Novità libri – Paul Roberts, La fine del cibo – Recensione di Enzo Ferrara

cop Roberts la fine del ciboPaul Roberts, La fine del cibo, Codice Edizioni, Traduzione di Ilaria Bondani, Elia Rigolio, Silvia Vivan, ISBN 978-88-7578-127-9, 2009, € 28

La produzione agricola mondiale, grazie all’espansione delle aree coltivate, è aumentata tra il 1990 e il 2007 di quasi il 50 per cento. Le previsioni per i prossimi anni sono ancora in crescita, almeno per i prodotti più commerciali: frumento, riso e zucchero. L’alimentare è un settore anticiclico, dovrebbe sopportare meglio di altri la recessione in corso; eppure, l’ineguale distribuzione delle risorse continua a mietere nel mondo sempre più vittime: ogni anno 40 milioni di persone (100 milioni per la crisi del 2008) si aggiungono alla lista di quanti soffrono la fame. Contemporaneamente, si osserva un’eccedenza nella disponibilità dei beni alimentari. Jean Ziegler, ex relatore ONU per il Diritto all’alimentazione, ha identificato fra le cause del problema l’aumento di prezzo delle derrate, strettamente legato alla borsa del petrolio, i bio-carburanti (definiti “crimine contro l’umanità”) e l’omologazione globalizzata di una dieta ricca di proteine animali. A precisare i dettagli della crisi alimentare in termini economici, culturali e sociali, è intervenuto il giornalista americano Paul Roberts, già autore di Dopo il petrolio. Sull’orlo di un mondo pericoloso (Einaudi 2005). Anche nel mondo ricco – spiega Roberts – siamo in procinto di raggiungere, pressoché sotto ogni profilo, la fine dell’età aurea del cibo, “quel prodigioso periodo durante il quale ciò che mangiavano sembrava divenire di anno in anno più abbondante, sicuro, nutriente”. Al contrario, le contaminazioni alimentari si fanno più incalzanti (negli USA soprattutto), i costi e la praticità sono i veri fattori determinanti delle scelte alimentari nel mondo ricco, dove il consumo sociale del cibo è diventato obsoleto: l’atto del mangiare si è trasformato in un esercizio frustrante, confuso e auto-colpevolizzante. Su scala globale, le variazioni climatiche e la spirale di crescita della popolazione fanno dubitare sulle reali possibilità di sfamare i 6.5 miliardi di individui oggi viventi – aggiunge Roberts, spostandosi da un emisfero all’altro – è sempre più difficile recuperare nuove terre coltivabili, mentre i pesticidi e i fertilizzanti si fanno ogni giorno più costosi. L’agricoltura intensiva provoca degrado ed erosione del suolo; le forniture d’acqua vanno deteriorandosi e il prezzo del petrolio, vera linfa dell’industria agraria, mette in discussione gli equilibri dell’intero modello di produzione industriale.

Nel suo Saggio sul principio di popolazione, Thomas Malthus spiegò che anche la popolazione umana è soggetta al “controllo” operato dalla quantità di cibo disponibile. Per un lungo periodo, gran parte del mondo è parsa liberata da quest’imperativo. Nemmeno Malthus, però, poteva immaginare che la domanda di cibo sarebbe cresciuta drammaticamente, a beneficio solo del mercato, anche per popolazioni numericamente stabili o in diminuzione. Il sistema alimentare moderno può essere analizzato e compreso solo come sistema economico, con vincitori e vinti, crisi periodiche e un’instabilità che dipende dal divario, economicamente “necessario”, fra domanda e offerta. È in questo divario e negli sprechi che lo sostengono il dato maggiormente rilevante e imbarazzante dell’agro-alimentare globale, inefficiente in modo inimmaginabile (i 20 kg di grano consumati negli allevamenti di bestiame per ogni kg di carne prodotta sono alla base degli spropositati aumenti di prezzo dei cereali; dai bio-carburanti si ricava a malapena l’energia impiegata per produrli). Il mercato globale del cibo alimenta soprattutto scarsità, da un lato, e sovra-consumo, dall’altro, mentre pone a repentaglio la capacità di soddisfare il bisogno di cibo nel futuro. Questa lettura è utile, il testo è semplice e discorsivo, le informazioni rigorose. Roberts è etichettato da taluni come catastrofista; dipende, forse, da come si considera la fame (altrui).

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