Le Porte del Mediterraneo – Mostra a Rivoli – Recensione di Laura Operti

Stimoli, testimonianze, suggestioni ci sono venuti dalla Mostra Le Porte del Mediterraneo allestita a Rivoli (Torino) fino al 28 settembre 2008, in due prestigiose sedi, la Casa del Conte Verde e Palazzo Piozzo, composta di due parti ben distinte. La prima, storica, ha come tema Viaggiatori e artisti piemontesi alla scoperta del Mare nostrum, la seconda, in qualche misura complementare alla prima, anche se in forma molto eccentrica, tratta delle Rotte dell’arte contemporanea. Ovviamente in quella parte di mondo. Si coglie come prima impressione nella curatrice Martina Corgnati una grande passione per spazi e culture che partendo dal Mediterraneo cha lambisce il Nord Africa, i paesi dell’Ex Jugoslavia, del Medio Oriente, arrivano fino a noi, sia come rete di concetti e di simboli , sia come trasmigrazione di persone in epoche lontane e presenti. I paesi arabi hanno un luogo preminente in questa disamina così affascinante che ha al contempo finalità estetiche e socio-politiche, come si deduce anche dai saggi contenuti nel ricco catalogo (ed. Skira/Regione Piemonte) che largamente attingono all’antropologia, alla filosofia, alla letteratura, per collocare storicamente e artisticamente le opere esposte.

Qualche flash sulla Mostra.

Nella Sezione storica spicca come grande e indomito viaggiatore, il conte monferrino Carlo Vidua, a cui un museo è dedicato nella natia Conzano (Al). Vidua arriverà alle porte di Istanbul, infestata dal colera, nel 1819, ma il paese che forse eserciterà più fascino ai suoi occhi per la sua sensibilità estetica e la cultura archeologica sarà l’Egitto; di questi anni avventurosi e anche temererari abbiamo testimonianze nelle sue lettere e nei suoi taccuini di viaggio di cui la mostra offre preziosa documentazione.

Tra gli esempi di orientalismo nella pittura piemontese tra ottocento e primo novecento (argomento ampiamente studiato dallo storico dell’arte Piergiorgio Dragone), troviamo esposti tra gli altri Alberto Pasini con una lunga frequentazione in Turchia, Persia, Egitto; Giacomo Pregliasco, regio disegnatore di carrozze e vetture, con profondo interesse verso l’Egitto, in una Torino prossima alla creazione del museo Egizio , che avverrà nel 1824; Alberto Rossi, personaggio ben inserito nell’ambiente artistico torinese dell’inizio del secolo scorso e grande esploratore di Siria, Libano , Palestina , Turchia.

Mercato orientale con figure (Pasini), Il dromedario (Pregliasco) Khan al Khalili (Rossi), sono opere in cui l’incontro tra culture, quella dell’artista e quella rappresentata, avviene in modo armonioso, intenso, “affettuoso”, mi verrebbe da dire senza conflitti. Per questo il fascino che emana dalle sale espositive è grande

L’altro capitolo della mostra che ha sede nella casa del Conte Verde è quello dedicato all’emigrazione canavesana in Egitto di cui viene offerta documentazione fotografica . Di questa emigrazione a termine, che va più o meno dal 1916 al 1940 , poco o nulla si sa, neanche tra gli specialisti di flussi migratori perché ha caratteristiche molto peculiari. Sono prevalentemente i minatori di Brosso , il maggior distretto metallurgico del Piemonte, ad andare in Egitto a lavorare nelle viscere della terra a Kosseir , al servizio della Società Italiana dei Fosfati, manodopera qualificata addetta prevalentemente al coordinamento delle maestranze locali e inoltre imprenditori e tecnici. Le fotografie esposte, soprattutto ritratti individuali e di gruppo, provengono da quegli archivi solitamente definiti “archivi diffusi “della memoria”,conservati presso le famiglie, e ci mostrano scene di aggregazione e integrazione tra brossesi e egiziani, senza disposizioni gerarchiche tra gli uni e gli altri. Altro dato distintivo di questa comunità è l’amore per la musica, per le bande musicali, da cui fotografie che ritraggono gli uomini coi loro strumenti. Anche qui momenti di un incontro che sembra non abbia in sé il segno del contrasto, della sofferenza, dell’incomprensione.

La Sezione contemporanea è costituita dagli interventi ( in buona parte prodotti per questa occasione ) di 17 artisti internazionali che provengono il larga parte da paesi che si affacciano sul Mediterraneo e indagano con gli strumenti dell’arte, installazioni, video , immagini pittoriche e fotografiche, i concetti di frontiera e di porta. Si toccano o si allude, o si affronta in modo molto diretto le tematiche che ricorrono nel circo mediatico: i mille “sbarramenti “, i “checkpoint”, l’”identità”, le “fortezze”. Ma le voci che introducono alla fruizione estetica sono , per merito delle citazioni di Martina Corgnati nel saggio introduttivo intitolato “Tristi Mediterranei” quelle di Zygmunt Bauman , Predrag Matvejevic, Jurgen Habermas, David Grossman , cioè grandi personalità che con rigore filosofico , acutezza di sguardo e poesia ci fanno sentire la sofferenza e l’apertura di orizzonte , il dolore e la speranza dell’umanità che vive su queste sponde e da lì talvolta si muove per arrivare fino a noi a condividere la vita.

Le opere esposte sono “tutte” opere che toccano il cuore e esercitano la mente per la comprensione di uno dei fenomeni, quello della migrazione, dell’incontro/scontro di civiltà che più segnano la nostra epoca storica . Ricordiamo due nomi, due artiste come esempio di percorsi creativi che ci hanno profondamente colpiti . Tarin Gartner, israeliana, in Gesher, propone un’immagine fotografica ripresa sulla spiaggia presso Rosh Hanika in cui cerca la discontinuità fra le pietre e costruisce un ponte al di sopra, utilizzando il suo stesso corpo. Quale stupenda metafora per dire che è la creatura umana a creare il ponte che unisce i popoli ancora divisi! Ursula Biemann, svizzera mostra nei suoi video Cronaca dal Sahara l’esodo attraverso i paesi del Sahel, Mali, Niger, Ciad di uomini , donne e bambini che, con l’aiuto dei Tuareg e di altre tribù nomadi, arrivano alle rive del Mediterraneo dove li aspettano quei barconi pieni di fame, di sete, di fatica, talvolta di morte, che li faranno approdare in altri mondi, talvolta ostili , talvolta accoglienti, che comunque cambieranno la loro vita. Una bella mostra che emoziona e induce riflessioni.

LE PORTE DEL MEDITERRANEO
Casa del Conte Verde e Palazzo Piozzo – RIVOLI (TO)
23 APRILE – 28 SETTEMBRE

Vedi anche: http://serenoregis.org/2008/06/le-porte-del-mediterraneo-eventi-espositivi-a-rivoli/

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