Guerra, media e politica. Il conflitto in Iraq nei linguaggi dei leader politici – Recensione di Dario Cambiano

Goering nel ’39 dichiarò che la Germania era “costretta” alla guerra perché gli Alleati non le lasciavano scelta… Sessant’anni dopo Bush, Blair, Berlusconi usarono più o meno le stesse parole per giustificare l’intervento armato contro l’Iraq.
Inizia così il brillante studio di Rossella Rega “Guerra, media e politica. Il conflitto in Iraq nei linguaggi dei leader politici”, 2008, Bevivino editore.
L’autrice analizza parole e discorsi che i politici hanno usato nelle loro dichiarazioni ai mass media,, li cataloga, li inserisce in schemi, per dimostrare quanto viene preannunciato nell’introduzione di Stefano Malatesta e nella prefazione di Carlo Marletti: che cioè la comunicazione della guerra via mass media è fortemente “elaborata” per creare consenso in un’opinione pubblica tendenzialmente sempre contraria. La guerra in Iraq poi diventa la summa delle tecniche di manipolazione dell’informazione, con i giornalisti “embedded” e i “combat camera”, cioè i militari addestrati a raccogliere – rielaborare – e trasmettere le informazioni direttamente dai teatri delle operazioni.
Lo studio si dipana per 230 pagine al termine delle quali si ha la conferma di quanto ipotizzato: la comunicazione della guerra e le parole usate dai politici per riferirvisi sono state attentamente calibrate per l’unico scopo di smuovere l’opinione pubblica a proprio favore, sia che si fosse a favore che contro l’intervento armato.
Lo studio di Rossella Rega è metodologicamente inattaccabile, le sue conclusioni inoppugnabili. Diligentemente, analizza la ricorsività di certi vocaboli, l’uso di particolari circonlocuzioni, per dimostrare alla fine, con grafici e diagrammi, che le “cornici di senso” entro cui si svolgono i discorsi di tutti i politici, da destra a sinistra, sono esplicitamente finalizzate a occultare – se di destra – l’orrore della guerra, o a enfatizzare – se di sinistra – il dramma umano che si stava vivendo in Iraq.
Interessante sarebbe che una simile attenta analisi venisse fatta anche  per le immagini che i mass media hanno mostrato al mondo sulla guerra, e che differenza ci sia stata tra i telegiornali di Al Jazeera e quelli della CNN o di Mediaset.
Un libro che svela come la sinistra radicale si sia posta contro la guerra in modo assoluto, aprioristico, mentre la sinistra moderata abbia ripudiato quella guerra in quanto non coordinata dall’Onu. Un libro che svela come le destre italiane e i rappresentanti del governo abbiano cercato di legittimare con le parole quanto stava avvenendo. Un libro che ci dice che le parole, sempre, “informano” la realtà.

Una replica a “Guerra, media e politica. Il conflitto in Iraq nei linguaggi dei leader politici – Recensione di Dario Cambiano”

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