Ronde o presenze amiche – Giorgio Barazza

PER LA COSTITUZIONE DI FORZE DI DISSUASIONE NONVIOLENTA TERRITORIALE

È in corso un percorso di formazione con una dozzina di persone, cittadini che gravitano su Porta Palazzo. Obiettivo del terzo modulo formativo è di sperimentare forme di mediazione nonviolenta. Nel cercare di capire su quali conflitti era più opportuno esercitarsi (es. panchine occupate da bevitori, fermate inabitabili, parcheggi per contadini) mi è venuto di proporre una visione di un possibile intervento che si collocasse in un quadro istituzionale e di cittadinanza attiva (people power) e che fosse in grado di cimentarsi con la sfida oggi sul tappeto: come affrontare il problema “sicurezza” forse sarebbe meglio dire “fiducia”, avendo cura verso tutte le persone coinvolte e costruendo forme di convivenza più alte. Così mi sono ricordato di alcune esperienze:
degli obiettori di coscienza al servizio militare in PRESENZA AMICA,
del SERVIZIO COMUNALE DI DIFESA POPOLARE NONVIOLENTA del comune di Cossato,
del MUSEO-LABORATORIO PACE del comune di Collegno.

L’ESPERIENZA DEGLI OBIETTORI DI COSCIENZA AL SERVIZIO MILITARE IN PRESENZA AMICA

A Torino abbiamo avuto per alcuni anni (dal 1998 al 2004) una interessante esperienza che affrontava con un approccio nonviolento il problema della sicurezza. Era l’epoca in cui gli obiettori di coscienza al servizio militare in servizio civile presso i comuni partecipavano a “ronde” di dissuasione nonviolenta che permettevano alle persone che vivevano o dovevano attraversare certi territori di avere un aiuto. L’iniziativa era nata da una necessità, le donne avevano una percezione di insicurezza quando si trovavano in certi territori. Il telefono rosa, una organizzazione che cercava di dare aiuto alle donne, aveva contattato il Centro Studi Sereno Regis e d’accordo con diversi enti (1) che avevano messo a disposizione i loro obiettori erano stati organizzati momenti di formazione (2) ad hoc. La riflessione interna a questi enti sulla difesa armata o non armata aveva portato a mettere a disposizione gli obiettori in servizio civile, con il consenso dei medesimi.
Come funzionava questo servizio? In alcune ore della sera-notte (dalle 21 all’1) un gruppo di obiettori (3) in servizio civile stazionava nel territorio con una sede fissa, camper, a da li si muoveva camminando a terne lungo le vie del territorio. Erano riconoscibili, avevano una pettorina con scritto “presenza amica”. Erano in contatto con le forze di polizia che intervenivano su loro chiamata. Il servizio si era presentato ai commercianti (bar, negozi) che erano in quel territori, i quali sapevano a cosa serviva quella presenza, (la presenza, “kundun” in tibetano, è il pubblico), quali erano i confini del loro servizio. Le donne, e non solo, utilizzavano con frequenza il servizio. La loro presenza funzionava da forza di dissuasione nonviolenta verso chi aveva intenzione di occupare quel territorio per finalità e con comportamenti non legittimi.
Intervenivano prima del conflitto come prevenzione. Ma certe volte sono stati chiamati dai gestori dei servizi pubblici (bar) per intervenire in alcune situazioni dove i gestori capivano di non avere le competenze adeguate alla situazione. In alcuni casi l’intervento è stato anche di mediazione tra le forze dell’ordine e alcuni clienti. In questa esperienza si confrontavano modelli di riferimento punitivi, repressivi con modelli di riferimento rigenerativi, di presenza amica, sensibili alle relazioni. Il servizio è stato attivo per 6 anni in 2 quartieri (4), ha avuto momenti di forza e di debolezza criticità e opportunità che se fossero state raccolte, per il potenziale che potevano offrire, da attori istituzionali e privati oggi avremmo di fronte un’altra realtà.

L’ESPERIENZA DEL SERVIZIO COMUNALE DI DIFESA POPOLARE NONVIOLENTA A COSSATO (VC)

Sono oramai moltissime le iniziative in cui la società civile e gli enti locali sono protagonisti di forme difesa popolare non-armata, nonviolenta (diplomazia popolare, formazione all’azione diretta, interposizione nonviolenta,  …). Tra queste di interesse è quella del Comune di Cossato (VC) che per primo, in Italia, durante la campagna di obiezione di coscienza alle spese militari (http://www.osmdpn.it/), aveva istituito un servizio comunale di difesa popolare nonviolenta (delibera di giunta n. 215/1990). Oggi la stessa iniziativa avrebbe il supporto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, tramite l’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (UNSC) che ha tra i suoi obiettivi  (legge n. 230 (5)/1998 art. 8/e) “istruzione e sperimentazione di una difesa civile non armata e nonviolenta (6)”. E questa difesa non armata e nonviolenta, attraverso la legge istitutiva del Servizio Civile Volontario ha come finalità (legge n. 64/2001 art. 1/a ) di “concorrere, in ALTERNATIVA al servizio militare obbligatorio, alla difesa della Patria con mezzi ed azioni non militari”.
Dovendo riprendere questa iniziativa oggi gli obiettivi potrebbero del servizio potrebbero essere:
1.sintonizzarzi con il patrimonio normativo (fare SPERIMENTAZIONE di un altro modello di difesa)
2.ricuperare il patrimonio di altre esperienze di DPN, in Italia e nel mondo (fare RICERCA)
3.mettere a disposizione questo patrimonio (attraverso la FORMAZIONE)
4.sostenere la popolazione e la pubblica amministrazione locale (mobilitare con l’AZIONE)
Un servizio di DPN a livello locale che affronta compiutamente il dettato costituzionale così come previsto negli articoli 2 (7), 3 (8), 11 (9), 52 (10) cioè che è diritto-dovere di tutti i cittadini di partecipare alla difesa del paese, e che sussiste pari dignità tra la difesa armata e la difesa civile, come viene riconosciuto dalla Corte Costituzionale (sentenze n. 164 del 1985 alla n. 228 del 2004)
Ampliamo dunque il concetto di difesa non limitandolo alla tradizione classica della strategia militare. Esiste anche una strategia della nonviolenza. La difesa non è solo del territorio, delle strutture, ma anche del patrimonio storico-culturale della popolazione e di tutto ciò che mantiene alto il livello di sovranità e indipendenza (11) di una comunità (popolo, paese) rendendola meno vulnerabile.
Con l’istituzione del servizio di DPN a livello di comune si sceglie la via nonviolenta alla trasformazione dei conflitti presenti nelle relazioni.
Anche questa esperienza aveva un potenziale di opportunità che non sono state colte

L’ESPERIENZA DEL MUSEO-LABORATORIO PACE DEL COMUNE DI COLLEGNO

Cosa si può apprendere dalle lotte nonviolente, in particolare dalla lotta di liberazione nazionale, per l’indipendenza dell’India sotto la leadership di Gandhi? A questa domanda ha cercato di rispondere Johan Galtung quando ha presentato all’assemblea generale dell’ONU la giornata della nonviolenza il 2/10/2007. I cinque apprendimenti individuati da Galtung sono stati assunti dal museo-laboratorio pace di Collegno
1) NON AVER PAURA DEL DIALOGO
2) NON AVER PAURA DEL CONFLITTO, È PIÙ UNA OPPORTUNITÀ CHE UNA MINACCIA
3) CONOSCI LA TUA STORIA SE NON VUOI RIPETERLA
4) RENDI VISIBILE IL FUTURO SE VUOI REALIZZARLO
5) MENTRE LOTTI METTI ORDINE IN TE STESSO
DIALOGO. Chi minaccia la sicurezza è una persona, non sarebbe male ascoltarla, sentire i bisogni, le  paure, le preoccupazioni, i sentimenti che attraversano la sua esperienza. Riuscire a passare da uno scontro tra posizioni a un incontro, esplorando i fondamenti che sottostanno alle medesime non è impossibile.
VISIONE. Offriamo una idea di sicurezza centrata sulla fiducia, sull’ascolto, anche sulla ricerca di sanzioni nonviolente ove necessario forti e continuative, cercando di ricostruire attraverso di esse convivenze più alte, come ci sollecita la rete transcend dei ricercatori per pace africani (www.transcendafrica.org vedere la voce “baraza” (12))
STORIA. Vediamo di capire come la violenza certe volte funziona ma non è mai efficace, mentre la nonviolenza è sempre efficace anche se non sempre funziona, sono oramai tante le esperienze che ci indicano la percorribilità di queste strade e i risultati più alti che riescono a raggiungere rispetto agli interventi armati. Facciamole nostre, studiamole, apprendiamo quanto possibile da esse.
METTI ORDINE IN TE STESSO. Certo questo percorso non sarà indolore, né lineare, dobbiamo mettere in conto dei sacrifici, gli ostacoli da affrontare. Riconoscere e rigettare gli elementi di violenza che sono presenti nelle nostre culture profonde (es. pre-giudizi, stereotipi) e nelle nostre strutture profonde (es. relazioni finanziarie, commerciali) che legittimano la violenza diretta.
CONFLITTO. Non dobbiamo dimenticare che ci sono forze interiori che abitano in ognuno di noi, che possono essere mobilitate e messe a disposizione di visioni in cui la ricerca dell’umanità condivisa è ben più estesa di quello che divide. Immaginiamo un arcipelago, in esso vediamo normalmente quanto emerge dall’acqua, le differenze, ciò che ci separa, ma non siamo abituati a vedere anche quanto sta sotto la superficie dell’acqua, quello che unisce e che è sempre molto più vasto.
Orientare la nostra modalità di vedere richiede apprendimenti nuovi, un lavoro su di sé che non possiamo lasciare ai media ed alle ideologie distruttive oggi dominanti

Nell’affrontare queste situazioni conflittuali possiamo adottare i 4 passi che ci insegna la prassi della mediazione nonviolenta (metodo Transcend) si tratta di:
1) immaginare un FUTURO/POSITIVO possibile in cui tutti gli attori convivono, le soluzioni possibili sono in una realtà nuova, ancora da realizzare, se no sarebbero già state trovate. La creatività e il dialogo sono competenze strategiche per “scoprire”, rendere visibile questa opportunità
2) dare la voce al PASSATO/NEGATIVO da evitare nel futuro e su cui costruire percorsi di riconciliazione che aiutino a superare i traumi che hanno portato a ferite profonde
3) vedere il PASSATO/POSITIVO di quando siamo stati bene, a cui ancorarsi, affinché si possa garantire nel futuro
4) fare attenzione al FUTURO/NEGATIVO, ossia sorvegliare gli elementi di criticità che sono presenti anche nelle visioni positive di questa nuova realtà.

Note
1) Il Comune di Torino, Confcooperative, Salesiani e Cooperativa San Donato, enti convenzionati con il Ministero della Difesa per utilizzare obiettori di coscienza al servizio militare.

2) Le tematiche trattavano: la comunicazione nonviolenta, gli interventi civili di pace, ruolo delle terze parti nei conflitti… per un totale di 30 ore. Inoltra era presente una valutazione durante tutto il periodo del servizio.

3) Le persone presenti andavano da un numero di 4-5 all’inizio dell’espereinza fino a una decina negli ultimi anni. Erano presenti nel gruppi di presenza amica anche volontari oltre agli obiettori. Inoltre erano presenti anche 1-2 coordinatori adulti che accompagnavano i giovani.

4) Parco del Valentino e il territorio compreso tra piazza Vittorio, piazza Castello e piazza San Carlo.

5) Legge di riforma alla normativa che regolamentava l’obiezione di coscienza al servizio militare.

6)  “difesa civile non armata e nonviolenta” (DCNANV) è il nome giuridico della Difesa Popolare Nonviolenta a livello di pubblica amministrazione.

7)  Art 2 “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”

8)  Art 3 “…È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

9)  Art 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

10)  Art 52 “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino…”

11)  Intesa come capacità di vivere sulle proprie risorse, realizzando si relazioni di interdipendenza con altri territori ma non su questioni che ledono la capacità di essere sovrani (es. energia, alimentazione…).

12)  Through initiatives such as Baraza, TRANSCEND AFRICA NETWORK challenge is to bring people together, to reconcile, reconstruct, resolve their differences creatively using the Transcend Method that empower them with non-violence practices through local or traditional peace resources.

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