Wim Wenders parla di Riace ai premi Nobel per la pace riuniti a Berlino – Francesco Sorgiovanni

wim_wenders_gross“La vera utopia non e’ la caduta del muro, ma quello che è stato realizzato in alcun paesi della Calabria, Riace in testa’. Wim Wenders parla davanti ai Nobel per la Pace a Berlino e il presidente della Regione Agazio Loiero, si emoziona: ‘Sentire Wenders, le sue parole sulla Calabria e sui paesi dell’accoglienza, Riace, Caulonia, Stignano e Badolato, e’ stata la cosa emotivamente piu’ bella che mi sia capitata da quando sono presidente’.

Esplodono gli applausi nella grande sala del ‘Municipio Rosso’ di Berlino che ospita i delegati del X Summit dei Premi Nobel per la pace, al termine dell’intervento del famoso regista tedesco che in Calabria la scorsa estate ha girato ‘Il Volo’ tra Scilla, Badolato e Riace. Non si vedono ancora le

immagini dei volti e dei luoghi di cui Wenders parla ma le sue parole evocative sembrano quelle di un profeta. E cresce e si diffonde anche cosi’ l’attesa di vedere quel cortometraggio interamente in 3D.

‘Il vero miracolo non e’ qui, ma in Calabria, dove per la prima volta ho davvero visto un mondo migliore’ ha detto Wenders raccontando la sua esperienza tra i rifugiati di Riace, durante le riprese. ‘Ho visto un paese capace di risolvere, attraverso l’accoglienza, non tanto il problema dei rifugiati, ma il proprio problema: quello di continuare a esistere, di non morire a causa dello spopolamento e dell’immigrazione. E ho voluto raccontare questa storia in un film che ha come attori i veri protagonisti’. ‘Ho incontrato un uomo d’azione, molto responsabile’, ha aggiunto

Wenders raccontando con le parole del suo sindaco, Mimmo Lucano, la storia di Riace.

‘Mi ha raccontato – ha continuato il regista – che il paese era semi- abbandonato, che tante volte si e’ chiesto come far diventare Riace un luogo di arrivo e non solo un luogo di partenza. Mi ha raccontato di quando vedeva arrivare dal mare i profughi, con il volto segnato dalla stanchezza, un volto che ricordava quello dei calabresi migranti. Mi ha raccontato di come sono state riaperte le case del paese, lasciate chiuse da anni di emigrazione e abbandono’.

‘Questa storia – ha concluso Wenders – deve farci riflettere su come sia possibile far convergere l’obiettivo dell’accoglienza con quello dello sviluppo locale. Riace ha mostrato che cio’ e’ possibile, spalancando le porte al futuro. Questa e’ ‘un’esperienza locale che pero’ ha una valenza globale. E’ un insegnamento rivolto al mondo’. Un’occasione che la Regione Calabria ha colto al volo approvando una legge sull’accoglienza che punta a trasformare l’esperienza di Riace in un ‘modello Calabria’, quello che proprio ieri i Nobel e i delegati hanno apprezzato nelle parole del presidente Loiero.

Fonte: “Il Quotidiano della Calabria – 12 novembre 2009
http://ilquotidianodellacalabria.ilsole24ore.com/it/calabria/catanzaro_loiero_wenders_modello_calabria_municipio_rosso_berlino_regista_8511.html

Risposta del sindaco di Riace Domenico Lucano al giornalista Francesco Sorgiovanni:

“Carissimo Francesco, non potevo mai immaginare che un giorno qualcuno potesse raccontare la storia che ha interessato Riace in questi ultimi anni. Una storia che ho vissuto intensamente ed alla quale si può dire sto dedicando la mia vita. Raccontare di Riace è come parlare della Calabria, in grado di sorprendere nel bene e nel male, in occasioni cosi importanti ed in luoghi dalla straordinaria importanza simbolica in cui si condensa la storia dell’umanità sembra appartenere ad un sogno.
Non sono abituato a dare prevalenza alle formalità, ai luoghi comuni, alla retorica, vorrei comunque condividere un riconoscimento che mi lascia senza parole e mi emoziona con tutti quelli che hanno contribuito a fare dell’esperienza di Riace e dei paesi dell’accoglienza calabresi qualcosa di affascinante.
Mi vengono in mente Dino Frisullo che ho conosciuto a Badolato, giornalista con la missione della causa kurda, Gianfranco Schiavone dell’ass. studi giuridici sull’immigrazione, Luigi Ciotti di libera, Chiara Sasso anima della rete dei comuni solidali, Maria Ripamonti che ha Riace nel cuore, Piero Polimeni e Tonino Perna del CRIC di Reggio Cal che mi hanno insegnato a credere e ad immaginare l’utopia, Giuseppe economista solidale e gli amici di Lamezia, Valentina Loiero un sostegno incredibile da quando è passata da Riace per un reportage televisivo ed infine, ma non per ultimo il Presidente Loiero.
Negli ultimi periodi spesso si è incrociato con la storia di Riace e con i temi dell’accoglienza dei rifugiati, stranieri in fuga dalle guerre e dalle persecuzioni . Ho visto nei suoi occhi l’anima della vera Calabria, in grado di commuoversi abbracciando un bambino afgano accolto a Riace unico sopravvissuto della sua famiglia alla tragedie delle gurre.
La Calabria che sovente siamo abituati a denigrare, ultima in tante graduatorie, ma prima per umanità, per una legge sull’accoglienza fortemente voluta dal suo presidente e non in un modo asettico, ma con vera partecipazione interiore. Se solo alziamo lo sguardo oltre i nostri confini regionali, possiamo comprendere la straordinarietà di quello che sta succedendo in Calabria.
Il mio personale accostamento alle politiche dell’accoglienza e più in generale l’interesse per i temi dell’etica solidale è iniziato in occasione dello sbarcoo dei curdi l’estate 1998, su basi puramente emozionali.
Quel veliero approdato all’alba sulla spiaggia di Riace sospinto dal vento con a bordo circa 300 profughi, sembrava racchiudere e raccontare l’epos di una umanità in cammino verso un sogno di liberazione e di speranza. Solo qualche anno prima nello stesso tratto di mare erano state rinvenute due statue bronzee che evocavono la storia ed i miti dell’antica Magna Grecia. Il mare quindi metafora tra passato e presente, strumento di comunicazione con il mondo da dove arrivano i greci, i saraceni, i turchi, i curdi. Mi affascinava l’idea che i nostri paesi dell’entroterra spopolati dall’emigrazione potevano essere ripopolati dagli immigrati.
Le case dei riacesi sparsi per il mondo chiuse da tanti anni diventarono le nuove dimore di quei disperati in fuga arrivati dal mare. Il paese stesso si riconosce centro d’accoglienza senza barriere. E’ da li che Riace diventa un luogo d’accoglienza. Da luogo di partenze a luogo di arrivi. Palestinesi, eritrei, etiopi, afgani. Centinaia tra richiedenti asilo e rifugiati nei loro viaggi della speranza hanno attraversato le strade ed i vicoli semideserti di Riace.
Con loro abbiamo vissutto più da vicino la storia che ha attraversato il mondo in questi ultimi anni. Una storia vissuta con i protagonisti, con coloro che hanno subito le decisioni di guerra, con coloro che hanno lottato per la libetrtà del loro paese, che sono stati oggetto di persecuzioni, che hanno subito torture, violenze, sopraffazioni. Un’ esperienza nata semplicemente per risponde ad un normale impulso dell’anima che con il passare del tempo è diventata una straordinaria occasione di riscatto per una intera comunità e che ha acceso l’interesse di Win Wenders che ha deciso di dedicargli un film “il volo”, metafora di una umanità in grado di alzare lo sguardo verso altri mondi, sulla scia di un veliero approdato in una terra destinata dalla storia ad accogliere chiunque abbia un sogno per la propria vita

Domenico Lucano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *