Sulla prossima decadenza e caduta dell’impero USA – Johan Galtung

Previsioni fatte nel 2003:
(Contraddizioni economiche 2): tra economia produttiva e finanziaria. Quando il giro d’affari interno e sul mercato globale rimane alto anche se nelle attività produttive di molti paesi la crescita ristagna, e la distribuzione è a livelli bassi,  si produce una forte accumulazione di liquidità, in crescita e alla ricerca di sbocchi. Poiché i consumi di lusso e gli investimenti produttivi sono limitati, lo sbocco più ovvio è la compravendita nelle attività finanziarie, nota anche come speculazione. L’economia produttiva risponde mettendo in campo società fittizie, imprese virtuali come ENRON e WORLDCOM, che la crescita dell’economia finanziaria manda rapidamente fuori fase rispetto all’economia produttiva. Di qui l’acutizzarsi delle contraddizioni nel 2001 fino a quello che c’era da aspettarsi, sintomo di una patologia cronica: il crollo di alcuni titoli azionari e il deprezzamento del dollaro USA. Per questa patologia una cura radicale è quella distribuzione che l’impero USA impedisce tramite l’uso del sistema WB/IMF/WTO/NYSE e Pentagono. Poiché tale cura non è attualmente disponibile, la patologia latente produrrà ulteriori aumenti di valore dei prodotti finanziari e ulteriori crolli.

(Si confrontino queste previsioni con quanto sta succedendo in questi mesi dell’autunno 2008, NdT)

1. Definizioni e Ipotesi: una visione d’insieme

Definizione: un impero è un sistema Centro-Periferia transfrontaliero, in un macro-spazio e macro-tempo, la cultura del quale legittima una struttura di scambio ineguale tra il centro e la periferia: economicamente, tra sfruttatori e sfruttati come disuguaglianza; militarmente, tra assassini e vittime, come coercizione; politicamente tra dominatori e dominati, come repressione; culturalmente, tra alienanti e alienati, come condizionamento. Gli imperi hanno caratteristiche diverse. L’impero USA ha una sua precisa fisionomia, espressa nella dichiarazione di uno stratega del Pentagono: “Il ruolo de facto delle Forze Armate USA consisterà nel mantenere il mondo sicuro per la nostra economia e aperto al nostro assalto culturale: a questi fini, uccideremo un bel po’ di gente”. (1) In altre parole, violenza diretta per proteggere la violenza strutturale legittimata dalla violenza culturale. (2) Il Centro sono gli USA continentali e la Periferia è gran parte del mondo. Come qualsiasi sistema, l’impero ha un ciclo vitale che ricorda quello di un organismo: concepimento, gestazione, nascita, età neonatale, infanzia, adolescenza, giovinezza, età adulta, vecchiaia e morte. Dal seme dell’impero britannico, le colonie diventate mature hanno affinato le loro abilità imperiali sulle popolazioni indigene, si sono avventurate all’estero con interventi militari contrassegnando le aree di interesse, hanno preso il controllo dell’impero spagnolo, espandendosi con obiettivi di egemonia sul mondo e anche nello spazio e ora, nell’età dell’invecchiamento, si ritrovano con enormi compiti di controllo che hanno ben presto sopraffatto quelli di espansione.

C’è da attendersi la decadenza e caduta come tutto ciò che è umano. Il problema è: che cosa-perché-come-quando-dove-da parte di chi-contro chi. Risposte: che cosa: i quattro modelli di scambio ineguale, non-sostenibile sopra citati, perché: per il fatto che provocano sofferenza insopportabile e rancore, come: tramite sinergie nella maturazione sincronica di 14 contraddizioni, seguite dalla demoralizzazione delle élites del sistema, quando: entro un arco di tempo diciamo di 20 anni, a partire dal 2000, dove: dipende dal livello di maturazione delle contraddizioni, da parte di chi: gli sfruttati/derelitti/dominati/alienati, i solidali e quelli che combattono l’impero USA per instaurare il proprio, contro chi: gli sfruttatori/assassini/dominatori/alienanti e coloro che sostengono l’impero USA perché ne traggono vantaggio.

L’ipotesi non è che la caduta e decadenza dell’impero USA comporti la decadenza e caduta drlls Repubblica degli Stati Uniti (gli USA continentali).
Al contrario, quando il sollievo dal fardello di controllare e conservare l’impero supera i vantaggi dello scambio ineguale, quando l’espansione aumenta invece di ridurre il deficit, potrebbe aver luogo la fioritura della Repubblica USA. Il sottoscritto ammette un pregiudizio anti-impero in ragione delle enormi sofferenze della periferia interna e di quella esterna alla Repubblica; e un pregiudizio pro-Repubblica USA in ragione del genio creativo e della generosità degli USA. L’anti-americanismo non fa distinzioni tra Repubblica USA e impero USA. (3)

Non mancano certo le predizioni di disastro economico per la Repubblica USA come conseguenza della decadenza e caduta del sistema “mantenere il mondo sicuro per la nostra economia e aperto al nostro assalto culturale”, anche da parte di marxisti convinti (tuttora) che la costruzione di un impero si riassuma in avidità economica soddisfatta da evidenti disuguaglianze. Ma questa è solo una parte di una completa sindrome imperiale con componenti che attraggono e respingono nicchie diverse nelle società e nelle persone. Economisti ciechi sulle esternalità delineano teorie che legittimano le disuguaglianze, “realisti” irreali impongono l’“ordine”, liberisti guidano e dominano le scelte politiche di altri, e i missionari, religiosi e secolari, cercano di convertire tutti. Nell’insieme, un enorme dispendio di risorse.

Il caso dell’Inghilterra indica che un impero può essere un peso. La decadenza dell’impero è cominciata molto prima, ma il fattore decisivo è stato la caduta del gioiello della corona, l’India, dovuta all’effetto combinato di una lotta nonviolenta (Gandhi) e violenta, e per l’incompatibilità dell’imperialismo con la Carta Atlantica. L’impero, ovviamente instabile, andò rapidamente in frantumi in un periodo di 15 anni dal 1947. E l’Inghilterra? Oggi ricca più che mai nella sua storia. Benvenuti, USA.

2. L’impero USA: una panoramica

Subito dopo l’assassinio di massa dell’11 settembre 2001 a New York e Washington, Zoltan Grossman ha pubblicato un elenco, basato sugli Archivi del Congresso e del Servizio di Ricerca della Biblioteca del Congresso, che enumera 133 interventi militari americani in 111 anni, dal 1890 al 2001, dal brutale assassinio della popolazione indigena a Wounded Knee nel Dakota alla spedizione punitiva in Afghanistan. Sei di questi sono la prima e seconda guerra mondiale, le guerre di Korea, Vietnam, del Golfo e Yugoslavia, cinque della quali sono state iniziate dai democratici (tra i repubblicani isolazionisti, che di solito puntano di più sullo sfruttamento della propria gente, fanno eccezione Bush Senior e Junior).

La media annua è di 1,15 prima, e di 1,29 dopo la seconda guerra mondiale, detto altrimenti: un aumento. E dopo la Guerra Fredda, dalla fine del 1989, un forte aumento fino a 2,0, compatibile con l’ipotesi che le guerre aumentano con l’aumentare degli imperi, maggiori privilegi da proteggere, maggiori turbolenze da sedare, rivolte da schiacciare.

William Blum ha scritto 300 pagine di solide argomentazioni nel suo Rogue State: A Guide to the World’s Only Superpower (Common Courage Press, Monroe MA 2000). La sofferenza generale è enorme: le vittime, i derelitti, la natura danneggiata, la struttura (mediante la verticalizzazione) e la cultura (mediante la brutalità, miti di vendetta e d’onore). Molto di tutto ciò rientra in un unico modello: costruire un impero USA basato sullo sfruttamento economico di altri paesi e di altri popoli, usando la violenza diretta e indiretta, aperta (Pentagono) e dichiarata (CIA); con l’appoggio palese o mascherato degli alleati USA. Il risultato è una struttura internazionale di classe con crescenti divari tra paesi poveri e paesi ricchi, e tra la popolazione povera e quella ricca.

Non c’è traccia di scontri di civiltà, né segni di espansione territoriale. Ma vi è un grande zelo missionario e un’enorme presunzione di essere nel giusto E la retorica diventa: contenimento dell’espansionismo sovietico, lotta al comunismo, alla droga, interventi per la democrazia e diritti umani, contro il terrorismo.

Quelli enumerati da Blum nel suo elenco, dal 1945 fino al 2000 sono 67 casi (per Grossman 56, i criteri differiscono alquanto):

Cina 45-51, Francia 47, Isole Marshall 46-58, Italia 47 e anni 70, Grecia 47-49, Filippine 45-53, Corea 45-53, Albania 49-53, Europa dell’Est 48-56, Germania: Anni 50, Iran 53, Guatemala 53 e anni 90, Costa Rica anni 50, 70-71, Medio Oriente 56-58, Indonesia 57-58, Haiti 59, Europa Occidentale anni 50-60, Guiana britannica 53-64, Iraq 58-63, Unione Sovietica anni 40-60, Vietnam 45-73, Cambogia 55-73, Laos 57-73, Tailandia 65-73, Ecuador 60-63, Congo Zaire 77-78, Francia-Algeria anni 60, Brasile 61-63, Peru 65, Repubblica Dominicana 63-65, Cuba 59, Indonesia 65, Ghana 66, Uruguay 69-72, Cile 64-73, Grecia 67-74, Sud Africa Anni 60 – 80, Bolivia 64-75, Australia 72-75, Iraq 72-75, Portogallo 74-76, Timor Est 75-99, Angola 75 e anni 80, Giamaica 76, Honduras anni 80, Nicaragua 78 e anni novanta, Filippine anni 70, Seychelles 79-81, Yemen del Sud 79-84, Corea del Sud 80, Ciad 81-82, Grenada 79-83, Surinam 82-84, Libia 81-89, Figi 87, Panama 89, Afghanistan 79-92, El Salvador 80-92, Haiti 87-94, Bulgaria 90-91, Albania 91-92, Somalia 93, Iraq anni 90, Peru anni 90, Messico anni 90, Colombia anni 90, Yugoslavia 95-99.

In 25 casi si è ricorsi ai bombardamenti (per maggiori informazioni, leggere il libro suddetto): Cina 45-46, Corea/Cina 50-53, Guatemala 54, Indonesia 58, Cuba 60-61, Guatemala 60, Vietnam 61-73, Congo 64, Peru 65, Laos 64-73, Cambogia 69-70, Guatemala 67-69; Grenada 83, Libano-Siria 83-84. Libia 86, El Salvador anni 80, Nicaragua anni 80, Iran 87, Panama 89, Iraq 91, Kuwait 91, Somalia 93, Sudan 98, Afghanistan 98, Yugoslavia 99. L’assassinio di leader stranieri, capi di stato compresi, è stato tentato in 35 paesi, e il sostegno alla tortura in 11 paesi.: Grecia, Iran, Germania, Vietnam, Bolivia, Uruguay, Brasile, Guatemala, El Salvador, Honduras, Panama.

In cima a tutto stanno 23 Paesi nei quali gli Stati Uniti sono intervenuti nelle elezioni o hanno impedito le elezioni: Italia 48 e anni 70, Libano anni 50, Indonesia 55, Vietnam 55, Guyana 53-64, Giappone 58 e anni 70, Nepal 59, Laos, 50, Brasile 62, Repubblica Dominicana 62, Guatemala 63, Bolivia 66, Cile 64-70, Portogallo 74-75, Australia 74-75,Giamaica 76, Panama 84, 89, Nicaragua 84, 90, Haiti 87-88, Bulgaria 91-92, Russia 96, Mongolia 96, Bosnia 98.

Solo dopo la seconda guerra mondiale: 35 (tentati) assassini + torture in 11 paesi + 25 bombardamenti + 67 interventi + 23 interferenze con le elezioni di altri popoli, danno come risultato 161 forme di violenza politica aggravata. Un record mondiale.

Il loro aumento col passare del tempo si accompagna a una svolta nelle civiltà prese di mira:

Fase I – Asia Orientale, confuciano-buddhista
Fase II – Europa dell’Est, cristiano ortodossa
Fase III – America Latina, cristiano cattolici
Fase IV – Asia Occidentale, islam.

Le fasi si sovrappongono, ma il quadro d’insieme è questo.

Nella prima fase l’attenzione era posta principalmente sul popolo in Corea, del sud e del nord, che voleva la riunificazione della nazione, e sui contadini poveri in Vietnam che volevano l’indipendenza. Nella seconda fase vi era la guerra Fredda, non Calda, per contenere l’espansione del comunismo. Nella terza fase gli obiettivi erano la povera gente, le popolazioni indigene meno numerose appoggiate dagli studenti “maoisti”. E nella quarta fase, che domina oggigiorno la scena, l’attenzione è principalmente rivolta ai paesi e movimenti islamici, di cui la Palestina è un esempio importante.

Ogni volta troviamo che gli USA appoggiano coloro che favoriscono gli affari e la crescita degli Stati Uniti, e operano contro coloro che danno la massima priorità alla redistribuzione e alle necessità elementari dei più bisognosi.(4) I quali muoiono, 100.000 ogni giorno, affamati, seminudi, senza riparo né cure, né istruzione; senza lavoro, speranza, futuro.

Risposte ai loro bisogni non possono essere pagate con il denaro che non hanno, né con il lavoro perché esso richiede occupazione o terra (sementi, acqua, concimi) che non hanno. Un mondo crudele costruito su un commercio mondiale diretto dagli Stati Uniti, sostenuto da governi militari dominati e alleati degli Stati Uniti, e spesso da popolazioni che si accontentano di risorse e cibi scadenti.

Quello che è nuovo nella quarta fase ha a che fare con la religione. La concezione islamica di peccato, colpa ed espiazione, delitto e castigo, è simile a quella cristiana. Ma non colloca Dio e il suo paese, in particolare “il paese di Dio”, gli USA, al di sopra di Allah e delle sue terre, in particolare non al di sopra della terra santa di Allah, l’Arabia Saudita.

Un Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con un nucleo di quattro paesi cristiani e uno confuciano ha scarsa autorità nell’Islam, a paragone dell’autorità che riveste nei paesi cristiani, nell’Europa dell’Est e in America Latina. E i paesi buddhisti dell’Asia orientale sono forse più propensi a cambiare un karma congiunto infelice piuttosto che emettere condanne di colpevolezza degli Stati Uniti.

In altre parole, la vera resistenza ha dovuto manifestarsi nella quarta fase con una nuova Pearl Harbor che molti considerano la premessa di una lunga Terza Guerra Mondiale.

Non possiamo esserne molto certi, ma una cosa è chiara: chiunque sia rimasto almeno un po’ sorpreso dall’11 settembre era ignorante, ingenuo o tutte e due le cose. Il terrorismo di stato senza fine e senza limiti degli Stati Uniti ha ricevuto una risposta per nulla sorprendente: terrorismo contro gli Stati Uniti. Con circa 12-16 milioni di morti ammazzati, e una media di 10 sopravvissuti per ciascuno di essi,  con dolore e sofferenza, e una crescente brama di vendetta e di rivalsa, nessun atto di vendetta sarebbe stato inconcepibile. Ma le profonde radici non affondano nella catena senza fine della violenza di ritorno. Esse risiedono nei tanti conflitti irrisolti creati all’interno dell’impero USA. Non c’è dubbio che la via d’uscita passa attraverso la dissoluzione dell’impero degli Stati Uniti.

L’affermazione dello stratega del Pentagono “a questo fine uccideremo un bel po’ di gente” riflette una realtà imperiale. Il quando-dove-contro chi, è stato or ora esaminato. E adesso?

3. Decadenza e caduta degli imperi: il caso dell’Unione Sovietica

Nel 1995 (5), uno studio comparato – con priorità all’economia – sulla decadenza (di dieci) e caduta (di nove imperi, il decimo è quello degli Stati Uniti), concludeva che la causa generale non è un singolo fattore, ma una combinazione di fattori in una sindrome:

una divisione del lavoro per cui paesi stranieri, e/o gli stranieri all’interno del paese, prendono il controllo delle attività più stimolanti, interessanti e suscettibili di sviluppo nella situazione storica data;
deficit di creatività, connesso a un deficit di tecnologia e di buona managerialità, lungimiranza e innovazione comprese;
abbandono o ristagno di uno o più settori economici,
e, nello stesso tempo, espansionismo come ideologia/cosmologia, per sfruttare i paesi stranieri e/o la propria gente, stimolando reazioni negative, distruttive.

L’Idea della sindrome è scaturita da un precedente studio sulla decadenza e caduta dell’impero romano (6), sulla quale molti autori avevano avanzato diverse teorie basate su un fattore singolo. L’idea è stata poi applicata all’impero sovietico nel 1980 (7), concentrando l’attenzione su cinque fattori intesi come contraddizioni, tensioni, come i quattro punti di cui sopra:

Nella società:
un pesante, centralistico, non partecipativo vertice della società governata dalla nazione russa che controllava le altre nazioni,
la città controllava la campagna
la borghesia socialista controllava il proletariato socialista
la borghesia socialista non aveva nulla da comprare perché l’organizzazione produttiva era troppo scadente.

Nel mondo: una politica estera del braccio di ferro, condotta dall’Unione Sovietica che controllava e interveniva nei paesi satelliti.

La previsione, avanzata molte volte dal sottoscritto negli anni 80, era che entro 10 anni, con la caduta del muro di Berlino in una prima fase, l’Unione Sovietica si sarebbe ridotta in briciole non a causa di un singolo fattore ma a causa di una “maturazione sincrona di contraddizioni, seguita da demoralizzazione delle élites di Centro e Periferia”.

Il meccanismo non sarebbe stato quello del “big bang” della guerra ma il piagnisteo delle élites demoralizzate le quali, dopo essersi scatenate violentemente nella contestazione, diventano corrotte, alcolizzate, ipernutrite, talvolta attraenti, egomaniacali.

4. Le contraddizioni dell’impero USA

La previsione della decadenza e caduta dell’impero sovietico era basata sulla sinergia di cinque contraddizioni, e il lasso di tempo necessario alle contraddizioni per farsi strada verso la decadenza e caduta era stimato in 10 anni dal 1980. Talvolta aggiungevo un n° 5 che tra il mito, la massiccia propaganda sovietica, e la realtà, in una certa misura si dissolveva in splendide barzellette.

La previsione della decadenza e caduta dell’impero degli Stati Uniti è basata sulla sinergia di 14 contraddizioni e il lasso di tempo per farsi strada verso la decadenza e caduta è stimato in 25 anni dall’anno 2000. Le contraddizioni sono più numerose perché l’impero USA è più complesso, e il lasso di tempo è più lungo, anche perché è più sofisticato. Dopo i primi mesi di presidenza di George W. Bush (prescelto) il lasso di tempo è stato ridotto a 20 anni in considerazione del modo in cui egli ha acuito così tante contraddizioni ipotizzate l’anno precedente, e della sua accentuata caparbietà che lo ha accecato di fronte alle sinergie complesse e negative. È andato avanti.

Il Presidente William J. Clinton (rieletto) era visto in modo diverso. Di fronte a uno scenario di contraddizioni, indubbiamente con differenze significative in terminologia e numeri, la sua violenza è stata un intervento in Somalia che ha poi revocato, una guerra contro la Serbia sulla quale ha manifestato dubbi pesanti e mai nessun entusiasmo, e un paio di missili lanciati per rabbia. Essendo superintelligente, le conseguenze possono essere state: demoralizzazione in alto loco, e sesso in luoghi strani. Ipotesi: si è tentato di farlo decadere non tanto per quest’ultimo ma per il primo motivo – usando il secondo come pretesto. Il tentativo è fallito, ma un George Bush altamente non-demoralizzato ha conquistato la presidenza USA.

Ecco l’elenco delle 14 contraddizioni ipotizzate nel 2000:

I.Contraddizioni economiche (sistema WB/IMF/WTO/NYSE Pentagono, guidato dagli USA)

1.tra crescita e redistribuzione: sovrapproduzione rispetto alla domanda, 1,5 miliardi di persone al di sotto di 1$/giorno, 100.000 morti/giorno, 1/4 per fame
2.tra economia produttiva e finanziaria (valute, azioni, obbligazioni) sopravvalutata, di qui crolli, disoccupazione, riduzione dell’occupazione
3.tra produzione/redistribuzione/consumi e natura: crisi ecologiche, impoverimento/inquinamento, riscaldamentoglobale.

II.Contraddizioni militari (sistema NATO/TIAP/USA Giappone, guidato dagli USA)

4. tra il terrorismo di stato USA e il terrorismo: contraccolpo (blowback)

5. tra gli USA e gli alleati (tranne GB, Danimarca, Giappone), di cui si è detto abbastanza

6. tra l’egemonia USA in Eurasia e il triangolo Russia India Cina, 40% dell’umanità

7. tra la NATO guidata dagli USA e l’esercito europeo: la posizione Tindemans

III.Contraddizioni politiche (l’eccezionalità degli USA al cospetto di Dio)

8. tra gli USA e l’ONU: l’ONU contrattacca

9. tra gli USA e l’UE: in gara per il sostegno ortodosso/mussulmano

IV.Contraddizioni culturali (la trionfante cultura plebea degli USA)

10. tra la Giudeo-Cristianità USA e l’Islam (25% dell’umanità: il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha quattro cristiani e nessuno dei 56 paesi mussulmani)

11. tra gli USA e le più antiche civiltà (Cinese, Indiana, Mesopotamica, Azteca/Inca/Maya)

12. tra gli USA e la cultura d’ élite d’ Europa: Francia, Germania, ecc

V.Contraddizioni sociali (élites mondiali guidate dagli USA contro il resto: World Economic Forum di Davos contro World Social Forum di Porto Alegre)

13. tra élites manageriali e classi lavoratrici, disoccupati e precari. Le classi medie?

14. tra le vecchie e le nuove generazioni: Seattle, Washington, Praga, Genova e giovani sempre più giovani. La generazione di mezzo?

15. Possiamo aggiungere: tra mito e realtà

L’elenco è una semplice interpretazione della situazione dell’impero USA. Sono sicuramente possibili ragionamenti più sofisticati, mantenendo ferme le idee di sindromi, sinergie e demoralizzazione.

5. Il maturare delle contraddizioni. Un aggiornamento dopo 3 anni

Impiegheremo le stesse formulazioni di cui sopra, dall’elenco precedente lasceremo perdere le piccole note esplicative, ne aggiungeremo altre, speriamo ben documentate, di cronaca diretta sugli affari contemporanei.

Ovviamente l’impero USA, in quanto realtà funzionante, dinamica, non statica, con le sue 14 contraddizioni al seguito, è un sistema molto complesso. In esso i processi lineari sono rari, le catene di causalità si spezzano e si riuniscono; anelli, spirali, ogni forma curva, sono dotati di ubiquità. Saranno frequenti i salti quantici, quando di due fattori fortemente accoppiati, uno cambia e l’altro rimane costante. Ma la previsione è che entro 20 anni scompariranno i quattro tipi di scambio ineguale con gli USA al Centro, sia che quel che li sostituirà sarà uno scambio più eguale, sia uno scambio di minore entità, in altre parole isolamento; o entrambi.

I. Contraddizioni economiche

1.tra crescita e distribuzione: in genere la crescita è stagnante, con l’eccezione forse della Cina, e la distribuzione  spesso peggiora sia tra i paesi sia al loro interno. Tuttavia la maggiore preoccupazione riguarda le condizioni di vita degli strati più bassi della società mondiale, la prevenzione della mortalità e la sofferenza per malattie mortali dovute alla fame o per quei mali che si potrebbero facilmente prevenire e curare. Quella sindrome è presente ed è valida come analisi in termini di sovrapproduzione che porta alla disoccupazione, la quale a sua volta porta al crollo della domanda, e quindi eccesso di offerta e quindi maggiore disoccupazione, ecc. Nel contempo la monetizzazione della terra, delle sementi, dell’acqua, dei concimi impedisce la conversione del lavoro in generi alimentari coltivando la propria terra. L’impero USA persegue la crescita ma trascura e impedisce la distribuzione, per cui si danneggia da solo poiché un aspetto chiave della crescita è l’aumento della domanda, che significa aumento dei consumi, dappertutto.
2.tra economia produttiva e finanziaria. Quando il giro d’affari interno e sul mercato globale rimane alto anche se nelle attività produttive di molti paesi la crescita ristagna, e la distribuzione è a livelli bassi,  si produce una forte accumulazione di liquidità, in crescita e alla ricerca di sbocchi. Poiché i consumi di lusso e gli investimenti produttivi sono limitati, lo sbocco più ovvio è la compravendita nelle attività finanziarie, nota anche come speculazione. L’economia produttiva risponde mettendo in campo società fittizie, imprese virtuali come ENRON e WORLDCOM, che la crescita dell’economia finanziaria manda rapidamente fuori fase rispetto all’economia produttiva. Di qui l’acutizzarsi delle contraddizioni nel 2001 fino a quello che c’era da aspettarsi, sintomo di una patologia cronica: il crollo di alcuni titoli azionari e il deprezzamento del dollaro USA. Per questa patologia una cura radicale è quella distribuzione che l’impero USA impedisce tramite l’uso del sistema WB/IMF/WTO/NYSE e Pentagono. Poiché tale cura non è attualmente disponibile, la patologia latente produrrà ulteriori aumenti di valore dei prodotti finanziari e ulteriori crolli.
3.tra produzione/distribuzione/consumi e natura. Il recesso unilaterale dell’Amministrazione Bush dal Protocollo di Kyoto ha reso molto più acuta questa contraddizione e ha rappresentato un fattore chiave dietro gli striscioni al vertice del 2002 in Sud Africa: grazie, Mr. Bush, hai fatto odiare l’America dal mondo intero. Si è tentato di spiegare che il Protocollo impediva la crescita dell’economia americana (nel senso che era inaccettabile per i potenti grandi gruppi industriali). Tale scelta danneggia il pianeta ed esprime il disprezzo per normative globali basate su trattati da negoziare e ratificare. Gli USA avrebbero potuto chiedere la riapertura dei negoziati. Ma l’impero USA aveva altre priorità e ha mobilitato milioni di persone nel movimento per uno sviluppo sostenibile, contro gli USA.

II. Contraddizioni militari

4. tra il terrorismo di stato USA e il terrorismo. La contraddizione ha avuto un salto di qualità l’11 settembre 2001, benché il numero degli uccisi fosse inferiore al numero degli uccisi nel periodo seguente un altro 11 settembre, quello del 1973, con il colpo di stato appoggiato dagli USA contro il governo socialista di Salvador Allende (uno dei 68 interventi a oggi, Iraq compreso, successivi alla seconda guerra mondiale). Altamente prevedibile quanto la sua ripetizione fintanto che esisterà lo stesso impero USA sostenuto dal ciclo della violenza e fino a quando non decida di rendersi conto “che il nostro nemico possiamo essere noi stessi, (gli Stati Uniti)”. Ma l’impero USA ora parla di interventi in più di 60 paesi, per una durata che va oltre una vita umana. Un prezzo pesante per il fallimento del tentativo, o lo sforzo di evitare, di risolvere i conflitti/contraddizioni.

A questo punto va fatta un’osservazione: lo sforzo di spiegare l’ 11 settembre ad esempio come una “reazione all’impero USA, colpendo due dei suoi maggiori strumenti per operazioni economiche e militari” o la semplificazione come “vendetta” e “conflitto irrisolto” non giustifica in alcun modo l’atto raccapricciante. Né giustifica l’intervento USA in Afghanistan e Iraq. Ma come il Kosovo, entrambi si possono in parte spiegare come tentativi di conservare ed espandere l’impero USA, per un maggiore controllo del mercato mondiale del petrolio, e “mantenere il mondo sicuro per la nostra economia” stabilendo basi militari.

La violenza che colpisce l’impero nei suoi punti più forti è altrettanto sbagliata, inefficace e controproducente della violenza USA e mobilita contro i perpetratori. Scambiare le spiegazioni per giustificazioni contrasta con la razionalità illuministica: i problemi si risolvono identificando le catene causali, poi rimuovendo le cause come i cicli di violenza e i conflitti irrisolti. L’impero USA blocca il percorso ma alla fine dovrà cedere.

5. tra USA e alleati: molto fluidi. L’impero USA non vuole essere considerato tale, ma come un qualcosa che viene generalmente sostenuto come “società avanzate”, “civili”, contro quelle del “demonio”, “caotiche” e “terroriste”. Washington costruisce coalizioni con gli Alleati nei sistemi NATO/TIA/US-Giappone, e altri.
Questa contraddizione (e molte altre) non è mai apparsa tanto evidente come nella guerra contro l’Iraq, anche se vi sono state tensioni germogliate in rapporto alle operazioni in Yugoslavia e Afghanistan. In questo contesto l’opinione pubblica non è una variabile importante. Washington tratta coi governi e il suo maggiore interesse va ai loro membri. I tre modi di esercizio del potere: persuasione, mercanteggiamenti e minacce, si praticano meglio a porte chiuse, così da non esporsi a niente di simile alla tremenda osservazione del Ministro degli Esteri tedesco rivolta al Segretario della Difesa USA a Monaco nel febbraio 2003: ”In democrazia bisogna avere argomenti per sostenere la propria posizione e i vostri argomenti non sono convincenti”. Se il pubblico sapesse quel che succede dietro le porte chiuse, tipo appoggiare l’attacco contro l’Iraq in cambio di avere qualcuno iscritto nella lista USA delle organizzazioni terroristiche, l’opposizione aumenterebbe.

Nel 2000, la Germania e il Giappone erano considerati alleati sicuri. Non si era prevista la presa di posizione tedesca, determinata dalle pressioni esercitate sul Partito Socialdemocratico, in contrasto con le sue profonde convinzioni, in merito alla Yugoslavia e all’Afghanistan. L’Australia era comunque facilmente prevedibile come paese anglo-sassone, e il Giappone si comportò come previsto. L’analisi costi-benefici dei paesi varia, ma la tendenza è contraria all’appoggio incondizionato dell’impero USA. Si tratta di una contraddizione molto cruciale, destinata ad acuirsi se aumenterà la pressione popolare sui governi.

6. tra l’egemonia USA in Eurasia e la Russia India Cina: questi sono paesi troppo vasti per essere conquistati. Così gli USA puntano sul timore che essi hanno delle popolazioni mussulmane, rispettivamente in Cecenia, Kashmir (e dappertutto) e nello Xinjian. Dopo l’espansione a oriente della NATO, e quella a occidente dal 1995 con l’alleanza USA-Giappone (di cui Taiwan e Corea del Sud sono membri di fatto), quei tre Paesi hanno risolto la maggior parte dei loro problemi con un avvicinamento che non è comunque un’alleanza formale. Iniziative per ora in fase di stallo, dopo che gli USA hanno coinvolto quei Paesi contro il terrorismo islamico, cioè mussulmani che si battono per una maggiore autonomia/indipendenza nei tre Paesi citati. Le contraddizioni sembrano nuovamente acuite con l’attacco contro l’Iraq, poiché quei paesi non partecipano all’occupazione (ne  sanno qualcosa della guerriglia islamica). Ma gli USA continuano ad avere con i tre governi notevoli sbocchi di mercato e potere di condizionamento economico.

7. tra la NATO a guida USA e l’esercito europeo: caso diverso dai due punti precedenti che riguardano di più il non-appoggio, e i paesi che risentono del movimento a tenaglia dell’impero USA, in vista di una possibile alleanza. In questo caso si tratta invece dell’ esercito multinazionale di una potenziale superpotenza, che crea problemi di identità per alcuni stati membri. La domanda:”Perché hanno bisogno di un esercito quando hanno la NATO?” ha una risposta in una logica dualistica: “ciò dimostra che non sono completamente dalla nostra parte, quindi sono contro di noi”.

Questa contraddizione si presta a un grande numero di manovre a porte chiuse. Ma la tendenza generale andrà nella direzione di un esercito europeo di alcuni stati membri, a partire dall’attuale Eurocorps, con una linea di comando che non arriva a Washington, né passa da Washington, salvo che per gli scambi di informazioni. A fini difensivi o per un prossimo impero UE? Per impadronirsi del bottino?

III Contraddizioni politiche

8. Tra gli USA e l’ONU: il paese più potente del mondo è anche quello che nel Consiglio di Sicurezza ricorre più di frequente al diritto di veto e lo pratica de facto quando nega o revoca il sostegno economico ai programmi di aiuto non di suo gradimento, oltre al potere dell’impero USA su molti Paesi membri, che modifica le condizioni dei prestiti a seconda delle loro scelte di voto. È più che ragionevole il risentimento per questi comportamenti che è emerso con tutta evidenza quando l’alleanza anglosassone USA/GB non è riuscita a far approvare dal Consiglio di Sicurezza la sua seconda risoluzione sull’Iraq. Tuttavia, un’energica diplomazia USA e di nuovo il potere condizionante dell’impero USA hanno evitato quello che Washington temeva e cioè che la risoluzione “Uniti per la Pace” venisse usata per sbloccare lo stallo che si era prodotto nel Consiglio di Sicurezza, e andasse alla discussione in Assemblea Generale. In quella sede il dibattito e il voto avrebbero messo in evidenza quanto fosse limitato l’appoggio a un attacco all’Iraq rispetto alla proposta franco-tedesca di approfondite ispezioni dell’ONU.

9. Tra gli USA e l’UE: qui si va molto oltre la questione esercito UE e NATO. L’UE ha oggi 15 membri, a maggio 2004 saranno 25, e altri ancora arriveranno. Se l’UE, nel suo esclusivo interesse, decide di gettare un ponte sulle linee di faglia strategiche per l’intera costruzione europea, tra la cristianità ortodossa e quella cattolica/protestante e tra l’islam e la cristianità (rispettivamente dal 1054 e dal 1095) aprendo l’UE all’adesione della Russia e della Turchia, allora gli USA resteranno davvero molto indietro. Si sta parlando di più di 750 milioni di abitanti. Il processo di adesione richiederebbe una certa gradualità, tipo x% di aumento all’anno per l’accesso al mercato del lavoro europeo contro l’x% di aumento all’anno nell’accesso alle risorse. I rapporti con l’Estremo Oriente possono essere problematici ma l’UE sta facendo un ottimo lavoro anche su questa linea di faglia. E un’UE gigante ha tutto da guadagnare dal non imitare in nulla l’impero USA, schierandosi invece a sostegno dell’ONU.

IV Contraddizioni culturali

10. tra la giudeo-cristianità USA e l’islam: sono tutte religioni abramitiche, e l’espressione giudeo-cristianità, così frequente negli USA, traccia una linea di separazione tra di esse. Con la recente alleanza fondamentalista basata sull’idea che Armageddon è vicino e che la prima venuta del Messia e la seconda venuta di Cristo possano essere relative alla stessa persona, la contraddizione si è ulteriormente acuita. L’islam si sta espandendo molto rapidamente, non così la cristianità mentre gli ebrei sono una piccola minoranza. La spaccatura segnerà confini netti contro la penetrazione dell’impero USA. I giovani attentatori wahabiti dell’Arabia Saudita dell’11 settembre possono aver agito, più di quanto sognassero, per conto di 1,3 miliardi di mussulmani, e non solo di 300 milioni di arabi. E questo bellicoso rapporto limiterà considerevolmente l’espansione dell’impero USA.

11. tra gli USA e le più antiche civiltà: per fondamentalismo la gente di solito intende l’articolazione religiosa di antiche culture. Ma le culture sono multidimensionali, comprendendo la lingua e altre forme di espressione, tempi e luoghi sacri nella storia e nella geografia, qualunque cosa. Ovunque nel mondo sono in atto risvegli, che non vedono le antiche culture non occidentali solo come esotici oggetti da museo da osservare ma non da vivere. La distruzione di manufatti della Babilonia dei Sumeri in Iraq è stata vista come un tentativo di rendere gli iracheni governabili distruggendo altri luoghi di identificazione. Tipico segno di una contraddizione allo stadio ancora iniziale, infantile, ma carica di potenziale per una veloce maturazione e potente articolazione.

12. tra la cultura USA e la cultura di élite europea: il mondo, o così almeno pensa l’occidente, ha quattro centri geo-culturali importanti: gli USA, la Gran Bretagna, la Francia e la Germania. Gli altri possono imparare a imitare o produrre stravaganze. Francia e Germania continuano a battersi per il predominio culturale rispetto agli USA, con gli Anglo-Sassoni collocati in qualche modo a metà.

V Contraddizioni sociali

13. tra élites manageriali e classi lavoratrici di disoccupati e precari: il potente sindacato USA AFL/CIO per la prima volta ha votato contro una guerra, quella all’Iraq. Ma le classi lavoratrici sono oggi messe in riga dalla minaccia della disoccupazione e dalle condizioni d’inferiorità create dai contratti di lavoro che fanno svanire la categoria del posto fisso, della sicurezza. Le élites manageriali sono meglio organizzate e capaci di rendersi insostituibili. Possono far diventare facili le pratiche di “assumi e licenzia” con l’estrema minaccia dell’automazione (“modernizzazione”) che sistema tutto.

L’economia postmoderna può fare a meno dei lavoratori, non dei consumatori. Licenziando i lavoratori si licenziano i consumatori riducendo il potere d’acquisto. Le classi medie nel mondo intero possono unirsi per boicottare i prodotti dell’impero USA, come il petrolio dall’Iraq, gli aerei Boeing (una delle maggiori fabbriche di morte nel mondo), in generale boicottando i beni di consumo USA, i beni capitali e quelli finanziari, come il dollaro, le azioni e obbligazioni USA – ma mantenendo i rapporti personali.

14. tra le generazioni anziane e i giovani: sempre più giovani, oltre agli studenti universitari contro la guerra del Vietnam, anche gli studenti medi, facili da mobilitare via Internet, finché dura. Vi è forse un elemento di mito contro la realtà in tutto ciò: li hanno imbottiti di propaganda che appare molto lontana dalla realtà. Lo stesso può valere per le donne, ma con loro Washington ha giocato abilmente: “la sicurezza della patria” riporta il problema “in casa” e fa rientrare le donne nei ranghi a difendere i difensori della patria e della famiglia. Ma le altre nazioni negli USA, gli Inuit, gli Hawaiani, i Primi Popoli, i Chicanos, gli Afroamericani, possono contrapporsi agli Anglosassoni, Battisti del Sud, profondo sud militarizzato, ora al comando. Si spera che non creino un’emergenza tale da abolire le elezioni che non possono vincere.

6. E la decadenza e caduta?

Considerate le 14 contraddizioni, e poi la definizione di un impero, il modo per risolvere tali contraddizioni che colpiscono al cuore il sistema, è molto semplice:

per le 3 contraddizioni economiche: ridurre, e addirittura cessare  lo sfruttamento!
per le 4 contraddizioni militari: ridurre, e addirittura cessare le uccisioni!
per le 2 contraddizioni economiche: ridurre e addirittura cessare la dominazione!
per le 3 contraddizioni culturali: ridurre e addirittura cessare di alienare!
per le 2 contraddizioni sociali: ridurre e addirittura cessare tutto quanto sopra!

A ogni riduzione, l’impero USA è, per definizione, in declino. A ogni cessazione, cade. Con la cessazione di tutte e quattro, l’impero USA è finito, anche se in parte può sopravvivere in forme residuali come l’impero russo in Cecenia e l’impero britannico in Iraq. L’esempio recente più straordinario è forse quello della dissoluzione dell’impero francese: de Gaulle ebbe l’incredibile grandeur personale di mettere fine a tutto l’impero (tranne le isole del Pacifico e qualche altro luogo) e come per l’impero sovietico e britannico, ne è nato un certo numero di nuovi paesi indipendenti. Il capitalismo globale ha comunque la tendenza a ricreare lo sfruttamento al di là delle frontiere e vi sono, come detto, dei residui. Comunque negli anni Sessanta è nato un nuovo mondo dagli imperi occidentali, e negli anni Novanta dall’impero sovietico.

Solo un ingenuo può pensare che il nuovo mondo sia il paradiso in terra. I nuovi sistemi emergono con le loro contraddizioni. I governanti dell’impero britannico, francese e sovietico erano arrivati alla conclusione che i costi erano di gran lunga maggiori dei vantaggi. Altri arrivano talvolta alla conclusione che i costi della caduta, compresa la Periferia, superano di molto i vantaggi. Ciò dipende naturalmente dal sistema che subentra, l’alternativa. Il sottoscritto è a favore del governo mondiale delle Nazioni Unite non di un impero dell’UE. Ma questa è un’altra storia.

Gli imperi britannico e francese erano basati su colonie “d’oltremare”, l’impero sovietico su limitrofe “unioni” zariste/bolsceviche, e l’impero USA è basato su quello che aveva dichiarato lo stratega del Pentagono, con la Periferia non-USA nel ruolo di paesi “indipendenti” Questo ha tratto in inganno coloro per i quali il concetto di impero è legato a “colonie” e non a paesi indipendenti, e coloro per i quali il concetto di colonie è legato a “oltremare” non a territori limitrofi. Altri ancora hanno fatto confusione perché tre di questi Centri sono democrazie occidentali, al di sopra di qualunque sospetto di aver mai commesso gravi iniquità. La definizione all’inizio di questo saggio si basa sul rapporto di scambio ineguale tra Centro e Periferia, non sulla geografia della Periferia o sul governo Centrale.

Quello scambio ineguale, suddiviso in quattro componenti, è la contraddizione di fondo dell’impero come sistema. Dalle quattro contraddizioni di fondo scaturiscono le quattordici contraddizioni di superficie, visibili a ciascuno, materia per giornalisti. Le contraddizioni di fondo non lo sono quasi mai. Quindi il modello di base fin qui esaminato consiste in:
4 contraddizioni di fondo che implicano 14 contraddizioni di superficie.
Quando le 14 maturano, in sincronia e sinergia, il Centro può allentare la presa sulla periferia con un atto consapevole, illuminato (de Gaulle), o lasciare dissolvere l’impero, lentamente (GB) o rapidamente (Unione Sovietica). Stati Uniti, a voi la scelta.

Ma gli Stati Uniti si stanno oggi comportando come un elefante ferito, scalciando in tutte le direzioni. Questa è la fase di ebollizione della demoralizzazione, in cui le emozioni impediscono di pensare razionalmente a ciò che è o dovrebbe essere; la fase successiva è quella del gelo, del “lasciar perdere”, molto simile all’Unione Sovietica, o a Clinton. La demoralizzazione oscilla prima di stabilizzarsi. Come nelle patologie individuali, la guarigione dipende dalla capacità di venire a capo della patologia piuttosto che il contrario, come sta avvenendo con gli USA trascinati in un conflitto che è essenzialmente opera loro.

Il suddette modello può ora essere esteso: 4 implica 14, implica demoralizzazione, implica –4, implica -14. Le 4 contraddizioni di fondo portano alle 14 di superficie e alla demoralizzazione che porta a “lasciar perdere” l’impero, e alla dissoluzione delle 14.

Tuttavia: 4 può avere radici più profonde. Così, da dove proviene l’ingiustizia? Da un capitalismo senza freni, tanto ingiusto da aver bisogno di una certa protezione militare? Ma da dove proviene il capitalismo? E tutta quella violenza? Forse da quel complesso di superiorità culturale con diritto e dovere missionario, e nessun obbligo di capire le altre culture, connesso a quel sentimento di eccezionalità in quanto Popolo e Paese Eletto da Dio? Ma da dove proviene questa idea? E avanti di questo passo. Le 4 (contraddizioni) che definiscono l’impero USA non sono immotivate né incondizionate. Ma il punto qui è sulla loro rimozione, non sulla rimozione di cause persino più profonde ma molto più sfuggenti. E questo può avvenire per circuiti di retroazione negativa con lo svanire della fiducia nella vitalità dell’impero come sistema, in altre parole: demoralizzazione.

Le 14 possono avere altre radici. Le contraddizioni economiche provengono dal capitalismo; gli USA erano violenti già prima dell’impero USA; alcuni membri dell’UE possono odiare l’impero USA perché rappresenta un ostacolo alle loro ambizioni; lo stesso vale per culture competitive come quella di un Islam che vuole dar-al-Islam, la dimora dell’Islam in espansione, come successore ai campi di battaglia, dar-al-harb. Ma – si dice – il mondo è più ricco sotto gli USA che non sotto l’UE o l’Islam.

C’è del vero in tutto questo. Tuttavia, il problema non è solo la fetta USA della torta capitalistica mondiale ma quanto essa implica in uccisioni, dominazione e alienazione. Questo deve decadere, crollare e finire, dedicando nel contempo la dovuta attenzione a tutte le altre contraddizioni.

Vi saranno lotte di classe, di generazione, di genere, di nazione anche senza l’impero USA. Vero. Ma oggi questo è il problema più importante.

Le 14 possono rafforzare la determinazione di mantenere le 4. All’inizio, e una alla volta, sì. Si possono spalmare cosmetici, stipulare blandi compromessi, chi denuncia le contraddizioni può essere ridotto al silenzio, schernito, perseguitato, ucciso. È la sinergia di diverse contraddizioni che porta alla demoralizzazione e alla decadenza definitiva. Le contraddizioni tra nazioni dominanti e dominate all’interno di un paese tendono a riproporsi e trovano nuovi sbocchi. I dominati si debbono confrontare con la forza brutale ma non con i dubbi fastidiosi sulla vitalità della loro patria-nazione che è un sogno non ancora sottoposto alla verifica delle contraddizioni, mentre l’impero è stato sperimentato e trovato invivibile sotto ogni aspetto.

La demoralizzazione può non negare le 4. Quello di cui stiamo parlando è il diminuire della fiducia nella vitalità, e anche nella legittimità dell’impero, dapprima con una rabbia in ebollizione, poi un gelido distacco con la possibilità di un autonomo abbandono. O il Centro deliberatamente lascia andare la presa, o la Periferia scivola via dai suoi viscidi e deboli artigli. In un caso e nell’altro, decadenza e caduta.

Tuttavia, dopo una fase di demoralizzazione una nuova classe politica può decidere di non lasciar perdere ma, al contrario, di stringere la presa, come stanno tentando proprio ora gli Stati Uniti. Data l’ovvia impermanenza di ogni cosa, ciò avrà solo l’effetto di ritardare l’inevitabile.

La negazione di 4 può non negare le 14. E questo è certamente più vero che falso. Come esaminato più sotto, possiamo addirittura parlare di una contraddizione oggettiva che ha perso, o persino distrutto, il suo oggetto alla ricerca di un nuovo oggetto. Vi sono molte altre radici per molte contraddizioni. Quella tale contraddizione (sindrome) può nasconderne un’altra e questa fiorisce mentre l’altra appassisce, è chiaro. Ma questa visione taoista non impedisce alle contraddizioni di maturare. Quanto all’impero USA, c’è una luce in fondo a un tunnel lungo e contorto. Ma dopo di quello, vi sono altri tunnel.

7. Sulle contraddizioni in generale

Il concetto stesso implica contraddizioni nel senso di tensioni fra significati. Fattore comune sembra essere un tutto, un olone, un sistema, con almeno due forze in attività. La tensione è tra le  forze. Non si presume che le forze siano solo due, né che siano esattamente opposte e nemmeno che abbiano le stesse dimensioni. La Terza Legge di Newton è scritta allo stesso modo, esprimendo una contraddizione. Ma quello è un caso speciale e non deve distorcere le nostre idee sui sistemi sociali. Abbiamo bisogno di un discorso più generale.

Prima di due o più forze, vediamo i casi 0 o 1.

Anche nell’indeterminatezza della parola “forza” non è irragionevole attribuire la proprietà “morto” a un sistema privo di forza, di movimento, tendenza, inclinazione. Si può obiettare che molte cose succedono a un cadavere sepolto: “a” d’accordo, ma non “in”. Le forze sono esogene al sistema, non endogene, come in un organismo vivente.

Introdotta una forza, come “correre”, il corpo consuma energia. E la forza contraria non tarda a manifestarsi come fatica, cercando di cambiare un movimento in un non-movimento, che definiremo “riposo”. L’analogo meccanico fa venire l’idea di R, una forza risultante che cambia dinamicamente e che riflette ampiezza e direzione di tutte le forze. Il sistema si muove o riposa con la forza risultante. R>0 significa movimento, R=0 significa equilibrio, R<0 significa deficit.

Una forza è sempre accompagnata da una forza contraria? Vi è sempre una reactio a un’ actio? E in sistemi lungimiranti vi potrebbe essere anche una proactio per ogni actio prevista? E una pro pro-actio? Trovo che questo è un assioma molto utile nell’analisi di sistemi sociali e personali. Ma non vedo ragione alcuna per ritenere che reactio e proactio siano necessariamente opposte. Possono anche essere in linea con actio e, almeno per cominciare, rafforzare actio.

L’idea di forza-controforza gemelle  potrebbe condurre a un numero pari di forze, visto che si presentano a coppie. Non affermiamo affatto che una produce o genera l’altra perché ciò conduce a un numero infinito. Presupponiamo invece la sincronicità; esse “co-scaturiscono” stando all’epistemologia buddhista, e non che una forza genera la successiva, la quale a sua volta genera la seguente, ecc. E non c’è ragione di approdare a un numero pari. Un’altra metafora può essere quella di un fascio di forze che in qualche modo spiegano le tensioni nel sistema.

Passiamo ora dal discorso generale su “sistemi” e “forze” a quello sui più specifici sistemi sociali e personali. Nella vicinanza concettuale risiede l’idea di “conflitto” come tensione tra sistemi tendenti a obiettivi, a causa dell’incompatibilità tra gli obiettivi stessi. Essi sono poi associati con la vita anche quando vengono metaforicamente attribuiti a non-vita come nel caso delle “montagne protese verso l’alto”. Quando obiettivi incompatibili sono nello stesso sistema, abbiamo un dilemma; se sono in sistemi diversi, abbiamo una disputa. Un detentore consapevole di un obiettivo è un attore; se non consapevole è un gruppo. E questo mette in campo la più importante distinzione tra contraddizioni soggettive e oggettive.

Una contraddizione soggettiva passa attraverso il cervello umano ed è riflessa come pensiero/consapevolezza, parola/espressione, azione/mobilitazione. Ma  non necessariamente in quest’ordine, come nel caso di un filosofo che prima riflette, poi scrive e poi – forse non fa nulla. Possiamo anche scegliere l’ordine inverso: l’attore si mobilita per l’azione seguendo una vecchia abitudine, poi dice quello che crede di pensare e infine lo pensa davvero. O qualsiasi altra sequenza. Ma prima o poi subentra la consapevolezza.

Con due obiettivi abbiamo due forze tendenti all’obiettivo, A e B, e tre possibilità di forze risultanti: R=A (vince A), R=B (vince B), R=0 equilibrio intermedio, noto anche come compromesso.

A questo punto l’analogia meccanica va in frantumi. I tre casi non esauriscono le possibilità. Inoltre, non eliminano le contraddizioni. La vittoria di A o B non significa che il perdente insoddisfatto non abbia più lo stesso o un altro obiettivo, incompatibile con quello del vincitore. La contraddizione permane, sotto il coperchio sulla pentola bollente di una sconfitta. E un compromesso può lasciarli entrambi insoddisfatti a metà. Se usiamo il termine “acuta” per descrivere la contraddizione nei suoi termini reali, “ottuso” può andar bene per un compromesso. Ma come si trascende la contraddizione?

Dato che le tre possibilità esauriscono la logica delle forze opposte all’interno di un sistema, la risposta è “cambiando il sistema”. È quello che Gorbaciov aveva di fronte nella contraddizione tra l’impero sovietico e le forze sociali che volevano cambiamenti radicali nella DDR: egli lasciò andare la DDR. La contraddizione si è ora spostata tra la popolazione e le élites di partito nella DDR, con quest’ ultima che poi ha ceduto alla Germania Occidentale (BRD), e infine ne è stata assorbita. La contraddizione permane tuttora, ma con altre articolazioni.

E questo è quello che i successori di Gorbaciov non sono stati mai capaci di fare con la Cecenia. Tutto quello che potevano fare era impedire che vincessero gli altri, non trascendere la contraddizione. Perché questo accadesse, dovevano lasciar andare la Cecenia, cosa che accadrà comunque prima o poi.

Per trascendere la contraddizione, e allentare la tensione, è necessario cambiare sistema, tanto più necessario quanto più profonda è la contraddizione nel sistema. Un impero non si cambia sopprimendo una parte o un attore; o sconfiggendolo, questo rende solo l’impero più imperiale. Un impero cambia diventando meno imperiale. E questo, dal punto di vista dell’impero, è ritenuto un declino. In fondo alla strada c’è il suo crollo.

Le fasi nel ciclo vitale della contraddizione possono essere così riassunte:

[0] Contraddizione oggettiva indipendente dalla consapevolezza
[1] Presa di coscienza attraverso il PENSIERO (intrasoggettiva)
[2] Articolazione attraverso la PAROLA (intersoggettiva)
[3] Mobilitazione attraverso l’ AZIONE (privata e/o pubblica)
[4] Lotta tra gli attori mobilitati
– violenta o nonviolenta
– rapida o lenta
– con o senza mediazioni esterne
– con maggiore o minore polarizzazione = disaccoppiamento

[5] Risultato della lotta

[a] prevalenza o compromesso – ritorno a [0]-[4]
[b] trascendenza = una nuova realtà

trascendenza negativa con un nuovo attore
trascendenza positiva come nuovo accoppiamento

Con la sequenza [1]-[2]-[3] una parte diventa un attore perseguendo obiettivi con tattiche più o meno adeguate scelte tra le [4].

[5a] Non pone fine al ciclo vitale di una contraddizione, vi mette solo un coperchio o la smorza, come spiegato più sopra.

[5b] Trascendenza, è la fine del ciclo vitale della contraddizione. Il che non significa fine/morte del sistema poiché esso alberga altre contraddizioni a vari stadi del ciclo vitale.

Trascendenza, andare oltre, è la creazione di una nuova realtà:
trascendenza negativa, né-né; obiettivi non raggiunti;
trascendenza positiva, l’uno e l’altro; obiettivi raggiunti, con un colpo d’ala.

Prendiamo il conflitto Ecuador-Peru su dove tracciare i confini in una zona contesa di 500 km² sulle Ande, per la quale erano già state combattute tre guerre. La vittoria militare di una parte, con annessione dell’area al proprio territorio nazionale, è “prevalenza”. Tracciare un confine, ad esempio lungo la linea del cessate il fuoco, è “compromesso”. Trascendenza negativa sarebbe stato affidare l’area alle Nazioni Unite o all’Unione degli Stati Americani, creando così una nuova realtà sociale. Trascendenza positiva poteva essere una zona bi-nazionale, di comune proprietà, con il colpo d’ala che nessuno dei due paesi ha il monopolio. Una nuova realtà. Ed entrambe queste due realtà, sistemi, produrrebbero a loro volta le proprie contraddizioni.

È giunto il momento di esaminare le relazioni problematiche tra contraddizioni oggettive e soggettive.

Un sistema sociale si presenta con differenze tra categorie, come genere, generazione, razza, classi, nazioni, territori – che diventano poi relazioni in un sistema interattivo, e poi diventano linee di faglia, di solito perché l’interazione è in termini ineguali; che possono infine condurre a una polarizzazione e a una  struttura di discriminazione accompagnata da una cultura di pregiudizi. Tutte le società conosciute albergano in misura maggiore o minore queste disuguaglianze e ingiustizie.

Un  impero usa tali strutture e culture come mattoni da costruzione e può essere considerato come un sistema a due (o più) livelli che collega linee di faglia interne e globali. Nel sistema globale dei paesi vi è un Centro e una Periferia. Dentro al Centro, e dentro alla Periferia,  vi è un altro centro e un’altra periferia. Tutti e tre i sistemi possono essere basati sulla logica della disuguaglianza quadrupla (dato che assassini-vittime talvolta sostituisce il più blando guardie-prigionieri).

Chiave di volta è l’armonia tra il centro nel Centro e il centro nella Periferia. (8) Gli Stati Uniti stanno tentando, proprio in questo periodo (estate 2003), di  costruire un centro iracheno in armonia d’interessi con il centro statale e dei grandi gruppi economici USA. Il centro iracheno deve adempiere i 4 compiti a livello locale e consegnare il frutto dello scambio ineguale: valore economico, terroristi ricercati, obbedienza, adeguamento al centro nel Centro (USA/GB), prendendo una percentuale. La ricompensa sono livelli di benessere materiale simili a quelli USA.

Si è appena descritto un impero semplice, che unisce tre sistemi di scambio ineguale, due interni e uno globale. L’impero USA è complesso: la sua egemonia è globale, pertanto nessun sistema interno è del tutto scollegato dall’impero stesso. L’Impero UE unisce 15 (presto saranno 25) paesi Centro a più di 100 paesi Periferia, ma blandamente.

Esistono anche altre divisioni oltre alle linee di faglia nella società nazionale e in quella globale, come del resto nei partiti politici in società più o meno democratiche, e gruppi di paesi in un sistema globale non democratico. I movimenti sociali, le contraddizioni soggettive, più o meno consapevoli, la loro articolazione e mobilitazione attraverso linee di divisione primordiali o di nuova creazione, pre-polarizzano il sistema e sono pronte per il punto [4], la lotta. Ma per che cosa?

Idealmente per la contraddizione oggettiva, con un problema irrisolto al centro che deve quindi diventare la causa del movimento. E questo dà origine al problema di fondo dell’adeguatezza nell’accoppiamento tra contraddizioni oggettive e soggettive, tra cause ed effetti. Sono entrambe parti della realtà sociale. Ma i movimenti potrebbero non avere adeguata consapevolezza e imboccare soluzioni sbagliate. Soluzioni che possono essere un orfano in attesa di essere raccolto da un movimento con consapevolezza adeguata. Vi può essere una  contraddizione tra contraddizione del movimento e contraddizione della soluzione. Il risultato è una politica pessima, fuori strada.

Perciò, in Myanmar/Burma la contraddizione soggettiva tra l’autocratico governo militare dello SLORC e il movimento per la democrazia capeggiato da una donna identificata con una nazione in una società multinazionale, di alto livello sociale in un paese molto povero, sposata a un occidentale in un paese che sta costruendo la propria identità, può essere inadeguata a causa delle oggettive contraddizioni del paese. Da un punto di vista occidentale le contraddizioni di fondo sono l’autocrazia contro la democrazia (occidentale) e chiusura contro apertura del paese alla penetrazione economica e culturale. La contraddizione soggettiva è adeguata a tali risultati. Ma ve ne sono altre. L’inadeguatezza può mandare il processo fuori strada. L’ oggettivo e il soggettivo devono in qualche modo specchiarsi.

Così, Gandhi dovette letteralmente spogliarsi delle sue sovrastrutture occidentali e di casta elevata, diventare molto indù e condividere le condizioni di  vita delle caste inferiori e degli intoccabili, prima di poter guidare le masse indiane verso la libertà e la democrazia. Il capo dell’India indipendente, però, Jawaharalal Nehru, era molto occidentale, di casta molto elevata, molto laico e pilotò l’India esattamente in quella direzione. Gandhi voleva un’India basata sui “circoli oceanici” di villaggi autonomi e autosufficienti; Nehru un’India moderna, laica, industrializzata e socialista. Il “soggettivo” conta!

I liberali tendono a studiare i movimenti soggettivi e i marxisti gli esiti oggettivi. Qui l’argomento è a favore de “l’uno e l’altro”, e più specificamente per la contraddizione tra le due contraddizioni.

Un esempio dalla Norvegia: un secolo fa la contraddizione oggettiva era tra gli “abbienti” e la maggioranza della “gente”, con forti dislivelli delle condizioni di vita, e le contraddizioni soggettive nel sistema dei partiti. La popolazione viveva di agricoltura, pesca, caccia, e di lavoro dipendente. Gli abbienti vivevano di rendita, come imprenditori o lavoratori autonomi. Esistevano zone grigie. Il Partito Laburista, con una scelta politica geniale, ha costruito un’alleanza fra agricoltori, pescatori e lavoratori dell’industria, molto ben piazzata contro gli “abbienti”. Ha vinto le elezioni, è rimasto in maggioranza per due generazioni, e ha creato una realtà sociale nuova, il “welfare state”.

Quella società aveva comunque le sue contraddizioni oggettive, con una minoranza di anziani-donne-categorie deboli/handicappati-lavoratori stranieri contro il resto. Non orientata da contraddizioni soggettive adeguate, la contraddizione oggettiva si approfondisce nell’abbondanza. Il Partito Laburista ha dimostrato di non essere per niente all’altezza. E il problema resta irrisolto.

Movimenti contro l’impero USA: la realtà sociale è complessa. Solo quando causa ed esito finale coincidono i movimenti saranno all’altezza del compito.

Note
[1]. Da: Susan George, “The Corporate Utopian Dream”, The WTO and the Global War System, Seattle, November 1999. Ha dimenticato la dimensione politica e avrebbe potuto aggiungere: “una buona quantità di bullismo” o di “pressioni”dopo l’uccisione.
[2].Per questo modo di intendere la realtà, vedi Johan Galtung, Pace con mezzi pacifici, Esperia, Milano 2000, capitolo 2.
[3]. Questo termine non molto intelligente oscura la differenza tra coloro che sono contro sia la Repubblica sia l’impero (americafobia?, molto pochi, sembra) e coloro che sono contro l’uno ma non contro l’altra. Un amore incondizionato per entrambi (americafilia?) è molto frequente. Si dovrebbe notare che “America” si riferisce attualmente all’intero emisfero, rendendo il termine “antiamericanismo” anche un segno di confusione geografica.
[4].Vengono in mente molte coppie, ci limitiamo a scegliere cinque esempi:
Contro Mossadegh vi fu un intervento, non contro la dittaura dello Shah’s;
moltissimo è stato fatto per rovesciare Castro, non Batista;
moltissimo è stato fatto per rovesciare i Sandinisti, non Somoza;
moltissimo è stato fatto per rovesciare Chavez, non Jimenez;
intervennero contro Lumumba e lo uccisero, non contro Mobutu. Il criterio base è “libero mercato”, non democrazia/dittatura.
[5]. Johan Galtung, The Decline and Fall of Empires: A Theory of De-development, UNRISD (ma non pubblicato da loro), Geneva 1995; vedi www.transcend-nordic.org .
[6]. Johan Galtung, con Tore Heiestad e Erik Rudeng, On the decline and fall of empires: the Roman empire and Western imperialism compared. Oslo: University of Oslo, Chair in Conflict and Peace Research, 71 pp. (Trends in Western civilization program, 15), (Oslo Papers, 75). Pubblicato anche a: Tokyo: UN University, 1979, 71 pp (HSDRGPID-l/UNUP-53), e in Immanuel Wallerstein (ed.) Review. New York: Research Foundation of the State University of New York, IV, 1980, 1, pp. 91-154. Versione ridotta in: Comprendre: revue de politique de la culture, XLIII/XLIV, (1977/78), pp. 50-59.
[7]. Johan Galtung, con Dag Poleszynski and Erik Rudeng, Norge foran 1980-årene (La Norvegia di fronte agli anni ’80 del novecento). Oslo: Gyldendal, 1980, p. 85.
[8]. Così, il mio lavoro “A Structural Theory of Imperialism” (in Essays in Peace Research, Volume IV, Copenhagen: Ejlers, 1980, pp. 437-91. Si veda anche: Imperialismo e rivoluzioni una teoria strutturale, Rosenberg&Sellier, Torino 1977, traduzione di Anna Anfossi, NdT) è fondamentale in questo saggio, per passare dalla teoria dell’imperialismo al suo declino e alla sua caduta.

28 Gennaio 2004
Titolo originale: “On the Coming Decline and Fall of the US Empire”
http://www.transnational.org/SAJT/forum/meet/2004/Galtung_USempireFall.html
Traduzione di Loretta Fabbrovich per il Centro Studi Sereno Regis

E’ in corso la pubblicazione, prevista per il dicembre prossimo, del nuovo libro di Johan Galtung, The Fall of the US Empire–And Then What? Successors, Regionalization or Globalization? US Fascism or US Blossoming?, presso la Transcend University Press, TUP.

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