Donatella Della Porta, Gianni Piazza, “Le ragioni del no”. Recensione di Angela Dogliotti Marasso

Donatella Della Porta, Gianni Piazza, Le ragioni del no, Feltrinelli, 2008

Partendo da una ricerca sulle campagne di protesta contro il TAV in Val Susa e il Ponte sullo Stretto di Messina, questo testo sottopone all’attenzione di tutti alcuni fondamentali interrogativi, indispensabili per comprendere le dinamiche e i molteplici significati di conflitti come quelli presi in esame.
La ricostruzione dei due casi si basa su fonti diverse: la stampa quotidiana, attraverso cui ripercorrere le tappe salienti delle due vicende e far emergere le posizioni dei soggetti coinvolti nei conflitti; i documenti prodotti (volantini, petizioni, comunicati stampa, manifesti…) , contenuti nei siti web delle organizzazioni che si oppongono ai due progetti; una serie di interviste strutturate, integrate da materiali e commenti pubblicati in libri, siti e riviste.
Il capitolo centrale del libro- centrale come collocazione e come rilevanza- è dedicato alla “costruzione simbolica del conflitto”.
In esso si analizza quanto la costruzione di una identità sia rilevante, non solo nella motivazione alla partecipazione popolare e all’azione di vasti settori di popolazione, ma anche nella individuazione e nella difesa convinta delle poste in gioco.
Emerge chiaramente che quanto maggiore è la coesione comunitaria/identitaria, tanto più forte è la capacità di opposizione e di resistenza. Se si prende in considerazione il caso TAV, si vede, ed esempio, che in Val di Susa l’identità comunitaria è forte e caratterizzata da apertura e flessibilità.
Alla sua costruzione hanno contribuito sia la memoria storica della Resistenza, sia la ricostruzione degli altri momenti significativi della storia della valle, come quelli legati ai processi di industrializzazione, alle lotte sociali ad essi collegate, ai flussi migratori e alla presenza di un collegamento ferroviario internazionale, che hanno consolidato la vocazione della valle come importante nodo di transito, di incontro e di scambio. Più recentemente, è stata proprio la lotta contro il TAV a facilitare una ricostruzione simbolica della comunità “nel corso dell’azione”, in una fase di de-industrializzazione e di crisi .
Ma grazie anche alla capacità “di integrare valori e culture diverse”, la Valle è riuscita a superare la logica della pura opposizione localistica, prevalente nella prima fase della lotta, scoprendo a fondamento della propria opposizione ragioni di portata universale, valide a livello globale.
Ciò emerge chiaramente da affermazioni come quelle che seguono, ricavate da interviste o articoli:
“non è solo un confronto tra modelli alternativi di esercizio del trasporto, ma tra modelli di sviluppo: qui bisogna cominciare a chiederci quali merci produrre, perché spostarle e dove portarle”; “non possiamo pensare a un mondo in crescita economica continua. I treni ad alta velocità consumano energia, in un mondo in cui di energia c’è sempre più fame, distruggono terreni agricoli e panorami secolari” (pag.99)
Sono proprio i concetti di progresso, bene comune, futuro, democrazia ad essere controversi.
A chi accusa coloro che sono contrari alle grandi opere, siano esse il TAV o il Ponte sulla Stretto, di difendere interessi particolari, i protagonisti delle lotte rispondono con la consapevolezza di essere portatori di un interesse generale, ben più ampio di quello delle lobby del cemento e del tondino. E’ l’interesse di chi vuole preservare “un futuro per i nostri figli”.
E ciò solleva un’altra delle questioni cruciali: chi ha legittimità a prendere decisioni in simili conflitti? Quali sono le forme della democrazia che meglio tutelano i diritti, gli interessi e i bisogni di tutti , in primis quelli di un’equa distribuzione delle risorse e di un modello di vita sostenibile anche rispetto alle generazioni future?
Nell’ultima parte il testo prende in esame “i repertori della protesta”, illustrando le diverse modalità attraverso cui si è costruito il movimento di opposizione, dalla controinformazione alle manifestazioni , ai presidi ,ai campeggi , all’attenzione alla comunicazione e alla ricerca di alleanze.
Un testo documentato, denso e prezioso per entrare nella logica di conflitti ambientali irrisolti e forse non ancora del tutto compresi nella loro emblematicità.

Angela Dogliotti Marasso

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