Grazia cosmica umile preghiera – Recensione di Cinzia Picchioni

J. Chryssavgis (a cura di), Grazia cosmica umile preghiera. La visione ecologica del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2007

Il libro  (386 pagine!) è stampato con carta certificata FSC (Forest Stewardship Council, che garantisce che gli alberi da cui è stata estratta la carta appartengono a foreste gestite con rigidi criteri normativi in senso ambientale, sociale ed economico. E questo non è sorprendente, perché il Patriarca Bartolomeo I si distingue per le iniziative intraprese per affrontare l’imperativo teologico, etico e pratico delle questioni ambientali contemporanee.
A 51 anni (è nato il 29 febbraio 1940) Bartolomeo fu eletto patriarca, il più anziano dei vescovi ortodossi di tutto il mondo. Da quel momento ha delineato la portata della sua visione: una grande attenzione all’istruzione teologica, il rafforzamento dell’unità ortodossa, il dialogo interreligioso e le iniziative per la protezione dell’ambiente. Per tradizione la Chiesa ortodossa ha sempre pregato per l’ambiente, ma in passato i fedeli pregavano per essere liberati dalle calamità naturali, mentre ora sono invitati a farlo affinché il pianeta sia liberato dalle azioni distruttive compiute dagli esseri umani. Per il patriarca Bartolomeo il mondo creato è parte integrante della nostra salvezza: noi potremo salvarci – e ci salveremo solo – assieme all’ambiente.
La raccolta di scritti che vi segnalo hanno reso noto l’autore come «il patriarca verde»  e gli hanno fatto guadagnare consenso in tutto il mondo. Nel libro i testi e i discorsi sono in ordine cronologico per svelare l’evoluzione del pensiero del patriarca; i testi originali in greco sono stati tradotti e revisionati con il permesso dell’autore, rendendoli così più facilmente comprensibili ai lettori non specialisti.
Come leader religioso, le iniziative del patriarca dirette alla protezione dell’ambiente sono degne di essere imitate e merita attenzione la sua visione del mondo, che gli deriva dagli antichi valori della Chiesa ortodossa. Mentre il pensiero teologico era ancora disattento di fronte alla crisi ecologica, già il suo predecessore aveva istituito un’apposita giornata di preghiera e riflessione per la salvaguardia del creato, il primo giorno di settembre (dal 2005 celebrato anche dalla Chiesa ortodossa italiana).
Guarda il caso, la Premessa, all’inizio del libro, è stata scritta da Vincenzo Paglia, Vescovo di Narni (il paese umbro di mia madre), Terni (città natale di mio padre) e Amelia. Queste sono alcune sue parole a proposito dell’istituzione della giornata del 1° settembre:
È un piccolo ma significativo passo sul cammino ecumenico che vede i cristiani riuniti nel promuovere la crescita di una coscienza più responsabile di fronte alla questione ecologica. Si comprende quanto, in questa prospettiva, le pagine del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I appaiano come un contributo preziosissimo, per tutti, e particolarmente per i cristiani, perché siano essi e aiutino tutti ad essere «ministri» e «custodi» della creazione (terza pagina della Premessa).
Bartolomeo I è degno di parlare della questione ambientale con autorità e forza spirituale, facendoci riflettere sul fatto che la crisi ecologica è in primo luogo un problema spirituale:
Allo storico americano Lynn White Jr. va il merito di avere per primo sottolineato in modo netto, già nel 1967, che le radici storiche della crisi ecologica affondano nella teologia cristiana, soprattutto nella sua tradizione occidentale, che ha portato al moderno sviluppo scientifico caratterizzato da un atteggiamento arrogante verso il mondo materiale. La teologia cristiana ha una responsabilità storica per il flagello della distruzione ambientale e dovrebbe passare attraverso una profonda metanoia per rimediare i danni provocati (p. xi della Prefazione).
Quindi troviamo tutti gli scritti del Patriarca, le encicliche (tutte del 1° settembre, per via della giornata istituita dal suo predecessore), le interviste, i discorsi e le dichiarazioni dei vari simposi, il settimo dei quali, nel 2007, si è concentrato sul Mare Artico e gli incombenti pericoli del riscaldamento del pianeta (per conoscere la posizione del patriarca Bartolomeo www.ecupatria-geneva.org).
Riporto un estratto dall’Introduzione, che mi sembra esemplificativo di questo sorprendente libro:
[…] il termine tecnico nella spiritualità ortodossa è ascetismo […] – e sulla liturgia. […] Il concetto di liturgia ci porta a quello che è forse l’aspetto più caratteristico della visione del patriarca, vale a dire l’idea di comunione. […] In tutto quello che il patriarca dice o fa, soprattutto alla luce della crisi ambientale, si dimostra consapevole che tutti, senza eccezione – a prescindere dalla confessione religiosa – devono essere coinvolti. Ma non solo, tutte le scienze e le discipline devono impegnarsi e tutte le culture e le età contribuire. Per il patriarca Bartolomeo, è una questione di fedeltà verso Dio, l’umanità e l’ordine del creato. In realtà non si esagera parlando della distruzione ambientale come di una moderna forma di eresia o terrorismo naturale. Bartolomeo lo condanna come un vero e proprio peccato!  (p. 10).
Leggendo il libro per recensirlo ho trovato particolarmente interessanti i seguenti paragrafi: Ascesi e consumismo (p. 179), dove si parla di «semplicità volontaria» pur senza chiamarla così; Il peccato contro l’ambiente (p. 195); Un decalogo ambientale sull’impatto della guerra (p. 214) in cui sono elencati i danni – a volte «invisibili» – provocati dalla guerra, compresa «[…] l’atmosfera spirituale è sommersa da una quantità infinita di falsità dettate dalla propaganda; nell’animo della gente vengono alimentate passioni insane, vengono giustificati odio e violenza». E sempre sullo stesso tema L’irrazionalità della guerra (p. 217) che inizia con queste parole: «L’elenco degli effetti che le attuali guerre provocano sull’ambiente rivela l’irrazionalità del conflitto militare, che può spiegarsi solo come atto paranoico». Personalmente sono rimasta folgorata da Lo spirito ascetico (p. 283) in cui si dice « […] dobbiamo praticare una volontaria auto-limitazione nel consumo di cibo e risorse naturali. Ciascuno di noi è chiamato a fare la distinzione fondamentale tra ciò che vuole e ciò di cui ha bisogno». Semplice e preciso, no? Poi sorprendentemente, a pag. 288 ho trovato una Dichiarazione congiunta sull’etica ambientale del Papa Giovanni Paolo II e del Patriarca ecumenico Bartolomeo I.
Come vegetariana sono rimasta molto colpita da La sacralità del pesce (p. 313) in cui si legge:
«La figura di Cristo viene intimamente e totalmente identificata con il pesce del mare. Perciò, ogni abuso commesso contro i pesci e le zone di pesca si collega in modo personale e profondo a Cristo stesso. […] La Chiesa, allora, è chiamata a proteggere le zone di pesca del mondo e a parlare con voce chiara, critica e profetica, contro ogni tipo di esaurimento delle risorse ittiche e ogni forma di inquinamento delle zone di pesca di tutto il mondo. Il modo come trattiamo i pesci nell’acqua riflette in definitiva il come  adoriamo Dio nell’alto dei cieli. La pesca e la liturgia sono intimamente connesse e inseparabilmente collegate».
Avete letto cristiani e cattolici e protestanti? La salvaguardia dell’ambiente, la scelta vegetariana, non sono «vezzi da new-ager», hanno e possono avere motivazioni profondissime, che vanno al di là del «sentirsi meglio con se stessi». Il paragrafo Impegnarsi a cambiare (p. 326) lo spiega meglio:
Nel nostro sforzo per la salvaguardia dell’ambiente naturale, siamo davvero pronti a sacrificare qualcosa del nostro avido stile di vita? Quando impareremo a dire “basta!” riusciremo a distogliere la nostra attenzione da quello che vogliamo e a concentrarci su quello di cui ha bisogno il mondo. Non ci sono scuse per non impegnarci. Abbiamo a disposizione informazioni molto dettagliate e statistiche allarmanti. Dobbiamo decidere di darci da fare. Altrimenti tradiamo i nostri diritti umani. Altrimenti diveniamo degli aggressori.[…]Dobbiamo riconoscere che tutti gli esseri umani, non solo alcuni, meritano di condividere le ricchezze del pianeta.
Capite perché ho trovato sorprendente questo libro? Le parole del brano qui sopra siamo abituati a leggerle sui libri dell’area ambientalista, «verde», ecologista; saperle pronunciate da un uomo di Chiesa, un patriarca addirittura, che è diventato famoso proprio per il suo impegno nella salvaguardia del creato mi rende felice e mi fa ben sperare per il futuro. Bartolomeo I non sa mezzi termini quando, nel paragrafo Un dovere religioso di tutti (p. 359) dichiara
[…] che la tutela dell’ambiente in cui l’umanità vive è un comandamento divino. […] non abbiamo solo il dovere di coltivare e utilizzare il frutto dei doni che Dio ci ha messo a disposizione sul globo terrestre, ma anche, come suoi umilissimi servi, di assumerci la responsabilità di custodire il giardino dell’Eden. Conservare questo giardino nella condizione originaria e preservarlo e proteggerlo […] è un nostro dovere e una forma di rispetto anche nei confronti dei nostri simili e delle generazioni future. Infatti, l’inquinamento o la distruzione anche di un solo elemento dell’ambiente porta sofferenza nella vita di altri. Di conseguenza, abbiamo il dovere morale di non complicare la vita al prossimo.[…]custodire e proteggere l’ambiente naturale in cui abitiamo è un comandamento di Dio e la consapevolezza e l’azione ambientali sono un dovere religioso».
Il curatore del volume, John Chryssavgis, è teologo, professore di teologia, consulente teologico del comitato religioso e scientifico del patriarcato ecumenico. In italiano ha già pubblicato – Qiqajon, nel 2004 – Al cuore del deserto. Grazia cosmica umile preghiera raccoglie per la prima volta tutta intera la visione del patriarca Bartolomeo I, tramite scritti, messaggi, discorsi occasionali. Bella idea, complimenti alla LEF e un saluto particolare a Giannozzo Pucci.

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