La questione sicurezza tra dignità morale e diritti legali – Dibattito martedì 1 luglio – ore 17.30

martedì 1 luglio 2008 – ore 17.30.
Sala Gandhi – Centro Studi Sereno Regis – in Via Garibaldi 13, Torino

Invitiamo alla discussione:

Ilda Curti, Assessore alle Politiche per l’integrazione della città di Torino.
Angela Migliasso, Assessore regione Piemonte.
Marco Borgione, Assessore all’Assistenza di Torino.
Beppe Borgogno, Assessore al Personale, Organizzazione e Polizia municipale della Città di Torino.
Salvatore Rao, Assessore Provinciale alla Solidarietà Sociale
Marco Revelli, Docente di Scienza della politica e di Sistemi Politici e Amministrativi Comparati alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”.

Di fronte agli eventi politici e sociali che riguardano le diverse comunità rom e sinti presenti oggi in Italia, ci proponiamo di aprire un momento di discussione su quanto sta accadendo a Torino.
É evidente che in Italia il concetto di “sicurezza” sta assumendo dei confini piuttosto ambigui, partecipiamo della confusione tra legalità e sicurezza, dignità morale e diritti legali, sicurezza e norma civile. Così, la “sicurezza” è diventata una sorta di giustificazione protettiva dell’agire civile, di cui ciascun cittadino si sente in qualche modo garante. La questione relativa alla sicurezza diventa così la sicurezza dai romá, da tutti i romá. Da qui derivano i pogrom, il verificarsi degli sgomberi, il diffondersi della paura collettiva, il manifestarsi di atti di violenza nelle città tra italiani e rom e tra le stesse comunità rom che rivendicano reciprocamente la propria innocenza. In che modo si sviluppano queste paure socialmente condivise? E, domandiamoci ancora, perché non viene garantito il diritto di sicurezza dei cittadini rom e sinti, italiani o stranieri, europei o meno?
Mentre non vi è alcuna salvaguardia del loro diritto di sicurezza, accade dell’altro su cui merita portare l’attenzione, la questione dell’identità sfuma completamente: tutti i romá vengono identificati allo stesso modo, diventano tutti “nomadi” soggetti al controllo sociale indiscriminato.

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