Osservatorio Permanente Armi Leggere, “Armi un’occasione da perdere” – Recensione di Sergio Albesano

cop ArmiOccasioneDaPerdereOsservatorio Permanente Armi Leggere (O.P.A.L.), Armi un’occasione da perdere, EMI, Bologna 2009, pagg. 143, € 12,00.

Spesso la grande paura per una possibile ecatombe termonucleare viene artatamente alimentata per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla strage quotidiana causata dalle armi leggere. Così, guardando al grande disastro che potrebbe accadere e che per fortuna finora è rimasto sullo sfondo, non ci accorgiamo della realtà concreta e giornaliera di armi che singolarmente hanno una potenza di morte infinitamente inferiore a quello di una bomba nucleare ma che nel loro complesso causano una carneficina continua di drammatiche proporzioni. Non dimentichiamo poi che la vera innovazione concretamente applicata a livello militare, dall’esplosione della bomba di Nagasaki a oggi, è stata quella di dare armi leggere ai bambini soldato e di mandarli a uccidere. Le armi leggere sono diventato il grande combustibile che alimenta genocidi e crimini contro l’umanità e che ogni giorno fa più di mille morti nelle principali metropoli del pianeta.
Il complesso militare-industriale è capace di condizionare le scelte dei governi a tutti i livelli, da quello locale a quello internazionale, e dunque l’esistenza di ognuno di noi. In media sul prelievo fiscale di una famiglia italiana di quattro persone circa 1.300 euro all’anno sono destinati a spese militari e quindi ad alimentare il complesso mercato delle armi nel quale il nostro Paese è tra i primi dieci al mondo. La cifra è piccola rispetto a quella di un’analoga famiglia statunitense, che ne spende quasi 5.500 all’anno, ma ancora troppo, pensando ad esempio che per acquistare gli F35 il nostro paese si è impegnato a spendere tre volte di più di quanto i nostri governanti si propongono di risparmiare in tre anni dai tagli al sistema educativo pubblico. E tutti i governi degli ultimi quindici anni, di qualsiasi colore, hanno propugnato la necessità di un aumento del bilancio militare. Ricordiamo che gli ultimi due anni di governo di centro sinistra hanno visto l’aumento delle spese militari del 23%. Nel 2007 l’Italia ha esportato ufficialmente in settantun paesi ma questi dati non tengono conto di tutto il volume di merci e affari, spesso legati al contrabbando, che rende i numeri ancora più grandi. Conosciamo la realtà della collocazione internazionale del nostro paese e dunque anche della presenza sul suolo italiano di un forte contingente di militari statunitensi, che qui operano in condizione di extraterritorialità, ufficialmente a garanzia della nostra sicurezza, nonché dei capitali stranieri investiti.
Questo annuario dell’osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa che riporta come sottotitolo: “Le armi leggere e il mercato italiano”, oltre a fornire dati aggiornati su tale mercato e a fissare le responsabilità italiane in questo settore specifico del commercio internazionale, apre un dibattito che sempre più deve diventare pubblico, non solo per il volume di affari che muove ma soprattutto perché si riferisce al tipo di società che si cerca di costruire. Molto più che in altri settori dell’economia è importante che su questo argomento ognuno sia informato.
Il libro analizza, tra l’altro, la storia della produzione di armi nella zona di Brescia, i lavori svolti dall’agenzia per la riconversione dell’industria bellica della Regione Lombardia, gli sforzi della Santa Sede a favore del disarmo e la storia della Breda Meccanica Bresciana.
Una perplessità che lascia il libro è il capitolo dedicato alle recensioni, dove vengono presentati due libri e un film senza spiegare perché, fra tutte le opere che avrebbero potuto essere recensite, la scelta dell’autore è caduta proprio su queste.
L’O.P.A.L. è un’organizzazione di Brescia che riunisce persone e associazioni impegnate a combattere il trafficio illegale di armi e a trasformare l’industria armiera in attività produttive socialmente utili.

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