Per chi il pesce un po’ lo mangia… – Massimiliano Fortuna

È giusto essere vegetariani? Noi riteniamo di sì, riteniamo che, come ci hanno insegnato Gandhi, Capitini e Arne Naess, la logica della nonviolenza debba essere estesa, fin dove possibile, all’intero ambito delle creature viventi. La sofferenza degli animali replica e rimanda a quella degli uomini, e ci sembra dunque ineccepibile l’idea che anch’essi, come questi ultimi, debbano diventare soggetti di “diritti”.
Tuttavia, ancora una volta è Gandhi a insegnarcelo, la gradualità è componente non secondaria di una lotta nonviolenta, e sarebbe fuorviante credere che ciò che procede gradualmente non possa sposarsi con l’attitudine ad affrontare i problemi in modo radicale. Nel caso in questione va detto che il diventare vegetariani, o addirittura vegani, non può che essere frutto di un percorso personale. Colpevolizzare o irridere chi ancora non l’ha intrapreso, come talvolta capita negli ambienti vegetariani, riserva come effetto più probabile quello di irrigidire chi vegetariano non è, spingendolo, anziché ad avvicinarsi, ad allontanarsi da uno sguardo partecipe nei confronti del restante mondo animale. Anche in questo caso, ascoltare l’equilibrio di un padre nobile del vegetarianesimo come Gandhi indica la strada: “per me mangiare carne è peccato. Tuttavia per un’altra persona che è sempre vissuta mangiando carne e che non ha mai visto in questo niente di male sarebbe peccato smettere di mangiar carne semplicemente per imitare me” (M.K. Gandhi, Teoria e pratica della non-violenza, Einaudi 1996, p. 76).

Queste brevi considerazioni valgono ad introdurre alcune informazioni giunteci da una biologa marina che forniscono alcune indicazioni concrete per la salvaguardia del mare e dei suoi abitanti. Chi mangia pesce, e per il momento non intende rinunciarvi, può però adoperarsi per non agire in modo indiscriminato, evitando di nutrirsi di specie in via d’estinzione, fondamentali per l’equilibrio del sistema marino. A questo riguardo può essere importante sapere che:

Nei banchi di pescheria dei supermercati dovrebbe essere esposta una tabella della FAO che indica i siti di pesca. Sarebbe bene evitare il pesce proveniente dal Sud-Est asiatico, poiché in quelle zone si attua la pesca a strascico che distrugge completamente i fondali marini, facendo strage di cetacei, tartarughe, squali…
Il merluzzo, forse il pesce che, assieme al tonno, maggiormente si consuma, sarebbe meglio non provenisse dall’Atlantico, dove le popolazioni stanno scomparendo a causa della pesca eccessiva, ma semmai dai mari dell’Alaska. Discorso analogo per il salmone.
Per quanto riguarda il tonno bisognerebbe cercare le marche che espongono il marchio “Friend of the Sea” (un piccolo bollino rosso con un veliero bianco). Altri marchi sono falsi e non garantiscono nulla. Inoltre, è giusto sapere che Coop ha aderito all’iniziativa di salvaguardia del tonno rosso – in serissimo pericolo – rifiutandosi di venderlo.

Maggiori e più dettagliate informazioni su mari e oceani e sui pesci a rischio di estinzione si possono reperire sui seguenti siti:
www.bluocean.org
www.seafoodwatch.org
www.friendofthesea.org

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