Skellig: storia di angeli, gufi, merli, gatti, bambini e bambine – di Nanni Salio

Si può educare alla pace, intesa come trasformazione nonviolenta, creativa, dei conflitti, senza mai pronunciare tale, problematica, parola, per evitare di cadere nella retorica.
E’ ciò che riesce a fare David Almond nella sua straordinaria storia, Skellig, che l’editore Salani, specializzatosi in questo tipo di pubblicazioni, ha appena dato alle stampe (ricordiamo altre due importanti opere: Jean Giono, L’uomo che piantava gli alberi, ora ripubblicato, 2008, con uno splendido DVD di animazione; e Bruno Concina, Un uccellino chiamato Francesco, 2003).
Skellig, in gaelico irlandese, significa roccia e ci sono due magnifici isolotti con questo nome, al largo della costa sud occidentale dell’Irlanda. I due bambini protagonisti, Michael e la sua amichetta Mina, sono in effetti come delle rocce, saldi, forti, capaci di superare le difficoltà che incontrano nella loro ancor giovane esperienza di vita. Un atteggiamento che Mina sintetizza dicendo che “a volte dobbiamo accettare che ci sono cose che non possiamo sapere”. E saranno capaci di aiutare Skellig, il personaggio misterioso e intrigante che Michael ha scoperto nel garage dismesso e cadente della nuova casa dove si è da poco trasferita la sua famiglia, a superare lo stato di debilitazione in cui si trova.
In quarantasei brevi capitoletti, scritti come piacciono a me: incisivi, chiari, essenziali, si svolge questa “storia che è una sorta di redenzione”, come sostiene l’autore stesso (Nicolette Jones, “David Almond: ‘Story is a kind of redemption’, 25 october 2008, http://www.telegraph.co.uk/culture/books/3562549/David-AlmondStory-is-a-kind-of-redemption.html), il quale rivela che alcuni degli eventi narrati, come la malattia della “bambina”, la sorellina di Michael nata prematura, e che verrà operata al cuore, sono stati ispirati dalla sua esperienza personale.
Oltre a quelli umani, compaiono i protagonisti che Mina fa conoscere a Michael introducendolo nel mondo dei merli e dei gatti che vivono nel suo giardino e nella misteriosa soffitta abitata dai gufi. E insieme trasferiranno Skellig in questa soffitta, dove si riprenderà, grazie anche alla presenza degli stessi gufi, rivelando infine la sua straordinaria natura che trascende i confini tra le specie: una sorta di uomo-angelo-uccello.
Perché, come afferma esplicitamente l’autore, vissuto in una famiglia cattolica osservante, “Quando cessi di essere cattolico non hai più una religione a cui affidarti, ma hai l’opportunità di una possibile trascendenza. E a me sembra che questa è la trascendenza…. Talvolta penso che la ragione per la quale scrivo per i bambini è per dire a me stesso, con buon senso, che ogni cosa, per quanto orribile possa essere, alla fine si risolverà in modo positivo.”
Queste riflessioni di David Almond sono straordinariamente simili a quanto sostiene Johan Galtung, il noto e autorevole studioso di ricerca per la pace, a proposito della letteratura, quando afferma che alcuni autori “hanno scritto romanzi commoventi i cui attori passano per enormi problemi e conflitti in ambienti molto degradati dai quali alla fine riescono a uscire in modo positivo, dando anche al lettore un profondo senso di liberazione e forza. Essi sono stati capaci di trascendere i loro problemi. Non tragedia, neppure commedia; “trascendia”? Così necessaria nei media, un po’ di luce, pur senza alcun timore di riferire sulla sofferenza…. Il mondo ha bisogno di trovare soluzioni e spesso le trova. Se siamo per la tragedia ci troviamo dalla parte sbagliata della storia.” (“Sulla verità”, http://serenoregis.org/2009/06/sulla-verita-johan-galtung/)
“Siamo ancora come piccoli di merlo” dice saggiamente Mina, “felici la metà del tempo e spaventati a morte l’altra metà”.
Libri come questo aiuteranno non solo i bambini e le bambine, ma anche gli adulti ad affrontare con maggiore serenità quella metà difficile della nostra esistenza.

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