DIALETTICA DELLA STORIA: GERMANIA-ISRAELE – Johan Galtung

“Mi sento a disagio. Lo amo, ma come faccio a sapere com’è?” Il consigliere disse: “Osserva come suo padre tratta sua madre; quello è il suo modello. A meno che non venga sottoposto a una sfida in senso opposto, questo è ciò che considera normale, naturale. Se hai problemi con quello come suo modello, piuttosto mettilo in discussione adesso. Quando sarai legata dal vincolo matrimoniale potrebbe essere troppo tardi”. Parole sagge.

Gli individui hanno impresso il marchio della famiglia d’origine, in negativo e in positivo, più di quanto si preoccupino di sapere. C’è un transfer di comportamento individuale da una generazione alla successiva, come c’è un transfer nel comportamento nazionale da una nazione dominante all’altra. Da che altro dovremmo imparare, se non dalle nostre esperienze, individualmente o collettivamente?

A meno che non siamo spiritualmente capaci di trascendere i modelli esperienziali davvero bisognosi di miglioramento; mirando a un matrimonio migliore di quello mai raggiunto dai nostri genitori, a migliori relazioni fra nazioni di quanto gli orrori della storia hanno in serbo per noi.

Israele, abitato da una nazione che si vede molto al di sopra della media per intelligenza umana, è caduta per prima a capofitto in questa trappola. Il massacro di Gaza qualche mese fa è stato una copia fedele dell’attacco della Germania nazista al ghetto di Varsavia – immortalato alla maniera postmoderna con un film, Il Pianista (palestinesi, per amor del cielo, fatene quanti potete di questi splendidi film, il linguaggio del nostro tempo). Una popolazione sostanzialmente indifesa, incassata in un ghetto, attua una qualche difesa simbolica e provoca l’inferno, ammannito dal padrone. Ben oltre un’operazione militare per chiudere i tunnel ossia le uscite, una punizione collettiva per l’insorgenza – il termine anglo-americano per opposizione al loro diritto divino di dividere e dominare, conquistare e possedere. E un puro sterminio: meno ce ne sono, meglio è.

Quello che è in preparazione ora da parte del regime di Netanyahu-Lieberman (e dei russo-israeliani in generale) è un’altra copia fedele della Germania nazista. Il giuramento di lealtà allo Stato d’Israele “a carattere ebraico” sotto minaccia di perdere la cittadinanza dà a un quinto della popolazione di ascendenza arabo-islamica l’emigrazione come unica alternativa. La Naqba del 1948 espulse con vari mezzi, compresa l’uccisione di 711,000 palestinesi, l’85% dei residenti nei territori dell’auto-proclamata Guerra d’Indipendenza Israeliana (copiando gli USA, contro il Regno Unito). Una continuazione della Naqba con mezzi legali se questa diventa la legge della “terra degli ebrei” che in realtà vivevano sparsi nel Medio Oriente e solo in piccola parte nella Terra Santa.

Naqba. L’Orrore. Nessuno eccetto clown come David Irving (che ha suscitato una bella risata mettendo sottosopra la piccola stupida Norvegia con la sua sola presenza la settimana scorsa) nega la shoah, ma contestano il numero e i modi di uccidere. Ma Netanyahu-Lieberman ora vogliono escludere qualunque riferimento alla Naqba rendendolo punibile per legge.

Vogliono privare i palestinesi del loro trauma mentre rimangono aggrappati alla propria shoah al punto di costringere alcuni paesi – con la minaccia di sanzioni – a rendere punibile la “negazione” (leggi dubbio, messa in questione) (come quell’altro piccolo stupido paese, l’Austria, che mette in prigione il clown).

Pochi sono consapevoli di traumi, glorie, miti, come gli ebrei, messi in evidenza da un calendario pieno di ricorrenze collettive, per lo più traumi. Hanno innalzato la propria storia, sino a farne una celebrazione alla Casa Bianca la scorsa Pasqua, con l’attuale capo-gabinetto. Privare i palestinesi della Naqba è come privare gli ebrei della prigionia babilonese ed egiziana: assassinio collettivo, spirituale. Fascismo spirituale, con mezzi legali. E una disperata assurdità, foriera del declino di Israele.

Provate a privare una nazione della propria identità e otterrete confusione, incredulità in un primo momento. Poi si passa a un odio che trova le sue manifestazioni violente, non in punture di spillo come piccole bombe di suicidi e qualche razzo da nord e sud – e neppure nei metodi più ingombranti e improbabili come i missili a testata nucleare dall’ Iran – ma in qualcosa di vero e proprio. La reazione israeliana sarà il “trasferimento in massa”, usando il mito del Giordano per la Palestina – come la Germania in un primo tempo espulse gli ebrei in Polonia, a Varsavia – completando il programma dell’immenzionabile Naqba.

Attento, Israele. Sei vicinissima a oltrepassare i limiti dove perfino l’Occidente dello status quo ha semafori rossi. Nessuno ti crede un faro dei diritti umani e della democrazia nel problematico Medio Oriente dove infrangi ogni diritto umano e legge di guerra, in bello e ad bellum, e la tua democrazia è una scialba scelta elettorale fra generali come se fosse una seduta dello stato maggiore. Gradualmente il commercio appassirà. Le relazioni diplomatiche possono diventare da vacue a nulle a negative. E prima o poi sempre più paesi riconosceranno diplomaticamente una Palestina senza confini noti, come un tempo fecero con Israele. Misure come quelle contemplate faranno sì che i palestinesi trascendano le loro amare beghe. Con 15.000 ebrei che lasciano Gerusalemme annualmente, forse all’80% laici, si sta avanzando verso un’ulteriore polarizzazione. I sogni di una Comunità Mediorientale dichiaratamente recedono sotto l’orizzonte.
Come osano? Una ragione: perché gli ebrei per Obama lanciarono il senatore dell’Illinois nel 2004, e vinsero, finanziati da Goldman Sachs, J.P. Morgan, Excelon (Zeit-Fragen, 18/05/09), impegnandolo su Israele e Wall Street, si potrebbe supporre. Finché dura. Un impero mondiale e uno regionale in stretto abbraccio, e in declino. Che giocano a carte con un mondo fragile.

01.06.09
Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis
Titolo originale: DIALECTICS OF HISTORY: GERMANY-ISRAEL
http://www.transcend.org/tms/article_detail.php?article_id=1300

I commenti sono chiusi.