Disturbo da stress post-traumatico (PTSD) e disturbo da esuberanza post-gloria (PGED) – Johan Galtung

galtung-bn-webWashington: Di questi tempi, si parla molto di PTSD (Post-Traumatic Stress Disorder, disturbo da stress post-traumatico): eh sì, dev’essere duro uccidere tanti afghani che combattono il secolarismo, Kabul e soldati stranieri che muoiono per quel dittatore fraudolento Karzai, e invasioni da parte di qualche giocatore di scacchi ubriaco. E, a rischio di un IED (Improvised Esplosive Device, ordigno esplosivo improvvisato, ndt), 10$ a pezzo, letale, efficace. E, forse con un dubbio insinuante su tutto quanto l’esercizio, una stupida farsa escogitata in contorte menti anglo-americane zeppe di Russia-Cina-Musulmani-oleodotti e basi gratuite per l’eventualità, non si sa mai, di una guerra con la Cina. Senza effettiva prova che l’11 settembre fosse organizzato in Afghanistan, né che Al Qaeda abbia bisogno di quel luogo. Combattere quella guerra comporta un trauma triplo. Essi hanno bisogno di quel centro di benessere spirituale del Campus di Resilienza di Fort Hood (Washington Post, 16.11. 09).

Nulla di strano che i soldati collassino; disertino in massa. E magari se la prendano con le rispettive famiglie. O con se stessi con un tasso crescente di suicidi. Come veterani simili a bombe a orologeria che camminano nel campo minato USA, oltre ai veterani del ViêtNam come dispositivi PTSD inesplosi. Carichi freschi in arrivo. Un segno di salute: sono ancora umani.

15.000 soldati dell’esercito USA appartengono ai 2,3 milioni di musulmani statunitensi. Hanno votato per un governo Obama pur combattendo allo stesso tempo contro quattro paesi islamici – direttamente in Iraq-Pakistan-Afghanistan con un po’ d’assistenza locale; indirettamente in Palestina mediante Israele in quanto fornitori di armi-denaro-veti. Inoltre minacciando l’Iran di annientamento se dovesse perseguire una capacità di risposta nucleare di secondo colpo. Yemen, Somalia, solidamente musulmani. E’ forse strano dal punto di vista psicologico se qualcuno di loro vede tutto questo come una guerra contro l’Islam?

Uno di essi è uno psichiatra, il maggiore Nidal Hasan. Forse stranito, forse sospinto nell’innocenza con trattamenti psichiatrici. Ma immaginiamo d’ascoltare una litania di PTSD di soldati che denunciano non solo la paura di essere uccisi, ma anche quella di uccidere innumerevoli musulmani. Immaginiamo, nulla di più.

Egli lanciò un segnale: si dia ai musulmani USA l’opzione di un’obiezione di coscienza (WP 10.11.09). Fu ignorato. Il resto è storia.

Quel paese, che combatte per valori occidentali, concluderà un contorto caso giudiziario focalizzato solo sul comportamento, non sull’angoscia che sta dentro a ogni musulmano il cui dovere è difendere l’islam ma che si sente minacciato da una condanna a morte; e porterà la guerra nelle aule del tribunale come nei progetti del governo Obama di un tribunale vicino a Ground Zero a Manhattan. Tutto prevedibile e prevedibilmente inutile come prevenzione individuale e generale. Ma non nel produrre martiri.

E tuttavia c’è di peggio che il PTSD fatto dagli USA e in azione negli USA. Il post glory exuberance disorder PGED (disturbo da esuberanza post-gloria) viene messo in atto all’estero e poi fatto dagli USA con parate e coriandoli e danze tribali di guerra attorno a pennoni con bandiera per ancora un’altra gloria annuale, la resa incondizionata di un qualcuno. Il disturbo da esuberanza di quell’uno invincibile, eccezionalista.

Obama, preoccupato delle armi nucleari, potrebbe contrastare il PGED facendo seguire un atto alle sue tante parole: una visita a Hiroshima: Sì, l’abbiamo fatto noi, vorrei tanto che si potesse disfare. Invito declinato, “per questa volta”. Invece aggiunge la quarta flotta per l’America Latina, dotata di armi nucleari della “specie né confermo né nego” alle sette basi in Colombia contro il narco-traffico, il terrorismo e i governi anti-USA. E il trattato di Tlatelolco? Un’infrazione USA incoraggerà altri. E siamo in piena corsa alle armi nucleari anziché in presenza di qualunque riduzione.

E non una parola sul versante della domanda di narcotici, peraltro nella tradizione di chi esigeva un Piano Colombia senza un Piano USA.

Il rapporto Goldstone è un magnifico invito alla diplomazia multilaterale a proposito di Israele-Palestina, un miracolo di ambiguità. Un’opportunità d’oro per smuovere quel macigno che blocca l’articolazione del tema verso una soluzione, come la Corea disponibile a un Medio Oriente, e una penisola coreana, libera da armi nucleari. Ma no. La formula è il bilateralismo nucleare. Ma allora il tizio è una montatura?

Stati Uniti d’America, per favore ricordatevi della vostra stessa storia.

Un tempo lontano 13 stati-colonia sul versante atlantico furono popolati da Albion’s Seed (un libro notevole, non tradotto in italiano, ndt), puritani dell’East Anglia, quaccheri di Bradford, del Devonshire [che migrarono] 402 anni fa a Jamestown (Virginia), la plebaglia di confine relegata nelle zone interne; tutti quanti gestiti da un governatore nominato a Londra a esclusivo vantaggio inglese.

Essi fusero quegli stati, si unirono, 1776-1789-1812, dalla dichiarazione all’effettiva indipendenza. Tu Londra, Tratta con noi come un tutt’uno, non più divide et impera,. E Londra, pian piano, imparò.

USA, avete forse ispirato qualcuno? Forse l’America Latina e i Caraibi sono ora allo stesso stadio storico? Forse anche in Africa, con nessun paese che voglia ospitare il vostro Africom, lasciando tale ruolo ai servili tedeschi a Stoccarda? Forse l’Asia dell’Est vuole le due Cine, le due Coree, due Giapponi nell’insieme? Forse un bel giorno il Medio Oriente avrà un accesso di buonsenso, optando per una comunità con Israele e i suoi cinque stati vicini arabi? E l’Asia Centrale, l’Afghanistan con 7-8 paesi musulmani circostanti, i cinque “stan” ex-sovietici, l’Iran, il Pakistan e l’Azad Kashmir, magari perfino the Valley (Jammu-e-Kashmir, ndt) se l’India praticasse la democrazia? E, ancor più, un’unione russa che potrebbe comprendere i non-russi su base paritetica, con la Bjelorussia e mezza Ucraina – un insieme enorme? Tu, Washington.

Tutto avverrà, prima o poi. USA, potete negare ad altri quanto voi stessi avete fatto? Perché piuttosto non aiutarli, dare consigli istituzionali, senza lasciare l’incombenza ai soli europei. Farseli amici, anziché cercare di forzare l’orologio della storia al contrario. Non riposate sui passati allori lasciando svanire con voi quell’esuberanza. Piuttosto, protendetevi verso altri, trovando amici a voi affini. C’è l’America Latina ma anche un’America inglese, con voi, il Canada sino ai Caraibi. Col Messico come ponte. Celebrate questa nuova svolta della storia.

Quello che appartiene a un insieme affine deve crescere insieme, come le Germanie vent’anni fa.

Presidente Obama: non le si addice agire come un Giorgio III dell’ultimo giorno tentando di arrestare l’inevitabile.

23.11.09

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: PTSD AND PGED: POST GLORY EXUBERANCE DISORDER

http://www.transcend.org/tms/article_detail.php?article_id=2165

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