiti che non indossiamo più, per eliminare vecchie cose non più utilizzabili e tutto quello che ci fa pensare a uno «svecchiamento» dentro e fuori di noi.

(a cura di Cinzia Picchioni – Per contatti: via Bertola, 57 – Torino – 011539170)

Una replica a “Sacrificare = rendere sacro”

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