In cammino verso il Caucaso

In cammino verso il Caucaso
giovedì 18 febbraio 2010 – ore 20,30
Sala Gandhi – Centro Studi Sereno Regis – via Garibaldi, 13 – Torino

Presentazione del progetto e proiezione del film Il prigioniero del Caucaso di Serguei Budrov. Seguirà un momento di discussione e approfondimento.

In collaborazione con l’Associazione “Mondo in cammino”, che da anni opera nelle regione caucasiche, stiamo cercando di costruire un percorso che ci porti ad attivare e sostenere azioni di pace, di dialogo e di trasformazione nonviolenta dei conflitti in quella parte del mondo travagliata e, spesso, dimenticata. Abbiamo previsto alcune occasioni di conoscenza e approfondimento nel corso dei prossimi mesi per avviare questo percorso.

Scarica la scheda del Progetto Kavkas… Percorsi di pace:
kavkas.odt – NeoOffice Writer

KAVKASI VLENNUK, (IL PRIGIONIERO DEL CAUCASO) di Serguei Budrov, Russia 1996, 90′

Vanja, un giovane soldato russo, viene inviato in Caucaso e, durante in’imboscata, cade prigioniero, insieme al sergente Sasha. Il loro carceriere è Abdul, un anziano, che non uccide i due uomini e spera di riuscire a organizzare uno scambio con l’esercito, nelle cui mani si trova suo figlio. I due vengono sorvegliati giorno e notte dal genero di Abdul, a cui i russi hanno tagliato la lingua.

L’inizio è quello di una guerra, in un ambiente di odio reciproco tra le parti, che provano disprezzo una per l’altra perchè questo hanno insegnato loro l’esperienza, la storia, le abitudini e soprattutto la guerra. Lo svolgersi della vicenda sottolinea come invece i rapporti umani prendano il sopravvento. Ognuno esce un po’ dal proprio ruolo e scopre sentimenti inaspettati. Sasha e Vanja, dopo l’iniziale diffidenza, essendo incatenati tra loro, scoprono anche uno spirito di fraternità estraneo alle regole dell’esercito. I due prigionieri e il loro sorvegliante instaurano un clima di complicità che va al di là delle parole, e che purtroppo verrà sacrificata in un estremo atto di crudeltà. Trova spazio una dolce storia d’affetto e d’amore impossibile e appena accennata tra Vanja e la giovane figlia di Abdul. Anche tra il carceriere e i prigionieri si instaura un sentimento che combatte continuamente tra il disprezzo imposto e la vicinanza umana, tanto che l’anziano continua a tenere in vita i due russi contro il parere del resto del villaggio.

Dopo un tentativo di fuga finito in modo tragico, e dopo la morte del figlio di Abdul, la situazione impone una scelta e una svolta per tutti i personaggi.

“Ma io non voglio ucciderli”. “Devi, Vanja, questa è la guerra”. Il film dà la speranza che questa non siamo l’unica soluzione possibile, nemmeno durante un violento conflitto armato e che l’umanità e la ragione possano nascere anche in mezzo alle atrocità.

Per uno spettatore “occidentale” la visione della pellicola è anche un viaggio, in luoghi poco accessibili e poco conosciuti, e una sorta di percorso antropologico in usi e costumi che difficilmente giungono fino a noi.

(scheda del film a cura di Simona De Filippi)

Prossimi incontri
25 marzo: “Recital sulla Cecenia” con Claudio Canal
15 aprile: “La situazione geo-politica e sociale del Caucaso” con il prof. Marco Buttino
ultimo incontro (data da definire): “Le possibili linee di azione” con Massimo Bonfatti (Associazione Mondo in Cammino)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *