Dalla Romania per l?’ambiente. E ritorno

Minuta e trafelata, Lenuta Scorneica, detta Lena, cerca di riprender fiato tra un workshop, una visita a un museo e un pullman che parte troppo presto. Trentasei anni, una laurea in ecologia, un passato prossimo da professoressa di geografia a Brasov, dove vive. E? lei la presidentessa dell?Eco-Club Montan ?Carlo Lehmann?, l?ong rumena partner del Centro Studi Sereno Regis/Ecoistituto del Piemonte per il progetto Adelphi, promosso dalla Commissione Ambiente dell?Unione Europea. Con lei altri tre colleghi rumeni, in trasferta a Torino dal 12 al 20 marzo, alla scoperta di buone pratiche e percorsi di governance ambientali da esportare in Romania.

Un giudizio a bruciapelo su questo primo tempo del gemellaggio con l?Italia, grazie.
?Direi: molto caldo e male ai piedi. (Ride) Riusciamo ancora a scherzare, è un buon segno. Qui in Italia è stato bello, conosco i partner dell?Ecoistituto da poco tempo ma viene naturale comportarsi come se fossimo amici da anni?.

Cosa vi portate a casa di quest’esperienza?
?Personalmente come capo-progetto mi porto a casa tanta fiducia nelle future attività tra le due ong, fiducia nel fatto che la strada intrapresa è quella giusta, che le due realtà sono tra loro compatibili. Poi mi sento più informata e più consapevole su come iniziare i percorsi per realizzare i nostri progetti in Romania. La partenza mi è chiara e ho anche visto quali possono essere le strade da percorrere?.

C’è un’esperienza in particolare, una buona pratica italiana che cercherete di esportare?
?Sono rimasta molto impressionata dal modo di funzionare dell?associazione ?Mio Parco?. E anche dal Comitato Kyoto dal Basso, che come noi ha un progetto che mira a coinvolgere le persone sulle tematiche ambientali. In Romania manca ancora la partecipazione della società civile: il metodo di lavoro di Kyoto dal Basso mi sembra possa essere un modello applicabile anche a situazioni diverse, alle tematiche che a noi interessano di più?.

E’ diverso lavorare per l?ambiente in Italia e in Romania?
?Secondo me è diverso perché in Romania per cambiare e per progettare concretamente qualcosa occorre una forza economica enorme, occorrono tanti soldi. Da noi si può lavorare solo con finanziamenti europei, perché lo stato non dà tanti soldi per progetti ambientali.
Ma è anche simile dal punto di vista umano, perché in entrambi i posti trovi persone idealiste che sognano di cambiare il mondo, di renderlo più bello?.

Passato, presente e futuro della vostra associazione?
?La nostra è un?associazione piccola, che conta cinque membri fissi e una rete di trenta collaboratori. E? nata nel 2001 dall?esigenza di realizzare un progetto di educazione ambientale per il Parco Naturale Piatra Craiului (letteralmente: ?la pietra del principe?). Da allora i lavori sull?educazione ambientale sono andati avanti e parallelamente abbiamo cercato di stringere rapporti con le altre associazioni ambientaliste di Brasov. Adesso, grazie all?esperienza che il progetto Adelphi ci ha dato, cercheremo di realizzare una rete concreta di associazioni, come ha fatto il Comitato Kyoto dal Basso. Il mio sogno, in particolare, è quello di trovare una sede unica che possa ospitarle tutte?.

Una piccola anticipazione: cosa mostrerete ai partner italiani quando verranno a Brasov a maggio?
?Eh no, non posso anticipare nulla. Solo una piccola anteprima: approfondiremo sicuramente gli argomenti trattati durante i seminari e i workshop fatti in questi giorni. E poi faremo scoprire loro la realtà rumena, che significa in primo luogo il territorio e l?ambiente. Ma anche la società rumena, che secondo noi è poco conosciuta in Italia, perché quello che sapete è solo quello che vedete attraverso la finestra dei migranti che vengono in Italia?.

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