Povera America – Johan Galtung

Partiamo dalla seguente considerazione: Obama promise un cambiamento al quale possiamo credere e ha mantenuto un non-cambiamento certamente credibile, tradendo coloro che lo hanno votato. Le sue azioni non concordano con la sua retorica, sicché perderà pesantemente alle elezioni di medio termine. Un presidente per una volta? Peggio, forse per mezza volta; la sua presidenza inetta è bell’e finita. Neppure per una volta.

Prendiamo lo scudo missilistico in Polonia-Cechia: “annullato”, avevano trovato di meglio. La Polonia è di nuovo coinvolta, in uno schieramento molto anti-russo, con in più la Romania, il SALT non procede. Ha reso la Russia antagonista senza alcun bisogno, nonostante i colloqui di Praga.

Ha reso antagonista il mondo musulmano per mancanza di atti positivi e anzi intensificando le guerre all’Afghanistan, inviando altri 40.000 uomini a corrompere, combattere e morire per Karzai e la UNOCAL. Le guerre al “terrorismo” e all’Iraq non portano a nulla; nonostante i colloqui al Cairo. E poi la Cina, con la vendita di armi a Taiwan. E il Giappone.

Ha reso antagonista gran parte dell’America Latina col suo sostegno al colpo di stato in Honduras, la sua ostilità da riflessi condizionati verso Cuba, il suo approccio alla Bush con Katrina per Haiti devastata dal sisma, nel 1804 primo paese indipendente d’America dopo gli USA, ma da questi non riconosciuto che 60 anni dopo, e per giunta spesso occupato.

Quando a bambini fra i 9 e gli 11 anni di Gaza e dell’Iraq è stato chiesto che cosa volessero fare da grandi, l’80% ha risposto uccidere gli americani. Ma non una parola su Israele-Palestina nel suo discorso sulle condizioni del paese di fine anno; probabilmente non aveva nulla da dire. Però Netanyahu può affermare: “Israele manterrà per sempre le sue colonie” (IHT 25.01.10). Per il mito sionista, si veda The Invention of the Jewish People [L’invenzione del popolo ebreo] di Shlomo Sands.

Perché l’episodio Obama è finito così malamente? Nelle teorie centrate su Obama, è un ingenuo piuttosto che un disonesto; in quelle centrate sulla struttura sono le lobby ecc. a essere disoneste piuttosto che ingenue. Per una teoria centrata sugli USA, si direbbe che nessuno dei due ha alternative da offrire. Non sanno neppure che aspetto potrebbe avere una soluzione conflittuale sostenibile, abituati come sono a prevalere con la forza, a scambi costrittivi, predicatori, auto-gratificanti. Soluzioni, negoziati, dialogo, scambi equi sono tutti ignoti, non appartengono alla tradizione USA, neppure all’ala politica giusta o a un Obama “al di sopra delle parti”.

Nello schieramento politico opposto c’è Sarah Palin. Non se l’è cavata granché bene da candidata alla vice-presidenza, ma ha già superato McCain nei sondaggi campione. Non sa certo di Columbia-Harvard come Obama, ma ha qualcosa di molto più gradito all’America della strada e dei ricevimenti: l’America, così com’è. Non si dovrebbe sottovalutarla. Se ce la può fare un nero, può farcela altrettanto una donna; tutti e due soddisfano alcune esigenze base: giovani, attraenti, atletici. Ma la donna di Wasilla ha qualcosa che Obama non può eguagliare. Appartiene alla tradizione, tanto quanto è possibile esserlo. Non ha da presentare alcunché di nuovo. La sua vita è il suo messaggio: molto competitiva, abituata a vincere, molto vicina al modo americano di vivere. Il suo messaggio base al mondo è che gli USA sono il numero 1, che è meglio che il mondo impari, e li rispetti; se no, corrono il grosso rischio che gli USA non se ne occupino e li lascino al loro comunismo ed estremismo.

La si immagini come 45° presidente: che cosa succederebbe? Poco o nulla all’interno degli USA lungo le quattro direttrici del potere: la ricchezza si convertirà in altra ricchezza e quelli che non hanno nulla soffrirebbero, l’apparato militare gestirà un bel po’ della società con i servizi segreti, e i politici saranno strumentali a tale scopo, e una nazione sotto la guida di Dio sarà una minaccia a chiunque sia armato dentro e fuori il paese, con l’utero materno per i non ancora nati come posto sicuro. Potrebbero intervenire meno e promuovere meno costruzioni di nazioni in giro per il mondo dato che abortisti senza Dio rifiutano l’America e non meritano aiuto.

Sarah Palin non vuole cambiamenti salvo all’indietro “arrestando i critici delle immorali politiche interne ed estere di Washington e completando la distruzione della reputazione USA all’estero” (Paul Craig Roberts, “Information Clearing House”, 1° dicembre 2009). Gli USA diverranno probabilmente uno dei luoghi meno salubri al mondo, con le proprie armi, i propri veterani-mine vaganti per i traumi subiti, le vendette provenienti da qualunque parte essi non abbiano smesso di uccidere, uccidere, uccidere.

E così gli USA sono consunti dal proprio stesso successo. Fra due, tre decenni la maggioranza non sarà più bianca. L’impero sarà andato. Il mondo sta rapidamente superando gli USA. L’UE è già la maggiore economia contando i membri che non usano (ancora) l’euro, gli USA al 2° posto e la Cina al 3° ma forse destinata a sorpassarli. Ma fin qui si tratta solo di economia. Un giorno gli accademici europei si sveglieranno e scopriranno quanto sono stati ingannati americanizzando preziose tradizioni accademiche per diventare più competitivi (= sfruttatori). E presto non solo la Svizzera ma anche gli alleati NATO se ne andranno dall’Afghanistan, tomba oltre che di imperi, anche di alleanze.

“Il presidente Obama può anche ordinare che sia chiuso il centro di torture a Guantanamo e che si sospendano rapimenti e trasferimenti extra-giurisdizionali e torture, ma nessuno esegue gli ordini” (ibidem, P.C.Roberts). E si inviano altre truppe a morire per Karzai e i profitti UNOCAL.

Alle sfide si risponde con mancate reazioni. Il resto sarà presto storia, nonostante gli sforzi disperati di stati-clienti come la Norvegia e la Danimarca. Il primo ha trasformato il Comitato per il Premio Nobel per la Pace in un’accademia d’arti drammatiche dando un premio cinematografico a un ex-vice-presidente e un premio da attore all’attuale presidente; e il secondo ha organizzato una conferenza sul clima attorno a un discorso di Obama che risultò essere il solito ben confezionato bla-bla.

C’è una soluzione da qualche parte?

Teoricamente sì, e potrebbe anche avvenire. Gli americani hanno un gran talento per le iniziative locali. Potrebbero lavorare al livello delle 2.500 municipalità USA, mollando Washington a se stessa, e facendo fiorire l’economia reale con investimenti locali, casse di risparmio (non casinò) e molta solidarietà. Potrebbero fare a livello nazionale quello che fanno internazionalmente i Mayors for Peace [Sindaci per la Pace], che hanno ormai 3.104 città in 134 paesi e regioni (Peace Culture, Hiroshima Peace Culture Foundation, Dicembre 2009).

TIME pubblicò qualche anno fa (30 marzo 1987) “The Public’s Agenda” [L’agenda del pubblico], una rassegna di quanto vuole il pubblico – e tante rassegne indicano la stessa direzione. Nulla d’estremista, ma progressista:

78% vogliono più attenzione agli anziani, 73% di più sull’ambiente, 71% sull’assistenza ai senzatetto, 71% sui servizi sanitari ai poveri – rispetto a solo 33% per il programma spaziale, 31% al militare, 23% a Star Wars. La retorica di Obama andava in tale direzione, e lui l’ha tradita. La retorica di Palin va in direzione opposta e le si può probabilmente credere che non diventerà progressista.

Adesso tocca agli americani. Facciano tutto questo localmente, saranno amati dal mondo intero e gli USA non saranno più poveri.

08.02.10

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: POOR AMERICA

http://www.transcend.org/tms/article_detail.php?article_id=2641

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