The Village Voice – Ezio Giardino

“Tomorrow start today, we have to work for the future”
Prof. Michael Anthony Windey S.J.

Tutti noi conosciamo l’India attraverso quanto ci viene trasmesso ogni giorno dai media, televisione, cinema, giornali.
L’india viene raffigurata come una grande potenza in costante sviluppo.
Il suo mercato, enorme, raffigura il toccasana ai nostri problemi di economie in riflusso.
Tutte le più grandi multinazionali stanno investendo in India per essere presenti nella marcia trionfale verso il profitto.
Film indiani come “The Millionaire” hanno riscosso da noi grande successo.
Il cinema indiano è il più grande produttore mondiale di film, ed ora famosi registi ed attori internazionali firmano contratti di collaborazione con “Bolliwood”.
La moda da sempre ha preso spunto dai colori sgargianti, dai tessuti luccicanti e ricchi di questo luogo per noi fatato.
Io, assieme alla mia compagna Giovanna, amanti dell’oriente, abbiamo iniziato il nostro viaggio di conoscenza dell’India nell’anno 2000.

Ogni anno, da allora siamo ritornati nella terra indiana, per percorrere itinerari ogni volta diversi, consci che ogni viaggio ci avrebbe arricchito interiormente.

L’India è, oltre al tumultuoso sviluppo conclamato dai media, un paese che ti prende allo stomaco; le disuguaglianze sociali, gli slums abitati da milioni di individui all’interno e nelle periferie dei caotici agglomerati urbani, la mancanza di norme igieniche e di prevenzione medica in quei luoghi malsani.
E’ alla periferia delle grandi città in frenetico sviluppo che giungono, da ogni luogo, dai tranquilli villaggi rurali, masse di persone in cerca di una nuova vita, che spesso soccombono all’interno delle bidonville, senza possibilità di riscatto sociale.

L’anima dell’India, proprio per i suoi grandi contrasti, è anche la possibilità di incontrare personaggi eccezionali, il cui incontro può cambiare la propria vita.

Per noi il cambiamento è stato l’incontro con Padre Michael Windey, missionario gesuita in India dal 1945, fondatore nell’anno 1969, in concomitanza di un disastroso ciclone che spazzò le coste orientali dell’Andhra Pradesh, dell’Organizzazione “Village Reconstruction Organization”, organizzazione ecumenica di orientamento Gandhiano.
Con padre inglese e madre tedesca, nato a Mechelen, paesino belga delle Fiandre, quarto di dodici figli, arrivò in India come giovane missionario nell’anno 1945, quando gli inglesi erano impegnati a contrastare il grandioso movimento non violento di liberazione e stavano preparandosi ad abbandonare il grande impero.
Ebbe il privilegio di conoscere il Mahatma Gandhi, che, dal suo ritorno dall’Africa, aveva percorso l’India a piedi per conoscere la gente dei villaggi.
Esistono due Indie, l’India ricca delle coste dove si sono sviluppati i commerci ricchi del cotone,delle spezie, delle pietre preziose ed un India rurale, dello sconfinato plateau interno e dalle foreste abitate dai tribali,  formata da un milione di villaggi sperduti che corrispondono a settecento milioni di persone, il triangolo della povertà.
Questi villaggi, sino poco fa abitati dalla maggioranza degli indiani, dediti all’agricoltura, sono la spina dorsale del paese.
Con il sopraggiungere dell’industrializzazione, con i ritmi del progresso, l’energia e l’acqua sono un problema enorme, i poveri sono sempre più poveri, e basta un’alluvione, una carestia, elementi naturali che in India sono di cadenza quasi annua, e non solo eccezionale come lo Tsunami di cui tutti siamo a conoscenza, e l’economia dei villaggi si deteriora sempre più, disaggregando i nuclei sociali e familiari.

Come dice il Padre Missionario: “I soldi non bastano. Bisogna portare la democrazia e la legalità nei villaggi. Bisogna dare a queste masse spesso disperate – pensate all’epidemia di suicidi tra i coltivatori – una prospettiva di vita”.

Dal lontano 1969 Padre Michael, con i suoi volontari, più di cinquecento indiani, opera per la ricostruzione delle comunità dei villaggi poveri, ove il nucleo sociale del villaggio si sta deteriorando, colpiti dal progresso che avanza tumultuoso, negando la possibilità di sopravvivenza se non con la migrazione verso le grandi città.

Fedele all’esempio di quanto scritto nel testamento morale del Mahatma Gandhi ”L’India non sarà libera senza la vera libertà del Villaggio” l’organizzazione di Padre Michael ha operato  sinora alla ricostruzione di 536 villaggi, oltre a Centri d’educazione (Training centers) ove i ragazzi e le ragazze apprendono un mestiere e, se dotati, vengono supportati nell’educazione, anche fino alla Laurea.
Vengono sviluppate campagne per l’educazione sanitaria, nei luoghi più disagiati vengono creati Healt Centers, ove un volontario visita e distribuisce medicinali.
Vicino ad Hyderabad è stato creato un Centro di Progettazione della VRO, ove studenti d’Architettura di tutto il mondo possono collaborare alla progettazione urbanistica ed architettonica dei villaggi.

Per comunicare con efficacia la sua visione ai contadini ed ai tribali, Padre Michael fa dipingere sui muri delle case dei villaggi in costruzione, dei quadri messaggio raffiguranti i vari principi dell’organizzazione del villaggio, di cui esiste una ampia documentazione sul nostro sito web.

Il padre è riuscito a sopperire al costo di tale programma mediante il supporto di Organizzazioni di sostegno, in tutta Europa, dal Belgio, sua terra natale, alla Svizzera, Germania, Austria, Francia, Inghilterra, ed ora, dopo la nostra fortunata conoscenza, anche in Italia, con sede a Torino, la VRO Italia : www.vroitalia.org .

Anche noi dall’anno 2003, assiduamente abbiamo partecipato allo sviluppo dei programmi con la VRO India, Padre Michael è venuto svariate volte in Italia per promuovere il suo lavoro, e tutti coloro che lo incontrano non possono che innamorarsi di questo esile anziano vigoroso, sempre vestito con un bianco abito composto da una camicia lunga e da pantaloni morbidi in cotone, con gli occhi intelligenti azzurro cielo.

Nell’anno 2005, a maggio, abbiamo promosso, partendo da Torino, l’iniziativa per ricostruire un villaggio tra quelli che visitammo distrutti l’anno precedente.
La risposta solidale è stata grande.
Con grande gioia nel 2006, il 5 febbraio, nel periodo in cui normalmente mia moglie ed io collaboriamo come volontari nei villaggi VRO in India, abbiamo potuto porre la prima pietra in due villaggi del Tamil Nadu, sud india, pescatori che avevano perso ogni loro avere con la tragedia dello tsunami.
Due villaggi, di nome Kumarakudi e Madevipattinam, composti da 84 e 50 famiglie di pescatori ed agricoltori, sono stati in parte  sponsorizzati dagli aiuti raccolti dalla Caritas Diocesana di Torino, dal SERMIG Arsenale della Pace, da International Help, dalla Ragnatela Onlus.
Due studenti della Facoltà d’Architettura di Torino sono rimasti nei villaggi in ricostruzione sino a pochi giorni fa, alla fine di giugno, come avviene già da tre anni in collaborazione tra la V.R.O ed il Dipartimento Casa-Città  Centro di Ricerca e Documentazione Tecnologia, Architettura e Città nei paesi in via di sviluppo.
L’opportunità data a molti studenti italiani di poter contribuire con gli abitanti dei villaggi alla ricostruzione degli stessi, il clima di fratellanza che si crea tra loro ed i partecipanti alla ricostruzione è un’esperienza che sarà molto importante in futuro per questi giovani architetti.
Quest’anno i villaggi sono stati ultimati e consegnati alle famiglie di pescatori.

Con il nostro contributo, al cui riguardo teniamo sottolineare essere come costi d’associazione ad impatto zero, essendo a nostro personale carico ogni spesa di gestione del nostro volontariato, compreso il costo dei biglietti per raggiungere l’India, con il supporto finanziario degli amici italiani ed indiani, ora è in progetto la costruzione di un piccolo ospedale rurale ubicato in un’area sperduta dell’Andhra Pradesh.
La possibilità dei donatori che attivamente contribuiscono affinché possano realizzarsi queste belle storie d’aiuto, per popolazioni di cui noi, nel nostro mondo del superfluo, manco riusciamo ad immaginarne la povertà, non solo aiutano i pescatori ed agricoltori a sopravvivere, ma contribuiscono a creare  la possibilità di un mondo diverso.
La nostra epoca, ove per conoscere le notizie da tutto il mondo, basta attendere il telegiornale della sera, ove tutto è basato sul profitto, ove non sembra più esistere l’anima, ha bisogno, per rifiorire, di ricreare i valori che sono sempre stati alla base della storia dell’uomo: i villaggi poveri dell’India, come di tutte le aree rurali del mondo, ci indicheranno una nuova via più giusta per la sopravvivenza spirituale della società umana. …”I Villaggi salveranno le Città”

Sabato 26 settembre 2009, ad Heverlee, vicino a Lovanio, in Belgio, eravamo presenti per l’ultimo saluto a Padre Michael Windey.
Ricordiamo con gioia il nostro primo incontro il 31 gennaio 2003, alla festa di Maria Ausiliatrice, nell’Istituto Don Bosco di Vijavada (Andhra Pradesh-Sud India).
Stando con lui in questi anni abbiamo appreso tantissimo, in perenne moto da un incontro in una scuola con dei bambini, in un villaggio di tribali nella foresta, dove si stanno ultimando le nuove case degli abitanti, ad una conferenza sul movimento Mondiale dei Villaggi, per finire il giorno su di un treno, ove, dopo un viaggio di 12 ore, si riprende a lavorare per gli ultimi, quelli che non hanno voci ed amici potenti.
Con lui abbiamo imparato a non mangiare e non dormire, troppi erano gli impegni nei villaggi per queste piccole, banali necessità.
Dalla sua smisurata cultura (il Padre sapeva parlare ai suoi interlocutori nella loro lingua, ed in India esistono 15 lingue ufficiali) abbiamo appreso la necessità dell’Istruzione.
Dalla sua “Visione dei Villaggi”, dal giusto motto “Per salvare le Città, salva i Villaggi”, abbiamo compreso la Grandezza della sua Idea e di quanto ha realizzato in India e ciò ci è ora d’esempio per la continuazione del suo percorso Gandhiano.

*Ezio Giardino è presidente V.R.O. Italia Onlus

Indirizzo web: http:// www.vroitalia.org

Alleghiamo un documento scritto da padre Michael.

Ricostruzione o Rinnovamento

Quando Gandhi ritornò dall’Europa ed Africa in India nel 1915, con un’ampia visuale d’esperienza del mondo coloniale e dei risultati ottenuti da questo mondo nei paesi colonizzati (con ricchezza solo concentrata nelle città mentre le aree rurali erano sempre più povere) e, nel contempo, la nascita di nuove iniziative sociali ed attitudini di cambiamento riguardanti il crescere della povertà mondiale, trascorse più di un anno visitando i villaggi indiani.
Egli trovò e si fermò nei villaggi più piccoli ed abbandonati, anche se le guide che lo accompagnavano volevano mostrargli solo i centri più grandi ed importanti, meno poveri e privilegiati, quelli dei feudatari e possidenti terrieri.
Al suo ritorno scrisse un piccolo libro, il suo testamento morale per il futuro e la vera libertà dell’India “l’India non sarà libera senza la vera libertà del villaggio”.
Il titolo di questo libro è “VILLAGE RECONSTRUCTION”.
Egli scelse questo titolo non pensando solo alla “ricostruzione” ma al “rinnovamento”dalla base nella stessa idea del Santo Padre Papa Pio XI, idea proposta nello stesso periodo, che diceva “OMNIA INSTAURARE IN CHRISTO”.
Quindi la nostra organizzazione“VILLAGE RECONSTRUCTION ORGANIZATION” ha adottato questo nome per portare ai villaggi la salvezza e la liberazione, e non solo la ricostruzione.
Il nostro obiettivo primario è la ricostruzione della coscienza e della solidarietà della comunità.
I due motivi del declino dei villaggi sono l’estrema povertà ed i disastri (cicloni, uragani, inondazioni, siccità ed in ultimo lo tsunami), aumentati gradualmente poiché le singole disgrazie familiari non sono affrontate con l’aiuto di tutta la comunità del villaggio.
Il primo ed ultimo obiettivo del servizio comunitario è il ripristino delle attitudini, delle strutture e delle responsabilità, per il progresso della sopravvivenza comunitaria.
Per ciò il nostro primo lavoro è di uno, due mesi di studio nel villaggio, per motivare la comunità ed ogni singola famiglia su questi obiettivi, con differenti varietà di prove (costruzione, artigianato, forestazione, educazione, cultura, rispetto).
Solo quando tutte le famiglie  che compongono la comunità hanno superato tutte le prove, è possibile iniziare la costruzione del villaggio.
Nella nostra attività abbiamo dei volontari; i volontari sono necessari per dimostrare che il nostro interesse non ha secondi fini e che il nostro aiuto è disinteressato.
Non è sufficiente dare un’ inizio, bisogna dare una prospettiva duratura nel tempo, garantire l’appoggio alla comunità; non solo la casa, ma la terra, il lavoro, l’educazione, la cultura.
E’ necessario avere un volontario che viva nel villaggio per dare un apporto continuo agli abitanti, per diverso tempo insegnare, risolvere i conflitti, per confidarsi ed ottenere la fiducia di tutti.
Quale fu un problema reale di tutte le organizzazioni nei villaggi di pescatori colpiti dallo TSUNAMI? : di studiare il carattere delle comunità e pianificare la vita comune dopo il disastro.
Dove la Fede prima del tragico evento, fece una Comunità Cristiana, fu più facile risolvere i problemi; dove non esisteva fu tutto più difficile.
La migliore strada per una comunità tra uomini, per creare l’armonia e la pace è nello sviluppo dell’unione, la cura dei bambini, l’educazione al rispetto della natura, la creazione di un nuovo ambiente in cui vivere mediante la piantumazione degli alberi, l’educazione ad una nuova vita.
La nostra vocazione è essere dei buoni vicini e dei buoni samaritani.
Il fondamento per lo sviluppo dei villaggi poveri ed abbandonati, ove il governo non è presente, è la presenza del volontario, come fece e ci insegnò Gesù.
La presenza del volontario non è retribuibile, deve venire dal cuore, deve essere gratuita.

prof. Padre Michael Windey, Direttore e fondatore della V.R.O. India

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