Josè Luis Corzo, Lorenzo Milani. Analisi spirituale e interpretazione pedagogica – Recensione di Angela Dogliotti Marasso


Josè Luis Corzo, “Lorenzo Milani. Analisi spirituale e interpretazione pedagogica”,  Servitium, 2008

Servitium ha appena pubblicato un poderoso lavoro di Josè Louis Corzo Toral su don Milani, condotto “sul doppio binario dello studio attento del lascito milaniano e insieme dell’esperienza creativa ed esplorativa in educazione”, come scrive Fulvio Cesare Manara nella prefazione.
Il carattere  ampio e originale del testo deriva infatti dal tenere insieme il rigoroso impianto scientifico (l’opera è nata da una tesi di dottorato in teologia) e l’esperienza pedagogica maturata attraverso la Casa-scuola Santiago Uno di Salamanca, direttamente ispirata all’opera e alla testimonianza di don Milani, anche negli aspetti didatticamente più originali come l’approfondimento della metodologia milaniana della “scrittura collettiva”.
La complessità dell’opera si evince dalla sua stessa struttura: una bella prefazione di Fulvio Cesare Manara precede le due introduzioni (all’edizione italiana e all’edizione spagnola del 1981) dello stesso autore, che raccolgono un ampio apparato bibliografico a testimonianza della ricchezza e varietà delle fonti utilizzate ; seguono i tre capitoli centrali, il primo sul contesto storico dell’azione milaniana, il secondo sulla lettura spirituale della sua esperienza, il terzo sul suo contributo pedagogico;  chiude il libro un capitolo conclusivo sugli studi e le interpretazioni dell’opera milaniana , seguito da una post-fazione di P.Perticari, che attualizza il messaggio, e da una breve nota di M Ranchetti.
Mi limito a riprendere brevi passaggi che rimandano a quelli che mi paiono alcuni degli aspetti peculiari dell’esperienza milaniana.
Nell’analisi del contesto culturale emergono con forza diversi temi che hanno caratterizzato il dibattito politico e soprattutto il rapporto chiesa-società nel secondo dopoguerra. In quel contesto matura la scelta dei poveri come “luogo teologico”, mediazione legittima dell’incontro con Dio, che   porterà per tutta la vita Lorenzo Milani a vivere questa croce: “ non sentirsi libero di esprimere il suo messaggio per essere coerente di fronte ai poveri, a causa della sua appartenenza alla chiesa, che tuttavia ama e alla quale non vuole rinunciare. In funzione di questa evangelizzazione dei poveri, sentita come un’esigenza della sua fede,  si situano tutti gli altri elementi della vita di Milani, compresa la scuola, sebbene quest’ultima assuma un carattere prevalente alla fine della sua vita” ( 155)
Alla sua formazione artistica si attribuisce invece uno dei caratteri che più colpiscono in lui, la sua capacità di intuire il concreto, di “raggiungere l’universale attraverso una suprema concentrazione sul particolare”(Balducci, pag.259), concreto e particolare come sono le persone, i Gianni, i Pipetta, i Mauro, i Giordano…
Nel suo itinerario spirituale si evidenzia una coerenza sostanziale, seppur segnata da tre “fratture”: la conversione (1943), la “scoperta” dei poveri (1954),  e la rottura con la sua identità borghese per sostituirvi “l’identità dell’amore verso Dio e dell’amore- con un cuore di carne- verso un numero limitato di creature abbracciabile da un simile cuore” (296)
Sull’eredità pedagogica milaniana, l’aspetto forse più noto della sua esperienza, basti ricordare, insieme ai caratteri di secolarità e aconfessionalità della scuola di Barbiana, nate dalla radice stessa della sua fede, questa illuminante citazione:  “Spesso gli amici mi chiedono come faccio a fare scuola… Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma solo di come bisogna essere per fare scuola…come se la fede fosse qualcosa di artificiale aggiunto alla vita e non invece modo di vivere e di pensare” (162)
L’ultimo capitolo è un articolato censimento delle interpretazioni dell’opera milaniana , a partire dal 1958, suddiviso in tre parti: i precedenti studi bibliografici; la comprensione di Esperienze pastorali
e i commenti dello stesso don Milani; le interpretazioni successive alla morte.
La vasta eco destata dagli scritti e dall’opera milaniana è testimoniata dall’ampiezza e dalla varietà dei commenti, provenienti non solo dal mondo ecclesiale, ma anche dal mondo laico in tutte le sue articolazioni ( comunisti, altri gruppi di sinistra, Pier Paolo Pisolini, i socialisti, la critica negativa delle destre…)
Infine, la complessa post-fazione di Perticari conclude questo studio rigoroso di Josè Louis Corzo Toral chiedendosi cosa resta di don Milani nel capitalismo globale di oggi. Quanto segue è uno dei passaggi conclusivi:  “La domanda posta da don Milani al presente in fin dei conti è molto semplice: siamo sicuri che quelli che vanno per la maggiore, che passano la loro esistenza tra iperproduzione e aperitivi, che pensano la vita in termini di inviti alle trasmissioni televisive, che palpitano per una partita o per un evento sportivo, che si fanno strada nella vita attraverso bei vestiti, auto veloci e belle ragazze, abbiano così tanto da dire? Oppure possono parlare anche gli altri, anche le altre? La sfida è quella di lavorare con lui, insieme a lei, per aprire l’accesso a uno spazio politico in cui egli o ella possa interrompere la narrazione dominante, creandone una nuova. La grande lezione di don Milani, coltissimo ignorante, maestro cristiano, vale tanto e ancor più oggi in tempo di globalizzazione mortifera delle coscienze: l’istruzione è come la libertà; essa non si dona mai; essa si prende” (452).

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