Il tempo delle vittime

Caroline Eliacheff, Daniel Soulez Larivière, “Il tempo delle vittime”, Ponte alle Grazie, Milano 2008, p. 217

Nella società democratica, alla figura della vittima spetta ormai il ruolo che un tempo era proprio dell’eroe. La tesi è semplice ma, prima d’ora, nessuno era mai riuscito a illustrarla così chiaramente. Dagli anni ottanta si è fatto strada, perlomeno nelle democrazie occidentali, l’atteggiamento vittimistico per cui una persona – o un gruppo – quando subisce un danno o un torto non solo chiede un risarcimento concreto ma diventa un simbolo carico di emotività, capace di sottomettere alla sua volontà tutti gli ingranaggi istituzionali e politici di una nazione. E se questa è la diagnosi dello stato di salute della nostra società, la prognosi è gravissima: di questo passo si può arrivare a distruggere la democrazia, e le stesse vittime, almeno quelle vere, non ne ricavano un reale vantaggio. Stiamo consegnando la nostra civiltà all’irrazionalità di un approccio emotivo e allo strapotere dei media, che sulle emozioni costruiscono audience. È per questo che i due coraggiosi autori di questo libro si sono assunti il rischio di parlare delle vittime con un tono diverso da quello della compassione. E il loro grido d’allarme non deve rimanere inascoltato.

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