Che fai con(tro) le formiche?

Già, insieme alla primavera sono tornate, puntuali, le formiche. Posso raccontarvi che cosa faccio io con (e non contro) le formiche. Dopo anni di vita trascorsa in campagna ho un numero discreto di informazioni sui comportamenti dei piccoli insetti.

Vengono fuori a primavera perché hanno terminato le scorte di cibo messo da parte per l’inverno, e devono ricominciare la raccolta. Ma ho potuto notare che il periodo in cui le vedi in giro è breve – uno-due mesi più o meno. Allora, mi sono detta e vi dico, «stiamo calmi» soprattutto e, volendo trovare un modo non-violento di trattare il «problema», cerchiamo soluzioni collaborative.

La casa dove abitiamo attualmente è nel pieno centro della città di Torino; palazzo ottocentesco, balcone, piante, cortile acciottolato (benché pieno di auto posteggiate abusivamente). L’altra mattina, nel prendere dallo scaffale (rigorosamente «a giorno», in pratica una libreria a ripiani) la scatola dei biscotti per la colazione ho trovato alcune formiche che passeggiavano lì attorno. Per prima cosa devo dire – e devo dirvi – che occorre liberarsi dal «terrore» non appena vediamo qualcosa che si muove. Così come siamo contenti di trovare una forbicina nella pesca, un bruco nell’insalata e il verme nella ciliegia perché vuol dire che il prodotto non è così tanto avvelenato, allo stesso modo dovremmo essere contenti di trovare le formiche in un palazzo di città.

Poi, siccome non ero contenta che stessero proprio lì, ho cosparso un po’ di sale sul ripiano. Bon. Cioè non ho spruzzato qualche velenoso prodotto – certo più nocivo delle formiche – né ho proceduto con un massacro a colpi di spugna; e questo non per non-violenza (o meglio sì, anche per quello in verità; io cerco di non uccidere nessuno), ma soprattutto perché è inutile. La Natura sa il fatto suo e le formiche sono proprio tante, perciò non serve a nulla ucciderle, perché dopo poche ore ce ne sono altrettante. Bisogna agire d’astuzia: allora dopo il sale sono stata ad aspettare, e difatti il giorno dopo non erano più su quel ripiano… ma su quello immediatamente sotto!. Dove però i danni possibili sono minori: ci sono barattoli di vetro, chiusi, contenenti erbe, tè, tisane… e quindi sono sicura che presto se ne andranno anche di lì, non trovando nulla di utile per la loro raccolta. Dunque le formiche non amano il sale, né il limone (e allora ecco un altro modo: dopo averlo spremuto nel tè, si può mettere un mezzo limone vuoto sul percorso delle formiche, coll’intento di dissuaderle e invitarle a spostarsi in luoghi meno rischiosi – per noi in questo caso – del barattolo dello zucchero.

Un altro sistema è spargere il sale e i pezzi di limone anche sul percorso che compiono per arrivare dentro casa: si osserva e si scopre che sono abitudinarie e fanno sempre la stessa strada, perciò è facile farle spostare su un’altra via, che diventerà presto la stessa per tutte le formiche (si trasmettono il messaggio, perciò occorre avere un po’ di pazienza, ma di solito funziona. Dopo un giorno si sono spostate su un altro percorso, magari proprio quello che avrete creato voi). Già perché un altro sistema per stare tranquilli nel breve periodo in cui le formiche setacceranno la nostra casa è quello di decidere noi dove vogliamo che vadano: occorre decidere di sacrificare dello zucchero, dei biscotti, del miele, dei semini di qualcosa e fare una specie di cammino obbligato, disseminandolo di queste «scorte». Le formiche resteranno su quella strada tracciata da noi, giacché troveranno lì il cibo da riporre nel formicaio; non avranno bisogno di andare a cercarlo altrove (cioè ovunque, mentre lo cercano), e cominceranno a doverlo riportare al formicaio. E saranno talmente affaccendate che ci sono ottime probabilità che il periodo di raccolta finisca senza che le formiche si siano sparse per tutta la casa.

Io almeno faccio così: so che arriveranno e quindi non mi agito, so che staranno per poco tempo e quindi non mi agito, so dove andranno – più o meno – perché creo loro una specie di percorso obbligato disseminandolo di provviste; aspetto che finisca il tempo di primavera in cui anche le formiche hanno diritto di procacciarsi il cibo. Soprattutto: è molto improbabile che delle formiche trovino in casa nostra un ambiente idoneo a fabbricarsi un formicaio, perciò sono formiche di passaggio che – lo ripeto – sono procacciatrici, quindi non si installeranno nella vostra dispensa. Quindi un po’ di pazienza, un po’ di non-violenza, un po’ di resistenza… all’istinto di spazzare con la nostra manona quei piccolissimi animaletti che – se ci pensiamo bene – non fanno alcun danno. Si prendono solo un po’ del nostro cibo e se ne vanno. Sicuro, se ne vanno! Ogni anno l’ho visto. Dopo un po’, miracolosamente e silenziosamente, proprio come sono venute, scompaiono, indipendentemente da ciò che abbiamo fatto per debellarle. Le formiche non si debellano, sono troppo piccole, sono troppe e sono determinate. È primaveraaaa, svegliatevi formichine… (sull’aria della famosa canzone fiorentina).

(a cura di Cinzia Picchioni – Per contatti: via Bertola, 57 – Torino – 011539170)

Una replica a “Che fai con(tro) le formiche?”

  1. Ciao Cinzia,

    bellissimo il tuo articolo…

    io ho imparato a spargere il borotalco..e non sono entrate…,

    mi hanno detto, che esotericamente si può applicare a 60 cm. di altezza 4 n, 78 che creano un quadrato di numeri, quindi un campo magnetico e le forniche se ne vanno, bene l'ho fatto, ma….

    le formiche sono salite in alto nella dispensa… e toh, ho individuata anche la formica regina..grande e con le ali,,,

    che era all'interno di una fessura della mia credenza..vecchiotta…

    pare che ora non ce ne siano..

    imparerò ad usare il sale, grazie ciao e buona continuazione

    elena

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