La vita dopo il petrolio – Recensione di Cinzia Picchioni

Carina questa idea di scrivere un libro a 18 mani! Tanti sono gli autori de La vita dopo il petrolio, pubblicato da Terre di Mezzo con Altreconomia, nel dicembre del 2008 (pp. 160, € 11,00).
Ho trovato carina anche la scelta delle due frasette nel colophon, soprattutto quel «Siamo obbligati all’intelligenza» di Paul Virilio.
La raccolta intende raccontare che cosa comporterà la fine del petrolio nei vari àmbiti della nostra vita, ma anche nel mondo islamico e nei Paesi in via di sviluppo. I vari autori hanno risposto ad alcune domande e in fondo c’è una bibliografia con i testi citati dagli autori (e anche alcuni consigli di lettura e/o approfondimento).
Abbiamo già sentito parlare degli argomenti che compognono il libro (forse), ma giova ripetere (non forse), soprattutto quando la speranza la fa da padrona:
[…] la produzione di cibo sarà la nostra prima preoccupazione, anzi, sarà una vera e propria emergenza, e dunque l’agricoltura sarà l’attività principale della «lunga emergenza». […] A fianco dell’attività agricola e locale ci sarà un rifiorire di quelle attività artigianali che ad essa si accompagnano. E dunque fabbri, maniscalchi, calzolai, muratori, falegnami…[…] e la mia previsione è che nonostante il crollo dell’economia la disoccupazione scenderà. (James Howard Kunstler, da La lunga emergenza, p. 139).

Poi invece ci sono gli interventi amari:

La società non è preparata ad affrontare la diminuzione delle risorse. Mi sarebbe piaciuto che l’umanità avesse preso atto degli allarmi lanciati tanti anni fa, e optare per un uso più razionale delle risorse, limitando i danni ambientali con una vita dignitosa senza sprechi giganteschi. […] Provo un sentimento di rabbia perché nessuno ha voluto cogliere i messaggi che arrivavano dal mondo scientifico, e oggi speriamo tutti che cambi finalmente l’atteggiamento. Ma sono poco ottimista. Nonostante la malattia sia conclamata, si sta facendo poco, e comincia ad essere troppo tardi. (Luca Mercalli, dalla Postfazione, p. 149).
… e quelli più ottimisti, del tipo «rimbocchiamoci le maniche»:

Avremo città progressivamente più «leggere», con consumi in calo e quote crescenti di utilizzo delle rinnovabili. Pensiamo solo al caso dell’Inghilterra dove dal 2016 si potranno costruire solo edifici «carbon neutral», cioè il cui contributo alle emissioni climalteranti (inclusi illuminazione ed elettrodomestici) dovrà essere nullo. […] Quante volte potrei spostarmi a piedi o in bicicletta invece riutilizzare altri mezzi? E quanto utilizzo il trasporto pubblico? In realtà, si può controllare il proprio impatto sull’ambiente con appositi calcolatori che consentono di valutare la produzione di anidride connessa alle attività che svolgiamo (per esempio su www.azzeroco2.it). […] Insomma, la consapevolezza dell’impatto dei nostri gesti quotidiani è molto importante, perché solo partendo dal basso si riuscirà a vincere la sfida del clima. L’innovazione tecnologica sarà indispensabile ma, vista la radicalità degli obbiettivi nei prossimi decenni, sarà necessaria una modificazione dei nostri stili di vita. (Gianni Silvestrini, da Scenari energetici, p. 93).

Diversi autori, nelle loro riflessioni, preconizzano un ritorno del lavoro artigianale
Molti si rifanno l’impianto elettrico, idraulico o si mettono a posto il computer, per risparmiare sui costi. La facilità di manutenzione degli oggetti, il fatto che si facile farla, che si accessibile, diventerà una componente essenziale della produzione. Dovrà essere facile aprire gli oggetti e cambiarne le componenti, non come ora che per cambiare il contachilometri devi cambiare tutto il cruscotto. (Guido Viale, da Gli oggetti, i rifiuti, p. 21).

C’è spazio anche – e sono gli interventi che mi sono piaciuti di più – per la riflessione etico-spirituale:

[…] qual è il giusto sviluppo, il giusto benessere? La risposta dovrebbe essere: quello che si può mantenere il più lungo tempo. […] tutti devono avere accesso a ciò che è necessario per una vita dignitosa. I diritti umani sono il primo gradino normativo. […] Più in generale, l’attacco alla fertilità del suolo, all’acqua, agli ecosistemi e al loro rendimento colpirà maggiormente i poveri, che sono i più vulnerabili. Anche in questo caso io credo sia importante inquadrare la problematica all’interno dei diritti umani. Perché sono la costituzione nascosta della società mondiale. Serve una base normativa molto forte, che riconosca ad esempio che una riduzione radicale dell’uso del carbone non è solo un fatto positivo dal punto di vista ecologico, ma qualcosa che contribuisce a garantire i diritti per tutti. (Wolfgang Sachs, da I Paesi in via di sviluppo, p. 118).

[…] ci sarà un ridimensionamento di tutte le nostre attività, o più esattamente un «ritorno alle giuste dimensioni». […] le giuste dimensioni significano anche ritornare a un punto di equilibrio tra le nostre (di uomini) esigenze materiali e quelle spirituali. Questo punto di equilibrio lo abbiamo passato da tempo e se non lo ritroveremo noi uomini ci penserà la Terra a ritrovarlo.(James Howard Kunstler, da La lunga emergenza, p. 139).

Infine la domanda di tutte le domande ce la rivolge l’autore di The Long Emergency, tradotto in italiano col titolo Collasso:

Le società occidentali si reggono su un consumismo compulsivo sostenuto da bisogni indotti. Un elemento cardine del consumo è l’automobilismo. La società moderna da cinquanta anni è in preda a un delirio di massa nei confronti dell’automobile. Ci indebitiamo sempre più per cambiare l’auto ogni due-tre anni. L’auto, invece di darci la libertà come dicono molte pubblicità televisive, in realtà ce la toglie. Io la chiamo l’utopia motoristica. È evidente che l’automobilismo di massa non è sostenibile. Provoca inquinamento ambientale, ma anche acustico, visivo, sociale. Quale è il senso di passare ore ed ore delle nostre giornate chiusi dentro a delle scatole di latta? Con quale logica ci spostiamo in automobile se la velocità reale media è inferiore ai 20 chilometri orari? (James Howard Kunstler, da La lunga emergenza, p. 139).

Aggiornamenti: www.altreconomia.it/lavitadopoilpetrolio
Segnaliamo anche il numero di febbraio 2009 della rivista «Valori» (disponibile nell’emeroteca del Centro Studi Sereno Regis), con un fotoreportage intitolato La fine del petrolio, foto impressionanti ed eloquenti, dati, tabelle, diagrammi. Buona lettura!

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