GANDHI E MAO: DUE GIGANTI A CONFRONTO – Johan Galtung

La scorsa settimana recava due importanti messaggi d’anniversario.

Uno è risuonato chiaro e forte nei media occidentali: il 60° anniversario del trionfo della Rivoluzione cinese, guidata da Mao, che ridava la Cina al suo popolo, violentemente, il 1° ottobre.
L’altro messaggio era ben più sottovoce: il 140° anniversario della nascita di Gandhi, Padre della nazione indiana, che ridava l’India al suo popolo, nonviolentemente, il 2 ottobre.
Ovviamente l’Occidente si è focalizzato sulla Cina, le sue parate militari, la sua esibizione di luccicante ricchezza dopo decenni di crescita, fedele alla propria fascinazione per la violenza e la crescita economica. Ovviamente, anche l’India è un paese BRIC – Brasile-Russia-India-Cina – da prendere sul serio per la sua alta crescita e i suoi “muscoli”.
Ma l’ossessione per la potenza militare ed economica fa perdere all’Occidente l’essenza dei due anniversari, il potere culturale soggiacentevi e il ruolo che ha avuto politicamente per i due grandi paesi emergenti dall’imperialismo occidentale pressappoco contemporaneamente, nel 1947 l’India, nel 1949 la Cina. Come la nascita dei due paesi anche la morte arrivò a Gandhi e Mao quasi alla stessa età: 78 anni per Gandhi, 82 per Mao.
Come Chávez e Castro, Gandhi e Mao avevano in effetti una cosa  in comune: l’anti-imperialismo, con l’anti-colonialismo come varietà. Figuriamoci se l’Occidente avesse usato la scorsa settimana per riflettere su questo e sui disastri arrecati ai due paesi nel 19° secolo!
Ma Chávez e Castro hanno discrepanze di base: economia mista, democrazia con elezioni generali e cristianesimo (Gesù visse fra i poveri!) rispetto a proprietà statale, dittatura e ateismo. Così pure l’induismo di Gandhi era molto diverso dall’ateismo cinese di Mao; l’India è formalmente una democrazia multi-partitica a suffragio nazionale, La Cina non lo è; e l’economia indiana è privatizzata, quella cinese è mista.
E violenza-nonviolenza. Ma ci sono profonde somiglianze.
Entrambe diedero fondamento a un cambiamento sociale essenziale nella persona comune. Il cambiamento era insignificante se non come mutamento effettivo nelle persone alla base, non solo come avvicendamento di élite, magari cambiando colore ma mantenendo invariato tutto il resto, come fu il caso così sovente nella decolonizzazione. La Cina ha avuto più successo in questo che l’India, ma poi la Cina implementò il maoismo e l’India non implementò il gandhismo.
In pratica, in entrambi i paesi, si trattava non solo di migliorare le condizioni dei contadini, ma che i contadini fossero i soggetti chiave della lotta. Fossero stati marxisti occidentali, avrebbero aspettato che ci fosse un proletariato industriale abbastanza grande; loro no. Fossero stati liber-ali/isti [?], avrebbero giocato sull’élite, con un titolo universitario e/o del capitale. Loro non fecero neppure questo.
La lotta presuppone un solido lavoro di base empirico. Idealisti nel cuore, furono anche realisti nella mente; volevano sapere esattamente in quale realtà empirica vivesse il loro popolo.
Entrambi condivisero le condizioni dei meno dotati, Gandhi più di Mao, che pure lo fece per lunghi periodi. Entrambi lo consideravano come condizione per parlare ed agire in nome del popolo. Senza dubbio, sapevano benissimo di che cosa parlassero, diversamente dai leader con sola esperienza di ceto medio e superiore.
Usarono persuasione garbata sui contadini, non la forza. E la miglior persuasione per dei contadini molto pragmatici era l’esempio, i villaggi sarvodaya di Gandhi e Mao che praticava la riforma terriera nelle zone liberate; senza aspettare il 15 agosto 1947 e il 1° ottobre 1949. Il motto di Gandhi “Sii il futuro che vuoi vedere” valeva per entrambi.
Volevano entrambi una partecipazione attiva della gente nella lotta, da soggetti, non oggetti usati da mezzi o solo grati beneficiari. Così organizzarono movimenti di massa, i partiti del Congresso e Comunista, benché la “ferrea legge oligarchica” valesse per entrambi. Però quella base di massa esiste tuttora, oltre 60 anni dopo.
Immaginavano società decentralizzate; per Gandhi come i cerchi oceanici di innumerevoli villaggi sarvodaya autonomi, per Mao come cooperative e Comuni Popolari. L’India in seguito adattò un federalismo su base linguistica mentre la Cina è una federazione solo di nome, che non rispetta neanche le lingue locali. Ma in Cina la comune è tuttora un’unità chiave dello sviluppo, e anche il panchayat indiano è vivo.
Credevano entrambi fermamente nel non dover aspettare “tempi maturi”, ma nell’agire immediato, e lì dove si è, senza aspettare che qualcun altro lo faccia. Ciò che è giusto è senza tempo, indipendente dall’opportunità. Una società dovrebbe cambiare dall’interno, mediante un’azione endogena. Il mutamento sociale non può venire servito al culmine di una liberazione dall’esterno. Basarsi sulle proprie forze, solo queste possono portare a termine i profondi mutamenti rivoluzionari necessari; la liberazione dev’essere la loro. Mutamento sociale dal basso, non dall’alto o da fuori.
E tale rivoluzione dovrebbe essere permanente, o intermittente. Ci saranno sempre nuovi conflitti o contraddizioni; la lotta non è una questione una volta per tutte. Lo swaraj, l’auto-governo, non è solo per l’India ma anche per se stessi, per il proprio sviluppo e la propria autonomia.
Poi troviamo Gandhi in opposizione al proprio partito dopo l’indipendenza indiana, e Mao (la Banda dei Quattro, e Mao che fa Cinque!) che si aggrega alla Rivoluzione Culturale contro la gerarchia del proprio partito. La Cina attraversa mutamenti massicci circa ogni 9 anni, 1949-1956-1967-1976 morte di Mao fino alla Riforma di Deng 1980-1989-1998-2007. L’India è meno drammatica, c’è molta ultra-stabilità, ma ne arriverà altra.
Che cosa possiamo imparare da quanto è accaduto solo una generazione fa?
Che il problema chiave eravamo noi, gli USA, o noi, l’Occidente. Noi fummo d’intralcio e dovremmo essere grati che non ci trattino come noi trattammo loro.
E, giacché l’Oriente liberato sta emergendo rapidamente: imparare da questi modi di fare politica. A favore delle masse escluse nelle nostre tecnocrazie elitarie, i nostri contadini, che sono la maggioranza.

5 ottobre 2009

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Studi Sereno Regis

Titolo originale: GANDHI AND MAO: TWO GIANTS COMPARED

http://www.transcend.org/tms/article_detail.php?article_id=1861

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