Lo sciopero in giallo, come reagiremo? – Selezione a cura di Simona Defilippi

Una piccola rivoluzione ‘in giallo’, un’iniziativa della società civile destinata a scuotere le coscienze e a suscitare interrogativi nell’opinione pubblica sul tema dell’immigrazione, troppo spesso associata alla criminalità, con generalizzazioni che possono pericolosamente deviare verso l’intolleranza e il razzismo. E’ lo ‘sciopero degli stranieri’ indetto per il 1 marzo da una sessantina di comitati sul territorio, che non coinvolgerà soltanto gli immigrati ma anche tanti italiani decisi a sostenere questa forma di protesta e che si svolgerà ”sempre nel rispetto della legalit‡ e della nonviolenza”.

Il logo, otto volti umani inseriti in quadrati sovrapposti, è opera dell’artista siciliano Giuseppe Cassibba, mentre per ‘testimonial’ è stata scelta Mafalda, la bambina creata dalla matita di Quino. E sarà il giallo il colore dominante dei drappi che le colf appenderanno ai balconi e alle finestre, dei braccialetti, dei foulard e degli accessori che in tutta Italia saranno indossati dai sostenitori dell’iniziativa.

”Sarà il nostro segno di riconoscimento. Si tratta di un colore – spiega Stefania Ragusa, presidente del coordinamento nazionale ed animatrice della manifestazione – che non può essere associato ad alcun partito politico. Sotto il profilo della ‘psico-cromatica’, poi, il giallo è il colore della rinascita, del cambiamento”. ”Chi non può scioperare perché non ha copertura sindacale o perché non può abbandonare il posto di lavoro, pensiamo ad esempio ad una badante che assiste un anziano, avrà la possibilità di aderire idealmente indossando qualcosa di giallo. Sarà il modo – rileva – per far sapere a tutti che sostiene le ragioni dell’iniziativa. C’è chi non sciopererà sul posto di lavoro ma il 1 marzo farà uno ‘sciopero degli acquisti’, chi invece si unirà ai cortei e alle manifestazioni organizzate sul territorio. Ci sono diverse forme per partecipare”.

A giudizio di Stefania Ragusa ”E’ importante che non si parli dell’iniziativa come di un semplice sciopero ‘etnico’ degli immigrati. E’ una forma ghettizzante di considerare una manifestazione che si propone piuttosto come uno sciopero per i diritti messo in atto da un ampio schieramento ‘meticcio’ che non può essere sminuito o inquadrato ma che al contrario si propone come un articolato movimento di opinione”.

Il ‘popolo giallo’ rifiuta ogni etichetta politica. ”Ci sono partiti che sostengono l’iniziativa come il Prc, il Pd, i socialisti, ma se domani altri schieramenti anche di centrodestra o qualche leghista ‘illuminato’ condividessero la nostra impostazione non avremmo nulla da ridire, anzi ci farebbe piacere”, avverte Ragusa.

Lo ‘sciopero degli stranieri’ è un’iniziativa della società civile che cresce e si alimenta anche sul web. Sono già più di 50.000 le adesioni individuali raccolte sulla pagina di Facebook dedicata alla manifestazione indetta dal movimento ‘primomarzo2010’. Comitati organizzativi sono nati a Roma, Milano, Genova, Bologna, Napoli, Palermo e in altre città italiane.

Gli organizzatori si ispirano alla manifestazione ‘La journée sans immigrés: 24h sans nous’, il movimento che in Francia sta organizzando per il 1 marzo uno sciopero degli immigrati. Nel manifesto programmatico dell’iniziativa, i promotori italiani sottolineano: ”Primo marzo 2010, una giornata senza di noi è un collettivo nonviolento che riunisce persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico. Siamo immigrati, seconde generazioni e italiani, accomunati dal rifiuto del razzismo, dell’intolleranza e della chiusura che caratterizzano il presente italiano”. I promotori dicono ‘no’ alla ”politica dei due pesi e delle due misure, nelle leggi e nell’agire delle persone”. Di qui la decisione di organizzare per il 1 marzo ”una grande manifestazione nonviolenta dal respiro europeo, non solo con la Francia che con la ‘Journée sans immigrés, 24h sans nous’ ci ha ispirato, ma anche con la Spagna, la Grecia e gli altri Paesi che si stanno via via attivando. Vogliamo stimolare insieme a loro una riflessione seria su cosa davvero accadrebbe se i milioni di immigrati che vivono e lavorano in Europa decidessero di incrociare le braccia o andare via”.

Tra le adesioni anche quella dell’Arci, che per il 1 marzo organizza ”un’iniziativa in un luogo-simbolo come Rosarno”, il comune calabrese teatro nelle scorse settimane di scontri e disordini tra immigrati e popolazione. ”Non sarà l’unica forma di adesione: le nostre realtà sul territorio – spiega Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci – saranno in contatto localmente con tutti i comitati che si sono costituiti per la promozione delle manifestazioni legate all’iniziativa”. Emergency sostiene ”con convinzione” la ”mobilitazione dei migranti”, anche se questi ultimi ”difficilmente potranno partecipare: proprio perché i più deboli, i più ricattabili. Proprio per questo motivo – dice Cecilia Strada, presidente di Emergency – riteniamo importante la partecipazione di quanti possono (ancora?) godere di questo diritto”.

Tante le modalità di partecipazione: astensioni dal lavoro, sciopero degli acquisti, manifestazioni sul territorio. C’è anche la possibilità di aderire indossando semplicemente un indumento giallo.

fonte ADNKRONOS, 21/02/2010

Primo marzo: noi immigrati restiamo a casa (e l’Italia prova a vivere senza di noi)
di Cleophas Adrien Dioma

Gli stranieri scioperano per un giorno e poi chissà. Tam tam su internet: ragazzi, intellettuali, il paese normale è dalla loro parte. E i sindacati?

Oggi non hanno ucciso nessuno. Non hanno rubato. Non sono andati in giro a spaccare le macchine. Non hanno spacciato droga. Non hanno bevuto fuori. Non hanno pisciato sui muri. I vu cumprà non sono usciti a vendere cd falsi, borse taroccate. Fiori appassiti alle coppie innamorate. In Via Palermo, non ci sono questi negri che bevono, pisciano, parlando con questa voce così tanto alta. I negozi sono chiusi. I kebab. L’african market, i call center. Chiusi. La questura non ha visto nessuno venire per il rinnovo o il ritiro del permesso di soggiorno. In città non si vedono i negri. Non si vedono i marocchini. Non si vedono i rumeni. Marionila, la badante moldava, non è andata stamani ad occuparsi della vecchia Giorgia e sua figlia Carmela; è disperata perché non sa cosa fare. Deve andare al lavoro. Che stupida, la Marionila, ha il telefono staccato. Paolo e Isabella sono arrivati in ritardo a scuola perché Aleen, la baby sitter filippina non è venuta. La cacca dei piccioni sulle scale. Non è passata la donna delle pulizie eritrea? Nessuno negli autobus verso Langhirano a lavorare nei prosciuttifici. Nessuna faccia di colore sugli autobus che corrono alle fabbriche di Milano, Torino, Genova, Nord Est: metalmeccanici spariti. I cantieri sono vuoti, i muratori albanesi non sono usciti di casa. Nessun straniero nei supermercati. Le piazze sono vuote. Non ci sono più i gruppi di moldavi nei parchi. Nessuna donna velata in giro. Nessun musulmano con la barba e il bubu nelle strade. Nessun odore di cibo etnico. La polizia oggi non ha trovato nessun clandestino. I giornali non sanno cosa scrivere. Nessuna notizia negativa sugli immigrati. Niente, non ci sono immigrati in giro. Anche Lampedusa si è fermata. Gli immigrati sui gommoni hanno deciso di aspettare in mare. A costo di morire. Silenzio. Nessuna voce straniera. Nessuna lingua straniera. Nelle scuole zero per cento di alunni stranieri. Il piccolo Abdou è rimasto a casa. Fatima sta aiutando la mamma nella cucina. La televisione fa vedere immagini del Burkina Faso. Basta con questi canali italiani. Un giorno senza gli immigrati. Un giorno normale. Senza gli immigrati. Senza tutta quella gente extracomunitaria che disturba. Che ruba. Che rompe. Che esiste. Lontano dai soliti discorsi d’integrazione, d’intercultura. Lontano dai soliti discorsi sulla sicurezza. Lontano da soliti convegni ed eventi attorno alla tematica immigrazione. Cosa fare? Come fare per arrivare ad una certa integrazione. Dobbiamo difendere la nostra cultura? Le nostre tradizioni? L’Italia è gia multietnica o no? E’ un paese razzista? Ma chi se ne frega.

(Ndr. Le immondizie restano per strada, dai cantieri nessun rumore; case, ferrovie, strade, serre per le primizie: vuote. Se dopo il primo giorno ci sarà un secondo giorno, un terzo giorno e i giorni si allungano, i bianchi padroni, come tirano avanti?)

Cleophas Adrien Dioma è nato a Ouagadougou (Burkina Faso) nel 1972. Vive a Parma. Poeta, fotografo, video documentarista. E’ direttore artistico del festival Ottobre Africano. Collabora con «Internazionale» e «Solidarietà Internazionale».

ARTICOLO TRATTO DA ARCOIRIS TV

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