Guerra fredda 1 e 2 – Nessuna soluzione? – Johan Galtung

C’è stata una prima guerra fredda, 1949-1989, ed è finita. Cosa è successo? La seconda guerra fredda è cominciata a metà degli anni ’90. E’ sorta sulle macerie della prima e ora sta crescendo. Che cosa succederà? C’è qualcosa da apprendere?
Su che cosa verteva la prima guerra fredda? Secondo la retorica di quegli anni, dell’establishment e del contro establishment, potremmo credere che fosse relativa alla corsa agli armamenti in generale, in particolare sulle armi nucleari e sulla minaccia di una folle guerra nucleare. Riguardava tutto ciò, con alleanze e relative guerre scatenate contro popolazioni e contro la loro possibilità di sopravvivere. Lo slogan “meglio rossi che morti” esprimeva parte del problema, come quello egualmente retorico “meglio morti che rossi”. La maggior parte non sosteneva né l’uno né l’altro.
Ma, per quanto i mega-morti fossero una questione importante, non era il problema fondamentale, solo un metaproblema. Alla radice c’erano tre questioni connesse tra loro:

Chi comanda nell’Europa dell’Est, l’Occidente o l’Unione Sovietica?
Quale economia è migliore, il capitalismo o il socialismo?
Quale politica è migliore, la democrazia o la dittatura del proletariato?

Essi aspiravano anche al dominio del mondo? Come conseguenza, sì, essendo convinti che il mondo volesse il miglior modello politico-economico, ovvero il proprio. La posizione marxista, socialismo e dittatura del proletariato, aveva un che di inevitabilità: a schiavitù-feudalesimo-capitalismo sarebbe seguito il socialismo e il comunismo a causa delle “leggi” del materialismo storico. Ci volle del tempo per il liberalismo, l’Occidente e gli USA in particolare, per produrre qualcosa di simile, gli “stadi della crescita” con il decollo verso il consumismo di massa. Walt Rostow non era Karl Marx, ma il materialismo individualista si dimostrò attraente. L’”inevitabilità” fu presentata in termini matematici incomprensibili ai più, e quindi non contestata.
Molti confrontarono la rapida crescita dell’Unione Sovietica degli anni ’30 durante i piani quinquennali con la depressione USA, a favore della prima. Essi avevano un forte punto a proprio sostegno: i bisogni materiali fondamentali per i più bisognosi.
Ma l’Occidente, statocentrico, vide solo l’espansione sovietica dell’Armata Rossa nell’Europa dell’Est, sottostimando i partiti comunisti e il compito di una distribuzione centrata sulle classi sociali che doveva essere svolto nelle società post-feudali. L’Est vide solo l’espansione degli Stati Uniti a favore dello status quo, sottostimando l’obiettivo della crescita che doveva essere anch’esso perseguito. L’Europa dell’Est si mosse nella direzione sovietica, mentre gran parte del resto del mondo subì l’interventismo degli USA.
Le contraddizioni erano effettivamente reali. Ne seguì una polarizzazione negli atteggiamenti e nei comportamenti, si formarono delle alleanze, la NATO nel 1949 e il Patto di Varsavia nel 1955, la corsa agli armamenti esplose improvvisamente, in senso letterale. L’Unione Sovietica inseguiva ogni salto qualitativo verso un nuovo sistema d’arma, in cui gli USA erano all’avanguardia.
La guerra fredda non terminò perché venne meno la corsa agli armamenti. La ricerca della MAD (mutually assurde destruction, distruzione mutua assicurata), continuò (e continua tuttora) anche se l’equilibrio nella distruzione reciproca fu temperato dalla vulnerabilità reciproca (il trattato ABM, che lasciò le principali città vulnerabili).
Successe invece che le questioni reali furono, in larga misura, risolte. Ci volle tempo, fu un processo nervoso, agonizzante, ma sostenuto da un qualche barlume di razionalità. Avrebbe potuto succedere molto prima:
la soluzione su chi comanda l’Europa dell’Est era ovvia: essi stessi, con la Yugoslavia che indicò il percorso, diventando gradualmente meno comunista;
la soluzione per l’economia era un’economia mista pubblico-privato con uno stato del benessere (welfare state). In breve, democrazia sociale, convergenza;
la soluzione per la questione della politica erano i diritti umani, ma non solo i diritti civili e politici, anche quelli sociali, economici, culturali.
Molti sostennero queste soluzioni, mentre le alleanze conducevano i loro giochi mortali. La guerra fredda terminò grazie al processo “non allineato” di Helsinki del 1972-75 avviato dal presidente Kekkonen e grazie ai movimenti di base che si ribellarono ai loro governi: il movimento per la pace occidentale focalizzato sulla questione militare, e il movimento del dissenso all’Est centrato sui diritti umani.
L’Atto finale del Trattato di Helsinki del 1975 confermò i confini dell’Europa dell’Est, avviò un’economia mista attraverso investimenti all’Est, e si orientò verso i diritti umani nell’Unione Sovietica. Tutto utile.
Perciò la guerra fredda scomparve perché svuotata di questioni reali, senza vincitori né vinti. Poi venne una catastrofe: gli USA si auto dichiararono vincitori, in seguito al ritiro dell’Unione Sovietica, applicando alla Russia la formula usata per la Germania e il Giappone. Il processo di crescita della Cina spaventò un Occidente non impegnato con processi di distribuzione. La NATO si mosse verso Est e l’AMPO (USA-Giappone) verso Ovest, accerchiando Russia e Cina. La risposta fu la costituzione della Shanghai Cooperation Organization, SCO, (Organizzazione di Cooperazione di Shanghai), con Russia e Cina e le quattro repubbliche dell’Asia Centrale come membri e India-Pakistan-Iran come osservatori. Nacque la seconda guerra fredda e saltò il trattato ABM.
Qual è la soluzione oggi? Quali sono i problemi? C’è un lavoro che dev’essere fatto: fare uscire le popolazioni dalla miseria come ha fatto la Cina con 400 milioni di persone negli anni 1990-2004. Questa economia non è socialista ma capitalista, con il partito che ha l’ultima parola. La politica non è la democrazia né la dittatura del proletariato, ma un processo di democratizzazione che segue moltissime strade, tranne quella di elezioni nazionali multi-partito. C’è la questione degli armamenti, persino una corsa agli armamenti senza la presenza di eserciti russi o cinesi all’estero, ma con gli USA che hanno 700 basi in 130 paesi, impegnati in guerre devastanti. L’equazione dell’economia Cina-USA assomiglia a quella tra Unione Sovietica e USA di 75 anni fa. E l’Africa gioca il ruolo dell’Europa dell’Est di 60 anni fa: materie prime in cambio di progetti che aiutino in più bisognosi.
Soluzioni? Una conferenza in stile Helsinki (Kekkonen, dove sei ora che abbiamo bisogno di te?). Dichiarare una fine, senza vincitori né vinti. Il collasso dell’impero USA come per l’Unione Sovietica, con gli USA che rifioriscono. Un’economia mista c’è già, sociale se non democratica. Democrazia e diritti umani con autodeterminazione sono già all’ordine del giorno su scala mondiale, anche in Occidente con i suoi numerosi Tibet. Ciò di cui abbiamo bisogno sono paesi non allineati. E movimenti popolari di massa. Verranno?

Traduzione a cura del Centro Studi Sereno Regis
Titolo originale: COLD WAR I AND II – SOLUTIONS ANYONE?
http://www.transcend.org/tms/index.php?option=com_content&task=view&id=266&Itemid=27

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