Mitra e kippà

Jacopo Tondelli, “Mitra e kippà. Viaggio nelle viscere di Israele e Palestina”, Marsilo, Venezia 2007, p. 174

Quando il quadro complessivo sembra perdere di senso, di speranza, di un futuro qualsiasi, allora prendono valore le istantanee raccolte lungo gli anni. Sepolto Rabin, tumulato in un nuovo e inutile palazzo il corpo di Arafat, dimenticato Sharon nel suo destino vegetativo, Israele e Palestina si ritrovano come sono sempre stati: precari, immaginari, sovraccaricati della metafisica propria, e di quella del mondo. Il tratto dell’antica Promessa, o di più recenti promesse, sembra perdersi nella cantilena uniforme della minaccia. Dalla massa indistinta della rassegnazione emergono però visi, voci, corpi: nell’infelicità regolare della gioventù israeliana, nella protesta cristallina degli intellettuali, nel sorriso bianco degli uomini di Hamas, nei colori sgargianti dei coloni cacciati da Gaza ma piantati nel cuore d’Israele. Le polveri di Palestina e le sabbie d’Israele si mescolano in un viaggio che ha per protagonista la terra più chiacchierata del mondo.

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