Intorno a Tu al posto Mio. Proiezione del film “Ti do i miei occhi”

Sul Maschile e il Femminile. Intorno a Tu al posto Mio
Proiezione del film “Ti do i miei occhi”

giovedì 11 febbraio 2010 – ore 20.00
Sala Gandhi – Centro Studi Sereno Regis- via Garibaldi, 13 – Torino

Verranno esaminate e discusse insieme al Gruppo di Lavoro di Tu al Posto Mio le scene tratte dal film “Ti do i miei occhi”, di Icíar Bollaí, Spagna 2003, 119′.

L’incontro si propone di riflettere sui paradigmi culturali che determinano la riproduzione dei modelli di condotta violenti, in particolare della violenza di genere, allo scopo di migliorare la qualità del rapporto tra donne e uomini.

La fine dell’attività è prevista non oltre le 23.30.

PRESENTAZIONE

Tra il novembre del 2008 ed il marzo del 2009 ha avuto luogo una serie di quattro seminari sulla violenza di genere, chiamati Tu al posto mio1. Le attività di ciascun incontro ricalcavano il medesimo schema: a) presentazione dei contenuti a partire da una suggestione (cortometraggio, documentario, teatro dell’oppresso, sequenze di film); b) divisione in gruppi di discussione maschili e femminili; c) ritorno in assemblea con la comunicazione sintetica degli interventi e con il dibattito di confronto. Lo scopo dichiarato era di “riflettere su cosa ognuno/a chiede e può dare per eliminare la violenza contro le donne e per migliorare la qualità del rapporto donna-uomo”.

L’idea iniziale di Tu al posto mio si sostiene sulla convinzione che l’apparato simbolico dell’arte, in particolare di quella imitativa come il teatro ed il cinema, consenta alla/o spettatrice/ore (oltre che al/la attore/rice) sia un’immedesimazione sia un distacco utili a riconoscere certe dinamiche della nostra condotta abituale, che non di rado rimangono inavvertite o rimosse. A tale presa di coscienza presiede l’empatia, in un senso preciso: né assimilazione né proiezione, bensì apprensione di uno stesso vissuto, originario nell’interiorità di un/a altro/a, nell’irriducibile differenza di soggetti autonomi, pur legati dalla correlazione di prossimità. A questa facoltà, che caratterizza ogni essere umano e può essere affinata, è possibile attingere risorse decisive per favorire la crescita verso la chiarificazione dei conflitti e il superamento della violenza: sul piano interindividuale, la conoscenza vicendevole, rispettosa delle peculiarità di ciascuno/a, ma inserita in un orizzonte di parità e di valori comuni; sul piano sociale, la propensione a mettersi in gioco in un movimento di opinione e di impegno, fondato sulla solidarietà, sulla complementarità e sulla cooperazione tra concittadine e concittadini.

Una valutazione esauriente ed equilibrata dell’itinerario finora compiuto meriterebbe un’analisi dettagliata, che non rientra negli intenti di questa presentazione. Tra le note positive tuttavia conviene ricordare perlomeno come si sia dimostrata costruttiva l’attitudine ad amalgamare sensibilità, percorsi, provenienze diverse in un clima di fiducia e di mutua accoglienza. Ne sono stati conferma gli incoraggianti riscontri delle/i fruitici/ori, alcune/i delle/i quali hanno aderito con assiduità alle quattro proposte. Specialmente in costoro è scaturita più volte la domanda “Che cosa possiamo fare?”, che probabilmente bisogna leggere come l’auspicio di uno sforzo collettivo, indirizzato all’evoluzione della nostra mentalità, e non solo come la richiesta di acquisire o di offrire maggiori informazioni teoriche e tecniche.

Per tali ragioni a partire dall’ottobre del 2009 il Gruppo di lavoro si sta aprendo a nuovi apporti, persuaso che solo mediante la progressiva consapevolezza dei paradigmi culturali che influiscono a livello emotivo, affettivo e cognitivo, possiamo sperare di assumercene la corresponsabilità e di modificare la riproduzione dei modelli di comportamento violento. La sua aspirazione è di intraprendere un cammino in più fasi, secondo la traiettoria “Conoscenza reciproca tra i membri – Condivisione delle competenze – Cooptazione di altri membri – Divulgazione delle esperienze maturate”, conferendo un’importanza cruciale al principio “formandosi formare”, che rende conto dell’interazione e della reciprocità tra preparatrici/ori e destinatari/e delle iniziative e contempla il proposito di rivolgersi alle generazioni più giovani con un’attenzione di privilegio.

Marco Scarnera

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