Moni Ovadia, Difendere Dio – Recensione di Dario Cambiano

Moni Ovadia, Difendere Dio, a cura di Gabriella Caramore, Morcelliana, Brescia 2009

Se c’è un libro che mi sentirei di consigliare come testo base dei corsi di religione nelle scuole, è questo.

Difendere Dio è un libro che vuole cancellare, se è possibile, l’ipocrisia religiosa. L’ipocrisia di chi fa del Dio un idolo, di chi ne fa un elenco di precetti, di chi lo impugna come una spada. Vuole, appunto, “difendere Dio” da ogni strumentalizzazione, da ogni sopruso. Difenderlo dal bigottismo e dall’ottusa ortodossia, difenderlo dalla religiosità stessa che non si innalza a spiritualità. Come bene esemplifica un passo di questo libro, Dio deve riconoscersi con risposte che soddisfino anche i dubbi di un ateo. Perché la vita terrena è un patrimonio tanto dell’ateo quanto del religioso, tanto del monoteista quanto del panteista, e prima di tutto questo patrimonio va sacralizzato, questa sublime esperienza va ricondotta alla più alta consapevolezza.

Gabriella Caramore, preziosa maieuta, mette a confronto la religiosità aperta di Moni Ovadia con chi ha fatto della religiosità una scelta di vita: il sufi Gabriele Mandel, il vescovo di Chieti Bruno Forte, il teologo Haim Baharier, e con chi ne è restato estraneo, il laico Paolo Flores d’Arcais.

Un libro che attraverso il confronto tra menti aperte e raffinate, ci disvela un modo nuovo di intendere Dio, di viverlo alla luce dei fatti del Novecento e con la consapevolezza del nuovo millennio, un Dio mondato dalle ipocrisie, nudo ma proprio per questo più convincente. Un confronto tra religiosità illuminate, con un sufi che afferma con forza, citando il Corano, “se Dio non avesse voluto gli atei ci avrebbe pensato Lui”, con un Vescovo cattolico che dialoga dell’ipocrisia crescente nella Chiesa: un libro che, davvero, se fosse adottato nelle scuole, renderebbe le ore di religione più affollate e partecipate. E darebbe consapevolezza, ai suoi lettori, della profonda similitudine di coloro che “sono in cerca” di una risposta che contempli l’Altrove.

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