La pace è nonviolenza

La pace è nonviolenza

Da venticinque anni, il Centro Studi Sereno Regis promuove convegni, seminari, ricerche, corsi di formazione allo scopo di costruire e diffondere una cultura della nonviolenza specifica intesa come capacità di trasformazione creativa e non distruttiva dei conflitti nello spazio micro, meso, macro e giga: dalla dimensione interiore e interpersonale a quella internazionale.
Nei precedenti convegni abbiamo affrontato temi di grande attualità, globali, complessi e controversi che spaziavano dalla globalizzazione alla storia della nonviolenza, dal rapporto tra Islam e nonviolenza a quello tra donne e nonviolenza, dalla mediazione internazionale all?approccio sistemico-relazionale dei problemi ambientali proposto da Gregory Bateson, sino ai convegni dell?anno scorso su ?Giornalismo di pace? e sul ?Decennio dell?educazione alla nonviolenza? indetto dalle Nazioni Unite.
A questi incontri hanno partecipato studiosi, ricercatori, docenti delle università italiane e di alcuni centri di ricerca internazionali che hanno permesso di tracciare via via un quadro complesso di cosa si intende per cultura della pace e della nonviolenza.
Con il convegno di quest?anno, La pace è nonviolenza, ci proponiamo di delineare quello che Gandhi indicava con il termine evocativo di ?programma costruttivo?, ovvero un insieme di obiettivi e di strategie per affrontare i grandi problemi che l?umanità ha già di fronte e che diverranno ancora più pressanti nei prossimi due o tre decenni. Si tratta di una sfida ambiziosa, che tuttavia ci sentiamo di assumere grazie al lavoro svolto negli anni passati, culminato in numerose pubblicazioni, tra le quali ricordiamo i contributi dati all?Enciclopedia del XXI secolo (Utet, Torino 2005) sulle grandi questioni ambientali (Gianfranco Bologna e Giovanni Salio, ?Il futuro di tutti noi?) e sui problemi della pace e della guerra (Giovanni Salio, ?Il futuro della nonviolenza?).
Il convegno si svolgerà nei giorni 8 e 9 dicembre 2007 e proseguirà in quelli successivi, sino al 15 dicembre, con una formula inedita: la ?Scuola di formazione alla mediazione internazionale?, avvalendosi della collaborazione dei ricercatori della rete internazionale Transcend, fondata nel 1993 da Johan Galtung e attivamente coinvolta nella mediazione di oltre trenta conflitti su scala internazionale (dal Nepal allo Sri Lamka, dalla Danimarca alla Turchia, dalla Palestina alla Colombia, e così via. Si veda il sito www.transcend.org).
La parte convegnistica vera e propria sarà strutturata in tre sessioni.
La prima, Tra passato e futuro, prevede una tavola rotonda d?apertura composta da rappresentanti della politica e della cultura istituzionale. Inviteremo esponenti del mondo politico e degli Enti Locali a dialogare su cosa essi intendano per cultura di pace, su come costruirla e diffonderla, su come interagire con il mondo accademico della peace research e con quello dei movimenti di base.
A questa parte introduttiva seguiranno due relazioni, la prima delle quali sarà centrata sui venticinque anni dal 1982 al 2007, per coglierne gli aspetti salienti dal punto di vista della nonviolenza e dei movimenti nonviolenti, mentre la seconda si spingerà a prevedere i possibili scenari dei prossimi venticinque anni e il ruolo che potrà svolgere la nonviolenza per costruire un mondo più desiderabile.
L?evento cruciale del primo periodo preso in esame e che ha contribuito a cambiare radicalmente le relazioni internazionali è stato il 9 novembre 1989 e non l?11 settembre 2001. Sono due date che si contrappongono simmetricamente: il 9/11 contro l?11/9. La prima ci parla dello straordinario successo delle lotte pragmaticamente nonviolente condotte nei paesi dell?Est europeo, che hanno provocato la più grande trasformazione di un sistema di relazioni internazionali senza sparare un colpo di fucile, contraddicendo le teorie di coloro che ritenevano tale transizione impossibile senza una guerra globale, che peraltro non si poteva combattere, pena il suicidio collettivo. Questo evento ha suscitato ingenue speranze in un futuro senza più guerre e in un enorme ?dividendo della pace? che finalmente avrebbe potuto essere investito per risolvere problemi globali, come la miseria estrema che affligge un quarto dell?umanità. Ma ben presto, solo due anni dopo, le guerre jugoslave prima e quelle del Golfo poi riaprirono una stagione nefasta che sarebbe culminata nel terribile blowback della data simmetrica, l?11/9 (si veda la splendida trilogia di Chalmers Johnson).
Su questo evento, meno cruciale di quello precedente, ma tuttavia quanto mai significativo nell?immaginario collettivo, soprattutto in quello degli statunitensi, si scontrano interpretazioni molteplici che saranno oggetto di riflessione.
Ma al di là delle possibili interpretazioni, il fatto più cruciale è l?aprirsi di una nuova stagione del terrorismo internazionale, affrontato con modalità che sinora non hanno fatto che aggravare il fenomeno. Ci si chiede allora quale ruolo può giocare l?approccio nonviolento.
Se Hitler e il nazismo sono considerati comunemente sinonimi di barbarie estrema, sono molti coloro che sostengono che siamo in presenza di un preoccupante ritorno di ?tendenze naziste?. Ma come argomenta con passione Giuliano Pontara (L?antibarbarie, EGA, Torino 2006), abbiamo anche un antidoto, quello della lotta satyagraha, che Gandhi ha saputo applicare con efficacia in Sudafrica (avviandola in ?un altro 11 settembre?, quello del 1906) e in India e che altri dopo di lui hanno utilizzato nel corso di tutto il secolo scorso (M.L.King negli USA, Mandela e Tutu in Sudafrica, Solidarnosc, Havel, Charta 77 nei paesi dell?Est Europeo) e che continua a essere fonte di ispirazione per i movimenti che ovunque nel mondo lottano per nuovi mondi possibili.
Dal confronto tra Gandhi e Hitler, nel Novecento, siamo passati a quello tra Gandhi e bin Laden (Darrel J. Faschino, The Globalization of Religion and Politics: Gandhi and bin Laden www.cas.usf.edu). Alcuni si sono spinti sino a chiedersi esplicitamente che cosa avrebbe fatto il Mahatma di fronte al terrorismo globale del XXI secolo. Che cosa ci insegna la nonviolenza, che cosa ci direbbe Gandhi? Uno dei suoi nipoti, Arun Gandhi, prova a rispondere con le seguenti parole: ?Quando sono disperato mi ricordo che lungo tutta la storia la via della verità e dell?amore ha sempre vinto; ci sono sempre stati tiranni e assassini, e per qualche tempo essi possono sembrare invincibili, ma alla fine cadono sempre? (in Azione Nonviolenta, ottobre 2001; vedi anche Terrorismo e nonviolenza, www.sgi-italia.org/riviste).
Ci aiuteranno in questa prospettiva tra passato e futuro, lungo l?arco di cinquant?anni di storia, Giuliano Martignetti e Johan Galtung.
La seconda sezione, Obiettare alla guerra, sarà invece incentrata sui temi dell?obiezione di coscienza, degli sviluppi del servizio civile nazionale e della difesa popolare nonviolenta, che verranno affrontati da Rodolfo Venditti, Pietro Polito, Diego Cipriani, Alberto L?Abate.
I relatori che interverranno nella terza sezione, Le alternative della nonviolenza, ci aiuteranno a individuare le linee guida fondamentali di un programma costruttivo volto a costruire un futuro nonviolento, come auspicato da Michael Nagler.
Infine è previsto un workshop, a cui potranno partecipare una trentina di persone, dal titolo Immagini della guerra e forme della pace, a cura di Domenico Papa. L?obiettivo è una riflessione partecipata, attraverso le pratiche delle arti figurative, sulle modalità di costruzione del senso della guerra e della pace. L?iniziativa si svolgerà in collaborazione con l?associazione culturale Phanes.
Nella settimana successiva al convegno vero e proprio, dal 10 al 15 dicembre, si svolgerà la ?Scuola di formazione alla Mediazione Internazionale?, che sarà condotta da Johan Galtung, primo passo del programma costruttivo esposto durante il convegno. Alla scuola, della durata complessiva di quaranta ore, potranno partecipare un numero massimo di trenta persone. Ai partecipanti verrà distribuito il manuale Transcend sulla trasformazione nonviolenta dei conflitti, scritto da Johan Galtung per conto delle Nazioni Unite. La scuola prevede sia una parte teorica di presentazione del metodo Transcend, sia esercitazioni pratiche su casi di studio di conflitti dal micro al macro.
Questa iniziativa si inserisce inoltre in una più vasta attività che vede il Centro Studi Sereno Regis tra gli organizzatori e gli ideatori del Corso di perfezionamento post-universitario che si svolgerà presso l?Università di Torino sul tema della cooperazione internazionale, dal titolo: ?Dall?Italia al mondo. Sistemi e culture in relazione e in conflitto?, che si svolgerà a partire dal gennaio 2008.

Il Convegno si svolgerà a Torino, presso la sala della Regione Piemonte in Corso Stati Uniti, sabato 8 e domenica 9 dicembre, secondo il seguente programma di massima:

SABATO 8 DICEMBRE 2007
ore 9.30 Prima sezione

1982-2007: Una storia di offese e di attese
Giuliano Martignetti (Centro Studi Sereno Regis)
Per un futuro nonviolento
Johan Galtung (Rete Transcend)
ore 12.00 Dibattito

ore 15.00 Seconda sezione Obiettare alla guerra

Il futuro dell?obiezione di coscienza. Una riflessione in forma di dialogo
Rodolfo Venditti (Centro Studi Sereno Regis) e Pietro Polito (Centro Studi Piero Gobetti)
Dall?obiezione di coscienza al Servizio Civile Nazionale
Diego Cipriani (Ufficio Nazionale del Servizio Civile)
I corpi civili di pace
Alberto L?Abate (Corso di scienze per la pace dell?Università di Firenze)

DOMENICA 9 DICEMBRE 2007
Ore 9.30 Terza sezione Le alternative della nonviolenza

I conflitti da trasformare
Angela Dogliotti (Movimento Nonviolento)
Quale modello di sviluppo?
Giovanni Salio (Centro Studi Sereno Regis)
ore 12.00 Dibattito

Ore 15.00 Workshop
Immagini della guerra e forme della pace
a cura di Domenico Papa

Il convegno sarà aperto da un momento di confronto politico e istituzionale.

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