WHY AFRICA?

WHY AFRICA?
Laura Operti
L’arte africana contemporanea è in mostra alla Pinacoteca del Lingotto Giovanni e Marella Agnelli di Torino fino al 3 febbraio 2008 con le opere di sedici artisti dell?Africa sub-sahariana, appartenenti alla Collezione d’?arte africana contemporanea CAAC Pigozzi, la più importante collezione privata d?’arte africana al mondo. Il curatore è André Magnin, il guru riconosciuto di quest’?arte. Il pubblico torinese e non solo, che qualche anno fa alla Gam aveva ?scoperto? la bellezza e la grandezza dell?’arte tradizionale di un continente tanto misconosciuto nel suo spessore culturale, ora si trova davanti alle creazioni di artisti che testimoniano un?incredibile vitalità espressiva, talvolta iperrealista, talvolta onirica, che raccontano un ?Africa lontana dagli stereotipi, o meglio che questi ingloba e supera in una visione esplosiva di forme e di colori. E non può che gioirne !
Per capire qualcosa del perché l?arte africana debba essere esposta occorre fare un passo indietro e andare alla grande mostra di Parigi del 1989 Le magiciens de la terre realizzata nel bicentenario della Rivoluzione francese, un?esposizione storica che fece conoscere al mondo cento artisti dei cinque continenti, esposti sotto il segno dell??uguaglianza?. Con questa grande mostra si comincia ad affermare quello che sarà il principio della Collezione Pigozzi, la cui raccolta d?arte iniziò in questo periodo: in primo piano ci sono gli ?emarginati? dell?arte ufficiale, l?arte dell??incolto? col parallelo declassamento dell?arte accademica africana.
Un panorama tutto da indagare che comincia a interessare i più grandi musei del mondo ( a partire dal Museo Guggenheim di Bilbao, al Moma di New York per fare qualche esempio) .
In apertura di Why Africa? c?è stata in ottobre una tavola rotonda a cui hanno partecipato alcuni degli artisti e Marie Cecile Zinsou, giovane e entusiasta direttrice della Fondazione Zinsou del Benin, che ci parla, oltre che della realizzazione di esposizioni, anche di iniziative volte a far conoscere l?arte africana agli africani partendo da corsi di storia dell?arte a bambini di un orfanotrofio e di altre iniziative pedagogiche. Giovani donne attente e appassionate che s?avventurano in questa ricerca artistica sono anche Marcella Pralormo, Direttrice della Pinacoteca e Ginevra Elkann , Vicepresidente della Fondazione Pinacoteca.
Alcun sguardi sulla mostra che merita una visita non affrettata.
L?opera di Frédéric Bruly Bouabré della Costa d?Avorio, è una sorta di art brut ivoriana , che cerca con piccoli, affascinanti disegni di darci i ?segni ? della natura, perché la sua arte vuol essere il prodotto di una ricerca di scrittura incastonata nei minerali o nei vegetali. L?artista era presente con molte sue opere alla Documenta XI di Kassel del 2002. Romuald Hazoumé ci mostra la sua installazione di grande impatto visivo ?Cargo? , una specie di scooter, le cui ali sono dei bidoncini di plastica appiccicati l?un l?altro, con le fattezze di maschere in cui si esprime tutta la dinamica del creativo riciclo africano.. Hazoumé è premiato alla XII Edizione di Kassel, che ha avuto luogo la scorsa estate . Esther Mahlangu del Sudafrica appartiene al popolo Ndebele dove le donne dipingono le loro case; qui per Why Africa ? con disegni geometrici coloratissimi, eleganti ha decorato una Fiat Cinquecento, come simbolico incontro di storia, cultura, tecnologia . E ancora Chéri Chérin del Congo che riflette sui grandi problemi della società africana e li dipinge .Molto forte il quadro ?L?esclavagisme, un crime contre l?humanite?. George Lilanga della Tanzania invece con le sue forme ironiche e caricaturali, caratteristiche dell?arte dei Makonde, illumina gli spazi della mostra di una ventata di umorismo .Chéri Samba del Congo, appartenente a una famiglia di fabbri , in Africa gli artisti originari per eccellenza, ci lascia il quadro simbolo della rassegna, una testa e il busto coperti da nastri e in bocca un pennello di conchiglie e pesci da cui cadono gocce di colore gialle, rosse, verdi , blu, , nere. Ancora altri artisti e infine i due grandi fotografi del Mali, Seydou Keita, recentemente scomparso e Malick Sidibé, premiato con il Leone d?Oro alla Biennale di Venezia di quest?anno. Con le loro meravigliose fotografie in bianco e nero fissano il passaggio tra cultura tradizionale e abbigliamento , atteggiamenti, posture ostentatamente all?occidentale ?Tutta la Bamako che conta veniva da me?(Seydou Keita)
L?Africa di questi eccezionali fotografi non è povera e disperata , è elegante, piena di speranza e con l?aiuto di André Magnin queste foto fanno il giro del mondo . Ricordiamo anche che il Mali ha dato i natali a grandi cineasti tra cui Cheik Oumar Sissoko , uno dei padri del cinema africano. E per questo intrinseco legami tra arti visive segnaliamo la Rassegna cinematografica Visioni Africane, collegata alla mostra, che ci sarà dal 14 al 20 gennaio 2008 al Pathè Lingotto con opere di Sembene Ousmane , Idrissa Ouedraogo e dell? antropologo- cineasta francese Jean Rouch

Una visita alla mostra Why Africa? è una bellissima esperienza , ma forse è anche un atto dovuto per chi è persuaso che ancora molto si debba fare per far conoscere e diffondere la cultura di tutti i popoli della terra, in uno scenario in cui i popoli si mescolano attraverso le grandi e incessanti migrazioni, mentre episodi di razzismo e intolleranza continuano a sussistere. Un esempio di questi ultimi mesi .Dato l?aumento costante di alunni stranieri nelle scuole italiane, è sempre più diffuso l?allarme tra certi genitori che non vogliono mandare i loro figli nelle scuole dove appunto gli allievi stranieri abbasserebbero un buon livello d?insegnamento, insomma ?inquinerebbero l?aria?! Di fronte a un siffatto atteggiamento, molto dichiarato , molto diretto, non è forse un fatto di civiltà guardare e valorizzare ogni forma d?arte pittorica o letteraria o cinematografica che ?gli stranieri? posseggono e hanno costruito nei corsi dei secoli ?
E non è purtroppo provinciale questa considerazione, se una grande istituzione nata alcuni anni fa a Parigi il Musée du quai Branly dedicato all?arte primitiva, nel contesto di un approfondito dibattito sulla sua motivazione a essere, sollecita le parole di un grande antropologo cultore di arte africana Jean ?Loup Amselle, che dice espressamente, a chiusura di un suo splendido libro :? Se il Musée du quai Branly con le sue esposizioni, le conferenze, le manifestazioni intellettuali, permetterà di lottare contro il razzismo della società, allora avrà compiuto la sua missione; se esso riuscirà a far capire ai visitatori che esistono altre culture , altri modi di pensare degni di rispetto e attenzione , sarà una vittoria. Ma la scommessa non è vinta in partenza.? Jean Loup Amselle L?arte africana contemporanea 2007, Bollati Boringhieri, Torino, p.182

Pubblicata su Riforma, anno XV, numero 46, 30 novembre 2007

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